Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: Lewis Hamilton è uno dei migliori piloti dell'intera storia della Formula 1, e quelli della Mercedes - nell'era turbo-ibrida - i più bravi di tutti. I più bravi e forse anche i più furbi, giacché da decenni la Formula 1 è anche e soprattutto abilità nello scovare e sfruttare al meglio le ormai proverbiali "zone grigie" del regolamento. Se poi l'abilità sta anche nell'accrescere il proprio peso politico, la stella a tre punte ha fatto decisamente en plein. Detto questo, le roboanti velleità di spettacolarizzazione delle corse con cui gli americani di Liberty Media hanno rilevato la commercializzazione della Formula 1 cozzano pesantemente con quella che è ormai una Formula Mercedes, che diviene Formula Hamilton vista l'inconsistenza di chi lo affianca. Anche per evidenti errori di valutazione.

Il blocco boomerang

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Ovvio che nessuno investe oltre quattro miliardi di dollari per un prodotto scontato, poco appassionante e gravato di ombre sempre più pesanti sulle interpretazioni regolamentari. Ed è certo che Chase Carey ed i suoi uomini abbiano programmi a medio-lungo termine ben precisi per arrivare all'obiettivo, come dimostrano le estenuanti trattative sul regolamento tecnico-sportivo per il nuovo Patto della Concordia post 2021. Nel frattempo, però, gli americani hanno fatto una scelta che si è rivelata sbagliatissima, pur dettata da questioni di razionalizzazione economica: il congelamento degli sviluppi per il 2020 e il 2021 ha letteralmente messo in freezer per due stagioni la Formula 1, quanto meno per quanto riguarda la lotta per la vittoria. E non saranno i duelli a metà schieramento o le forature all'ultimo giro ad aumentarne l'appetibilità.

Mercedes sul velluto

Detto e ribadito che a Brackley, negli anni, si sono dimostrati i più bravi di tutti - e non si dimentichi in proposito l'ingaggio dei vari Costa, Sassi, Allison, tutti licenziati dalla Ferrari - il blocco ha sostanzialmente steso un tappeto rosso al team che già partiva da un vantaggio tecnico invidiabile su tutti. Il che fa sicuramente gongolare i vertici di Stoccarda, che raccolgono un ritorno d'immagine evidente in uno dei periodi più difficili di sempre per i costruttori di auto di serie, ma certo non gli appassionati e presumibilmente nemmeno i padroni del vapore americani.

Formula Hamilton

E forse nemmeno Lewis Hamilton, che si vede spianata la strada per raggiungere Michael Schumacher a 7 titoli Mondiali e magari superarlo con l'ottava Iride, ma che oramai corre praticamente da solo. Proprio lui che ha sempre invocato concorrenza (e Rosberg ha dimostrato che si può battere) per ritrovarsi ora ad investire più energie nella campagna Black Lives Matter che non nel mettere in fila Valtteri Bottas e tutti gli altri, che beccano dal secondo in su in qualifica. Lewis si è fin qui guadagnato ampiamente la nomea di campionissimo, ma rischia seriamente di divenire il pilota più titolato di sempre anche per mancanza di avversari. "Rischia" perché nelle corse, si sa, nessuno ricorda granché i Mondiali vinti in solitaria. E' la competizione a lasciare il segno, come ci ricordano le spesso malevole uscite di Alonso e dello stesso Hamilton sui titoli vinti da Sebastian Vettel al volante dell'allora imbattibile Red Bull. Di Jenson Button, per dirne un'altra, si ricorda forse di più la stagione in cui fece più punti di Lewis al volante della medesima McLaren che non il titolo vinto sulla furbissima BrawnGp.

Il contenimento dei costi

Liberty Media ha fatto una scommessa basata sui deficitari conti dei team, puntando su un congelamento regolamentare per due anni che consentisse a tutti di restare aggrappati alla massima formula, compresi team come la Williams che erano con un piede e mezzo fuori. Missione compiuta, con l'effetto collaterale di avere congelato anche lo strapotere Mercedes, rendendo l'emiMondiale 2020 e l'intero (si spera) Mondiale 2021 una lunga transizione verso la rivoluzione regolamentare 2022. E un anno e mezzo di transizione, anche sui conti commerciali del Circus, potrebbe pesare non poco, neutralizzando il contenimento costi degli ultimi mesi. Non è un caso che gli stessi americani abbiano già dato il via libera per la trasmissione su Youtube di alcuni dei prossimi Gp. Il rischio di perdere audience è più che concreto.

La partenza del GP di Silverstone 2020, Formula 1, Getty Images

Credit Foto Getty Images

Dove sono i costruttori?

Senza dimenticare che un altro target di Liberty Media è l'attrazione di altri costruttori in F1 e l'ampliamento della griglia di partenza. Prospettiva che al momento nemmeno s'intravede. I motoristi sono rimasti quattro e quattro sembra resteranno; l'ingresso della Aston Martin, prossima Racing Point, è operazione più di facciata che di sostanza (i soldi continua a metterli Mr. Stroll e i motori la Mercedes), e Renault ridurrà l'impegno motorizzando solo il team ufficiale.

La debolezza della FIA

A tutto ciò si aggiunga una Federazione che non sembra in grado di tenere a bada la truppa, come un mossiere al palio di Siena. Ferrari è stata beccata e giustamente punita per il motore 2019 irregolare, ma ciò è accaduto solo grazie ad una "soffiata" dall'interno, col risultato che - secondo molte opinioni - l'azzoppata power unit di Maranello è forse l'unica "pulita" fra quelle in pista. Mentre Mercedes, tornando a bravura e peso politico, può permettersi di regalare la macchina 2019 a Racing Point (sul progetto nato dalle foto, nel Paddock, si fanno tutti una gran risata) dopo anni di test proibiti, oli potenziati, cerchi cestellati e diverse altre questioni archiviate con mano oggettivamente benevola. Qualcuno suggerisce persino che ad oggi, l'unico modo per la Ferrari per recuperare terreno, sarebbe quello di tirar fuori dei gran soldi per far parimenti "cantare" qualcuno al'interno della concorrenza, per esempio sulla curiosa progressione dei motori Mercedes (si parla ancora di sfruttamento dell'olio) che non è andata giù a tutti gli altri team. Basi fortemente instabili per quelli che erano e sono tutt'ora gli obiettivi degli americani. La Formula 1 è in pesante crisi di credibilità, e la FIA non sembra all'altezza della situazione. Chase Carey dovrà tenerne conto.

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