La vittoria sfumata di Leclerc in Bahrein, il week end che aveva quanto meno restituito certezze tecniche e prestazionali, è già uno sbiadito ricordo. La Ferrari SF90 è un enigma, che in Cina ha nuovamente precipitato squadra e piloti nell'incertezza e fatto emergere tensioni che rischiano di rendere ancora più ripida la salita scandita da una Mercedes che, al contrario, incassa la terza doppietta su tre piste molto diverse fra loro ed ha già preso il largo nelle due classifiche. Vettel, Leclerc e Binotto ripetono che la macchina ha un potenziale superiore a ciò che si è visto fin qui, ma se così è occorre trovare velocemente il modo di estrarlo. Perché la realtà dice che in due occasioni su tre la rossa si è trovata a lottare con la Red Bull invece che con la Mercedes, e questo non è rassicurante con le gare europee alle porte.

Enigma tecnico

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Se a Maranello vedono un potenziale ancora inespresso nella SF90, in pista la macchina ha dato risposte così poco lineari da rappresentare un vero enigma tecnico. Nei test a Montmelò pareva agli occhi di tutti perfetta per rapporto potenza/guidabilità, a Melbourne è andata in crisi ma l'unicità del circuito ha messo in ghiacciaia ogni valutazione, in Bahrein è stata competitiva e potenzialmente vincente salvo affidabilità, ed in Cina si è scoperta veloce sul dritto ma critica sulle curve veloci, laddove le estremizzazioni aerodinamiche in fase di progetto avrebbero dovuto o voluto renderla più forte. Difficile davvero valutare una tale varietà di punti forti e problemi. Se la SF90 va davvero forte solo su circuiti veloci o 'stop and go', i punti a disposizione rischiano di essere pochi per lottare fino in fondo per il titolo. Specie se dall'altra parte della barricata c'è una Mercedes in grado di fare bottino pieno su tre piste tecnicamente assai diverse fra loro, mostrando una consistenza ed una sostanziale adattabilità alle diverse condizioni che fanno la differenza in classifica.
Il rendimento di Sebastian Vettel nei primi 3 GP dal 2009 ad oggi: per podi e vittorie conquistate, è il peggior avvio di stagione dal suo avvento in Ferrari
AnnoScuderia Vittorie PodiPunti
2009Red Bull1125
2010Red Bull1137
2011Red Bull2368
2012Red Bull0128
2013Red Bull1252
2014Red Bull0123
2015Ferrari1355
2016Ferrari0233
2017Ferrari2368
2018Ferrari2254
2019Ferrari0137

Telaio sotto accusa

Dato per assodato che il motore è ad oggi l'unico vero valore aggiunto, sotto accusa a Maranello c'è il telaio. Vettel ne ha accennato in diverse occasioni, a Shanghai erano proprio i settori misti a penalizzare i ferraristi, e del resto una semplice comparazione col 2018 evidenzia come il distacco fra Mercedes e Red Bull sia sostanzialmente invariato, mentre è la Ferrari ad avere un'altalena prestazionale che a volte le permette di sfidare le frecce d'argento, altre la riduce a difendersi dai 'bibitari'. Qualcuno ipotizza che il problema stia nell'inedita ala anteriore, concettualmente opposta alle altre nella gestione dei flussi d'aria, altri insistono sulla difficoltà di taratura del sistema sospensivo e dell'effetto rake. Certo c'è da sperare che si tratti di necessità di affinamenti e sviluppi, perché se fosse 'sbagliato' il progetto aerodinamico sarebbe arduo rimediare.

Errori e tensioni

In tutto ciò, non sfugge come la squadra accusi la tensione scaturita dalle criticità tecniche. Dopo aver bruciato un set di gomme in Q2 con Vettel in Bahrein, lo stesso errore è stato fatto in Cina con Leclerc, e pure le scelte strategiche in gara appaiono figlie di poca lucidità. Il cambio di posizione a inizio gara, giusto o sbagliato che fosse, è stato intempestivo, quando le gomme di Vettel erano ormai compromesse dall'aver seguito da vicino Charles.
E la chiamata ai box ritardata del monegasco ha fatto sorridere la Red Bull di Verstappen, col corollario di messaggi radio che denotano un clima diverso da quello che i piloti raccontano ai microfoni. Ora più che mai, rientrati dall'Oriente, sarà importante il lavoro in fabbrica: va capito assolutamente come intervenire sul telaio e rendere la macchina ovunque prestazionale come in Bahrein. O le velleità di inizio anno dovranno essere riposte con troppo anticipo per chiamarsi Ferrari.
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