Dopo due doppiette Mercedes, pur concretizzatesi in condizioni opposte fra Melbourne e Sakhir, la Ferrari ha assoluta necessità di cogliere la prima vittoria stagionale. Shanghai, dove domenica (ore 08.10) si corre il Gp della Cina, è l'occasione giusta per rimettere la SF90 in carreggiata per la corsa al titolo 2019 a dispetto di una tradizione non così favorevole. Perché al pari di Sakhir è un tracciato liscio e tecnicamente esigente per quanto concerne trazione e velocità; perché ha diverse curve veloci che avevano esaltato la rossa nei test di Montmelò; e perché in Oriente sbarcherà un Charles Leclerc carico a mille dopo la vittoria sfumata in Bahrain e l'autentica 'febbre Leclerc' che è esplosa intorno a lui in queste due settimane. Tanto che a Maranello, il vero problema, è non 'perdere' un Sebastian Vettel in crisi tecnica e psicologica, per cui Shanghai può rappresentare davvero un bivio stagionale e di carriera.
StagioneVincitoreScuderia
2018Daniel RicciardoRed Bull
2017Lewis HamiltonMercedes
2016Nico RosbergMercedes
2015Lewis HamiltonMercedes
2014Lewis HamiltonMercedes
2013Fernando AlonsoFerrari
*L'ultima vittoria Ferrari in Cina è datata 2013 con Fernando Alonso. Da quel momento in poi, è stato un dominio Mercedes e Red Bull.
GP Cina
Vettel: "Se in Cina la fortuna ci assiste, è la volta buona"
09/04/2019 ALLE 12:40

Tra incudine e martello

E qui è forse anche ora di uscire dall'equivoco: fin dal suo sbarco a Maranello, Sebastian è stato considerato urbi et orbi l'erede di Schumacher. Ma Vettel non è Schumacher, come ha subito compreso a suo tempo Sergio Marchionne definendolo "tedesco dal sangue latino". Sebastian è pilota vincente e velocissimo quando tutte le condizioni si allineano, ovvero: la miglior macchina, la totale fiducia del team ed un compagno di squadra mansueto. Segnali di una tenuta psicologica precaria si erano già avuti - la ruotata ad Hamilton a Baku 2017, gli errori a Le Castellet e ancora Baku 2018 - ma è stata Hockenheim la vera 'sliding door' del tedesco, un errore che lo ha fatto precipitare in una crisi tale per cui non riesce ad uscire vincitore da un corpo a corpo che sia uno con Lewis Hamilton. Ed ora, oltre all'incudine dell'inglese, si ritrova ad avere a che fare anche col martello Leclerc, come forse temeva allorché caldeggiava la permanenza di Raikkonen in rosso.

Michael Schumacher e Sebastian Vettel

Credit Foto Imago

Recuperare Vettel

L'umore di gran parte degli appassionati e del popolo ferrarista è chiaro: puntare tutto e subito su Leclerc e scaricare Vettel. Il che è comprensibile sul piano emozionale - Charles ragazzino velocissimo e allevato in casa, Sebastian 'sopravvalutato strapagato' su cui scaricare i fallimenti di Maranello degli ultimi due anni - ma molto meno su quello pratico. Perché non è il caso, dopo una stagione e due gare soltanto, di caricare Charles di tutto il peso delle aspettative Ferrari. E perché sarebbe stupido giocarsi Sebastian con diciannove gare ancora da disputare e la coppia Mercedes che macina punti ogni volta che ne è in condizione. Vettel va recuperato alla causa perché serve alla Ferrari, punto. Ora è facile e pure legittimo addossargli tutte le colpe del caso, ma stiamo pur sempre parlando, oltre che di un quattro volte campione del mondo, del pilota che ad oggi - dopo Michael Schumacher e Niki Lauda - ha conquistato il più alto numero di vittorie con la tuta rossa del Cavallino insieme ad Ascari.

Sebastian Vettel, Ferrari, 2018

Credit Foto Getty Images

Meglio azzerare le gerarchie?

In una situazione del genere, sta a Mattia Binotto gestire al meglio la relazione fra i due. Si è scelto di partire con l'investitura di prima guida per Sebastian, proprio per proteggerlo rispetto ai tanti errori dello scorso anno e dal prevedibile impeto di Leclerc, e la scelta pareva tutto sommato assennata. Ora però la sensazione è che Vettel abbia bisogno dell'esatto contrario: essere deresponsabilizzato, spegnere il cervello e divertirsi al volante della SF90, alleggerito dal ruolo di anti-Hamilton e restituito al talento puro. Serve spensieratezza, e forse azzerare le gerarchie interne potrebbe essere ora la scelta maggiormente funzionale. Un classico attacco a due punte, chi è più veloce sta davanti, al netto ovviamente di inutili e pericolose battaglie fratricide. Vettel potrebbe tornare a pensare solo ad essere più veloce possibile, senza carichi ulteriori, e Leclerc non avrebbe limitazioni di sorta.

Ora o mai più

Fatto sta che Shanghai, per Vettel, diventa un vero e proprio crocevia. Stagionale e non solo. A nessuno serve una vittoria quanto a lui per rilanciarsi nel Mondiale, recuperare il credito perduto e soprattutto ritrovare fiducia in se stesso. Le condizioni ci sono tutte: la pista gli piace, la SF90 è veloce e in Cina vanta un'esperienza ed una conoscenza del tracciato molto maggiore rispetto a Leclerc, che ci ha corso solo lo scorso anno con l'Alfa Romeo. Può e deve cercare di vincere, o quanto meno dare un segnale forte. Finisse ancora alle spalle del compagno, sarebbe davvero difficile rimettere le cose a posto. E non solo per l'anno in corso.
Formula 1
L'addio di Sainz a Binotto: "Un piacere lavorare al tuo fianco"
30/11/2022 ALLE 10:58
Formula 1
🏎 Ferrari, in F1 la stabilità paga: Binotto va aiutato, non rimosso
21/11/2022 ALLE 08:49