Una Formula 1 così non la trovate neppure nel Drive to Survive di Netflix. È qualcosa che va oltre perché qui nessuno sta recitando. È un duello vero, un duello entusiasmante e incredibilmente pulito. Charles Leclerc e Max Verstappen hanno giocato di fioretto e di furbizia, senza però risparmiarsi. Nessun sgambetto, nessun intervento da cartellino giallo.
Al massimo Max si è permesso di buttare lì qualche messaggio radio “Hamilton Style” insinuando cose che la direzione di corsa ha giustamente ignorato. Giochi di parole, pressione psicologica. Fa parte del gioco. La lealtà tra i due nuovi rivali sembra essere il motivo di fondo di questo campionato 2022, ma la domanda che viene spontanea dopo due gare fantastiche è: fino a quando durerà?
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Anche Charles e Max diventeranno come i Max e Lewis dello scorso anno o come i Senna e Prost degli anni Ottanta? Charles e Max si conoscono fin da bambini, hanno cominciato a sfidarsi con i kart, non si sono mai stati troppo simpatici perché arrivavano da due mondi diversi, da due percorsi opposti. Uno figlio di papà, l’altro suddito di Montecarlo ma senza capitali per costruirsi una carriera. Max è un pilota costruito quasi in provetta dai suoi genitori, Charles è un pilota che ha costruito tutto attorno al suo talento.
Sono due campioni enormi che finora si sono scambiati solo complimenti, ma siamo sicuri che quando il traguardo finale di avvicinerà, andranno avanti a scambiarsi colpi di fioretto e non passeranno alla clava? Non c’è da scommetterci troppo. La storia della Formula 1 è piena di migliori amici che dopo una battaglia in pista si sono tolti il saluto. Non ci sarebbe da sorprendersi se prima o poi finisse a sportellate. L’impressione è che la battaglia possa essere meno cruenta di un anno fa quando tra Hamilton e Verstappen c’era anche una guerra generazionale e tra i due team manager una rivalità decisamente sopra le righe, quasi personale.
Max e Charles sono della stessa generazione di fenomeni e sapevano che prima o poi sarebbero fini a lottare per il titolo, abitano a Montecarlo, non si frequentano ma in fin dei conti si stimano. Vedremo presto se basterà a tenere il combattimento sopra la cintura. In più tra Mattia Binotto e Chris Horner non c’è quell’antipatia di base che c’era tra il team manager Red Bull e Toto Wolff: non dovrebbero soffiare sul fuoco come accadde un anno fa, anche se Mattia non perde occasione di sottolineare come quest’anno sia indispensabile controllare il budget cap per evitare che qualcuno spenda più degli altri. E quando lo dice non ce l’ha certo con Alpine o McLaren, ma con Mercedes e Red Bull. Insomma la battaglia è appena cominciata (2 gare su 23), ma le premesse perché possa diventare una stagione indimenticabile ci sono tutte.

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