Un colore, il rosso, che gli appartiene da anni e che nessuna scuderia rivale oserebbe indossare oggi in un Gran Premio, per rispetto. Un emblema, il cavallino rampante nero su fondo giallo, come segno di forza, potenza e maestosità. Un popolo rosso, caloroso, invidiato, che nessun'altra squadra ha. Un covo, Monza, che trasuda storia in ogni angolo. E poi una vita che si fonde con quella della Formula 1. Sin dalle origini di questo sport nel 1950 la Ferrari è stata presente e ora è leggenda vivente. La sua storia è stata costruita sui simboli, sulle ispirazioni del suo fondatore Enzo Ferrari, sulle vittorie, le sconfitte, ma anche sulle tragedie e i segni del destino. Quel che è certo è che la Ferrari è storia e passione, un mito pazzesco, da celebrare. Facciamolo insieme, riviviamo la storia dal principio.

Rosso Ferrari, una storia nata per caso

Gilles Villeneuve (Ferrari)

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24/03/2021 A 10:52
La Ferrari ha corso più di 1.000 Gran Premi in F1, naturalmente è la scuderia che ne ha fatti di più. Ha attraversato il cambio di secolo e di millennio, superato vari cambiamenti tecnici, le lotte politiche sportive e le questioni economiche. Fondato nel 1929, il Cavallino Rampante è stato guidato per decenni dal carattere ostinato e sincero, ma soprattutto visionario, del suo fondatore di Modena Enzo Ferrari. In seguito alla morte del commendatore, la Ferrari è sopravvissuta, reinventandosi più volte attraverso straordinari successi e clamorosi fallimenti. Sempre, naturalmente, in rosso.
Oggi quando vediamo rosso pensiamo alle corse automobiliste e alle auto sportive. Come il bianco per gli elettrodomestici delle nostre case o il nero per i prodotti tecnici. Un simbolo intimamente legato al carattere sportivo, una pretesa di potere. "Il rosso è un colore orgoglioso, intriso di ambizione e assetato di potere, un colore che vuole essere visto e che è determinato a imporsi su tutti gli altri " - sintetizza Michel Pastoureau, storico specializzato nella simbologia dei colori. È ovvio, la Ferrari ha reso popolare il rosso attraverso più di sette decenni di eccezionale produzione GT e impegno in pista. Senza che questo fosse una sua scelta.
Tutto nasce dalla Gordon Bennett Cup, che dal 1900 al 1905 riunisce le varie nazioni con vetture dello stesso colore. All'Italia viene dato il rosso. Da questa competizione la Ferrari eredita questa identità e alla fine l'ha fatta propria. Qualcosa che è diventato naturale.

La passione per le corse

Italian entrepreneur and racing driver Enzo Ferrari reading a magazine. 1966

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Enzo Anselmo Ferrari già da bambino era destinato al mondo dell'automobile. Nasce il 18 febbraio 1898 ma viene iscritto due giorni dopo all'anagrafe a causa di una tempesta di neve. Il padre Alfredo era allora il capo dell'omonima Officina Meccanica Alfredo Ferrari, una piccola impresa di costruzione di passerelle e tetti per un'azienda ferroviaria, con un massimo di trenta dipendenti. Per diversificare la sua attività, punta anche alla manutenzione delle vetture ed è qui che Enzo coltiva la sua passione. Sempre in quel tempo il padre fa scoprire al figlio la magia delle corse all'età di 10 anni: era il 6 settembre 1908, sul circuito di Bologna. quando Felice Nazzaro vince la Coppa Florio sulla sua FIAT 130 HP Grand Prix davanti al piccolo Enzo. Successivamente il commendatore dirà che quel giorno ha capito di voler diventare un pilota professionista.
Enzo non è adatto gli studi, sogna di fare il cantante lirico ma preferisce la meccanica appresa sul lavoro nella bottega del padre. Ha tempo per ritagliarsi un futuro in questa ricca famiglia, una delle prime a possedere un'auto, una De Dion-Bouton. Purtroppo l'adolescenza finisce drasticamente ed è costretto a farsi uomo. Scoppia la prima guerra mondiale e poi le tragedie nel 1916: il padre Alfredo muore di polmonite e il fratello maggiore, paramedico al fronte, se ne va colto da un brutto male.

Pilota Alfa Romeo, una prima consacrazione

Ora solo con la madre in casa non ha altra scelta che abbandonare gli studi per trovare un lavoro, naturalmente in una officina. Tuttavia, i suoi obblighi militari lo raggiungono a tutta velocità. In questo contesto di disgrazie è pure colpito dalla pandemia influenzale di "spagnola", da cui però guarisce.
Ha carattere e una predisposizione al lavoro che è ovvia. Dalla Grande Guerra torna con una lettera di raccomandazione che lui considera decisiva per l'adesione alla FIAT. Ma il gigante dell'industria "non può offrire un lavoro a tutti i veterani di guerra". E così viene rimbalzato dalla casa italiana.
L'obbligo di riprendersi però lo spinge a cercare lavoro sempre nei pressi di Torino, dove le officine Giovannoni gli affidano la consegna del telaio nudo di vecchi furgoni militari ad una carrozzeria di Milano. Il lavoro è ingrato, ma su queste strade tra Piemonte e Lombardia diventa un guidatore esperto e sente che il pilota che si è ripromesso di diventare non è lontano dal rivelarsi.

Enzo Ferrari

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Uno dei suoi parenti - Ugo Sivocci - lo porta finalmente alla National Mechanical Constructions (CMN), un'azienda di produzione di vetture dell'epoca. Enzo Ferrari segue da vicino i test della versione sportiva del 15-20HP e ne acquisisce addirittura un esemplare. Siamo nel 1919, la Grande Guerra è finita e le gare riprendono. Ha 21 anni e niente può deviarlo dal suo cammino, anche se con scarsi risultati iniziali. Dopo poche corse decide di abbandonare la CMN e correre con un'Alfa Romeo. I risultati iniziano ad arrivare: secondo posto alla Targa Florio nel 1920 e nel 1921. Ormai è a tutti gli effetti un pilota e l'Alfa Romeo decide di farlo entrare nel team ufficiale dei suoi piloti.

Il Cavallino Rampante e la nascita della Scuderia

In 12 anni di carriera il Modenese raccoglierà 9 vittorie in 39 partecipazioni. Una di queste, datata 1923, sarà più importante delle altre. Sul circuito del Savio, vicino a Ravenna, il 17 giugno conosce il conte Enrico e la contessa Paola Baracca, genitori del compianto aviatore Francesco Baracca, salito agli onori della cronaca per aver abbattuto in guerra cinque velivoli in combattimento e morto sul campo di onore. Paola consegna ad Enzo il simbolo che l'aviatore portava sulla parte anteriore dell'aereo: un cavallino rampante.
"Enzo, metti sulle tue macchine il cavallino rampante di mio figlio. Ti porterà fortuna" , chiede la contessa. Enzo Ferrari, impressionato e commosso, conserverà per tanti anni a casa sua una foto dell'eroe in posa orgoglioso davanti al suo velivolo con un cavallino rampante nero su sfondo bianco raffigurato. L'animale era nero su sfondo bianco perché, durante la prima guerra mondiale, lo squadrone di cui faceva parte Francesco Baracca era annesso ad un reggimento di cavalleria fondato da Vittorio Amedeo II di Savoia, che ne aveva fatto il suo emblema. Alla fine lo sceglie come stemma della Scuderia nel 1932, ma pone però l'animale su uno sfondo giallo, colore di Modena.

Ferrari Cavallino Rampante - GP of Italy 2015

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Continua a correre Enzo, ma sa che prima o poi il laborioso pilota si farà da parte per qualcosa di diverso: diventare capo di scuderia. Paradossalmente questa opportunità si presenta in mezzo alla crisi borsistica e finanziaria, durante una cena offerta dall'Automobile Club di Bologna. La Scuderia Ferrari nasce "da un'idea spontanea durante un pasto a Bologna nel 1929 - spiega nelle sue memorie - I miei primi soci furono due fratelli, commercianti di canapa, Augusto e Alfredo Caniato, oltre a Mario Tadini" - il miglior pilota del momento.
Durante questa tavola rotonda di domenica 16 novembre, riesce a convincere diverse persone ad investire su questo progetto. Raccoglie 200mila lire e la Società anonima Scuderia Ferrari diventa realtà il 20 novembre, con il sostegno finanziario (10.000 lire), tecnico (nello specifico le vetture) e logistico dell'Alfa Romeo. Oltre alle 5.000 lire che Pirelli aggiunge. In pratica Enzo e la Ferrari gestiscono le corse dell'Alfa Romeo.

Tazio Nuvolari pilota del cuore

Vanderbilt Cup Auto Race Roosevelt Speedway, Long Island - Italian driver Tazio Nuvolari zooms ahead in his Alfa Romeo 12C-36

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È un'avventura che inizia, guidata dalla passione di una vita. A farla da cornice è Modena, precisamente via Trento e Trieste. E se Alfredo Caniato è il presidente, tutti sanno che Enzo Ferrari è il direttore generale e la gestisce quotidianamente. E sta già orientando il futuro, avanzando il nome di Felice Trossi, più vicino alle sue idee, in sostituzione dell'effimero e dimesso Caniato. Successivamente Enzo Ferrari sceglie Gioacchino Colombo come direttore tecnico, mentre lui rimane sempre direttore generale. Presidente lo diventerà molto dopo.
Il team Alfa Romeo muove così i primi passi sotto la bandiera della Scuderia ed Enzo Ferrari decide di lasciare il volante nel 1931 subito dopo la nascita del figlio Dino. Sulle piste qualche successo arriva, ma la morte di Giuseppe Campari, il 10 settembre 1933 a Monza, provoca un brutto colpo al commendatore. Giuseppe Campari era un cantante lirico e per questo ammirato da Enzo Ferrari, ma soprattutto era uno dei migliori piloti del momento, da tanti anni in Alfa Romeo. Ma il tecnico modenese non si abbatte e dà prova delle sue risorse arruolando Tazio Nuvolari, semplicemente il migliore e per il quale ha una sorta di venerazione. Tazio non delude le aspettative: batte al Gran Premio di Germania del 1935 la Mercedes-Benz e l'Auto Union, formidabile sotto ogni punto di vista grazie soprattutto ai potenti sostegni economici di Adolf Hitler e della sua propaganda.

Il dodici cilindri, il motore da sogno

Senza i mezzi delle organizzazioni tedesche, la Scuderia si comporta comunque un gran bene, vincendo più della metà delle gare a cui prende parte negli anni '30. La Ferrari si reinventa grazie al suo tuttofare Gioacchino Colombo, la cui Tipo 158 del 1937 è una meraviglia. Ma Enzo Ferrari non vivrà l'avvento di questa macchina nel modo più felice: recatosi a Milano per sponsorizzare il servizio Alfa Corse Competition, entra in conflitto con l'ingegner Wilfried Ricart di Alfa Romeo e viene messo fuori azienda, con il divieto di quattro anni, sotto lauto pagamento, di creare automobili a suo nome.
Enzo non si arrende. Mentre la guerra devasta l'Europa, Ferrari si trasferisce nel 1943 su un terreno di sua proprietà a Maranello. Non appena ha l'autorizzazione legale il produttore avvia un'attività di manutenzione di motori aeronautici impiegando ben 160 persone. Il richiamo alle corse però è forte e così ricontatta Gioacchino Colombo chiedendogli di lavorare con lui. I due uomini concordarono nell'agosto del 1945 di creare un V12 da 1,5 litri, il miglior motore per adattarsi alla prima Ferrari da competizione, la Tipo 125 del 1947.
"Avevo sempre sognato un dodici cilindri e avevo conservato nella mia memoria l'immagine di una vecchia Packard con quel motore che aveva corso a Indianapolis nel 1914, ricordo anche di una Delage che era arrivata seconda a Lione nel 1924 sempre col 12 cilindri. Il suono mi è sempre piaciuto, ma ormai non ne esistevano quasi più al mondo. Solo un'azienda al mondo lo produceva ancora. Questa cosa mi ha stimolato ed è diventata una sfida per me. Pochi anni dopo, anche Packard ha rinunciato al suo 12 cilindri e sono diventato l'unico al mondo a realizzare tali motori".

La rivalità con Alfa

La parte industriale della sua azienda, Ferrari Automobili, ha appena visto la luce e questo V12 è il suo fiore all'occhiello, utilizzabile nei Gran Premi oltre che sulle vetture sportive. La Ferrari 125S debutta nel mondo delle corse l'11 maggio 1947 a Piacenza, ma il pilota Franco Cortese si deve ritirare a due giri dalla fine per un problema tecnico. Ma due settimane dopo arriva il trionfo a Roma e Cortese diventa primo vincitore di una vera Ferrari, non di una Alfa Romeo gestita dal team guidato da Enzo Ferrari.
Il futuro sembra promettente, soprattutto perché la Commissione Sportiva Internazionale ha redatto i regolamenti per la futura Formula 1. Sarà necessario avere un motore da 1,5 litri compresso o 4,5 litri atmosferico per competere nel primo Campionato del mondo nel 1950. Per Ferrari, è sufficiente aggiungere un compressore al V12.
La Scuderia è pronta a confrontarsi con l'Alfa Romeo in Formula 1. La casa milanese e la sua 158 restano il punto di riferimento, tuttavia il destino interviene e tra il '48 e il '49 i piloti Alfa Romeo sono vittime di diversi incidenti, che ne minano la competitività. L'Alfa quindi lascia il campo aperto per una stagione al suo rivale Ferrari, ed è in questo vuoto che Alberto Ascari, primo pilota Alfa Romeo, si precipita ad offrire i suoi servizi per la scuderia di Maranello, portandola alla vittoria nel 1949 in Svizzera.

Alberto Ascari (Alfa Romeo) - GP of Monaco 1955

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Prima Formula 2, poi F1

Enzo Ferrari decide di non partecipare al battesimo della F1 il 13 maggio 1950 a Silverstone, preferisce la gara di Formula 2 a Mons, in Belgio, sembra per questione di montepremi, più alto in quella gara nella serie cadetta. L'ingresso in Formula 1 avviene a Monaco, il 21 maggio, dove arriva un podio con Ascari. Il primo anno in F1 però è mediocre, per vedere un pilota Ferrari sul gradino più alto di un podio bisogna aspettare l'anno successivo, con l'argentino José Froilan Gonzalez trionfante a Silverstone. Oramai l'epoca di collaborazione con Alfa Romeo è chiusa, la Ferrari vince ad alti livelli anche da sola.

La Ferrari debutta in F1 il 21 maggio 1950

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Il primo titolo mondiale arriva nel 1952 con Alberto Ascari. Poi subito la prima crisi della Formula 1: i costi elevati e i regolamenti complessi portano le case automobilistiche a privilegiare la Formula 2. Alfa Romeo si ritira dalla classe regina, Cooper non vuole entrare e preferisce la serie cadetta. Così si decide di unificare le categorie per qualche tempo, in modo da avere tante vetture al via.

Fangio, so che sei caro, ma abbiamo bisogno di te!

Passata la crisi regolamentare, la Ferrari diventa il punto di riferimento della nuova Formula 1: il suo nuovo motore Tipo 500 Formula 2 è una bomba e Alberto Ascari conquista 11 vittorie in 15 Gran Premi tra il 1952 e 1953. Successivamente però la musica cambia. La Ferrari è dominata nel 1954 e 1955 dalla Mercedes, dai suoi enormi mezzi, dalle sue Frecce d'Argento e dal suo imperiale Juan Manuel Fangio. Ma un'altra tragedia è alle porte: alla 24 Ore di Le Mans, la Mercedes del francese Pierre Levegh vola letteralmente sulla tribuna, provocando 85 morti. Lo shock è immenso e la Mercedes non ha il coraggio di continuare l'avventura negli sport motoristici. Rientrerà tanti anni dopo in F1, ma questa è tutta un'altra storia.

Enzo Ferrari, Juan Manuel Fangio, Grand Prix of Italy, Monza, 02 September 1956. Enzo Ferrari and Juan Manuel Fangio

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La Ferrari recupera così il tre volte campione del mondo e vince il mondiale. "Fangio, so che sei caro, ma ho bisogno di te!" Dice Enzo al campione al telefono. Neanche il tempo di festeggiare il titolo del 1956 che arriva subito divorzio dall'argentino, accasatosi in Maserati. Sempre in quell'anno succede un'altra cosa che, nel tempo, avrà notevoli sviluppi: le Rosse del 1956 sono "comprate". Ferrari ha ereditato sei Lancia D50, appartenenti a un marchio momentaneamente in bancarotta. Viene trovato un accordo di vendita tra la Scuderia e Lancia, quindi Fiat, ed è la prima collaborazione di una lunga serie. Il marchio torinese si lega quindi al team di Maranello, decide anche di investire diversi soldi, sperando che la Ferrari brilli.
Dopo un 1957 difficile, si torna a sorridere con il titolo di Mike Hawthorn nel 1958. Poi è tempo di nuovi cambiamenti. Si assiste alla rivoluzione, per lo più tecnica. E Ferrari è indietro. Cooper sposta il motore sul retro della vettura e stravince nel 1959 con Jack Brabham. Enzo non crede al progresso e decide di rimanere sulle sue idee, perdendo tempo prezioso. Solo nel 1961 si convincerà del cambio e la Rossa tornerà alla vittoria con Hill. Intanto è già passato il primo decennio. Si è visto il trionfo di Alfa Romeo, di Maserati, di Mercedes e infine di Cooper, oltre che naturalmente di Ferrari. Ma le altre case automobilistiche vanno e vengono dal Circus, la Rossa no. Questo sarà il leit motiv di tutta la storia in F1 del Cavallino Rampante, continuerà nelle prossime puntate.
FONTE: Articolo di Stephane Vrignaud

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