Il fondo, si spera, è stato toccato. Vedere le Ferrari lottare, e faticare, con McLaren, Renault, Alpha Tauri poteva far male; ma vederle arrancare a fondo gruppo con Alfa Romeo e Haas è del tutto disarmante, un cupio dissolvi che sembra inghiottire tutti e tutto dentro il team di Maranello, molto al di là di qualunque pianificazione a medio-lungo termine. Troppo brutta per essere vera, la Ferrari vista a Spa. Si sono affannati a sottolinearlo in nel team e dintorni, adombrando peculiari difficoltà di setup sulle Ardenne. Ipotesi possibile, ma che cozza con una realtà oggettiva.

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Spa parentesi nera nella mediocrità?

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Non sono infatti mancate le voci di area ferrarista che hanno puntato il dito sul week end anomalo, evidenziando come troppo differente fosse la prestazione rispetto a Renault e McLaren in primis nel confronto con le altre gare. E le difficoltà nello sfruttare l'unico valore aggiunto della SF1000 - la gentilezza sulle gomme - neutralizzata dalle temperature basse, confermano come l'aggiunta di questo decisivo fattore abbia peggiorato le già critiche prestazioni della macchina, che si è ritrovata a lottare, soccombendo pure, coi team clienti che motorizza. L'immagine plastica del fondo. Dunque Spa come una parentesi tragica nel 2020 già drammatico.

Mancano sviluppi

Come accennato, tuttavia, se a Spa è andata peggio del dovuto, due paradigmi restano chiari: che la SF1000 è un progetto nato male anche al di là della mancanza di cavalli nella power unit, e che in assenza di sviluppi quelle come il Gp del Belgio possono anche essere delle parentesi particolarmente amare, ma che rischiano di ripetersi. Perché mentre Maranello ha portato qualche correzione in Austria e poi sostanzialmente più nulla, gli altri stanno proseguendo nello sviluppo delle vetture, con tutto il peso che ciò può comportare sul resto della stagione.

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Lo spettro delle gare italiane

E qui si innesta la questione relativa alla programmazione, con l'obiettivo spostato sul 2022 e su quanto si possa salvare di questa disgraziata SF1000 per il 2021. Il 2020 è sostanzialmente sacrificato, e la mancanza di sviluppi vista fino ad ora ne è la prova. Tuttavia dopo l'incubo Spa arrivano le gare italiane, Monza prima e la passerella per la gara numero 1000 al Mugello poi. Con l'incubo di finire tritati nei dì di festa. E allora qualcosa dalla fabbrica dovrà arrivare. Quanto meno per poter scegliere quanto e come scaricare le ali mantenendo una stabilità accettabile della monoposto, cosa che non è stata possibile in Belgio costringendo la squadra a caricare l'aerodinamica coi risultati che si son visti. Un pacchetto di novità aerodinamiche che consentano di ripensare il setup aerodiamico a caccia di velocità, viste le piste. Se non per Monza, almeno per Mugello e Imola.

Stallo Wolff-Mercedes

Intanto, visto il poco da dire sulle gare, nel paddock si inizia a guardare con sospetto il fatto che Toto Wolff, e con lui Lewis Hamilton, non abbia ancora firmato il rinnovo di contratto con Mercedes. Dove paradossalmente è il solo Valtteri Bottas ad aver già messo nero su bianco. Aziendalmente, commercialmente e dunque realisticamente, non ci sono ragioni per cui il rapporto fra il manager e la casa di Stoccarda non debba proseguire, ma il ritardo è sospetto e qualche ipotesi inizia a circolare.

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Obiettivo Maranello?


Per Hamilton pare che la discussione verta soprattutto sulla durata, 2022 o eventualmente oltre. Per Wolff la questione è più complessa, e include le ambizioni personali di Toto. Dentro l'azienda, ma non necessariamente. Come del resto dimostrano le mire sul governo della Formula 1, frustrate dal no della Ferrari nella persona di Mattia Binotto. Wolff l'ha presa molto sul personale, e qualcuno inizia a lasciar intendere come l'idea di far cacciare Binotto dalla Ferrari e prenderne il posto per guidare il rilancio potrebbe essere la sua attuale ambizione più stuzzicante. Proprio nel momento in cui alla Ferrari, guidata dal finanziere John Elkann e dall'uomo Philip Morris Camilleri, viene a mancare un vero uomo di corse.

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