La Formula 1 in pieno delirio di onnipotenza esce dal Gran Premio del Centenario di Monza con molti temi su cui ragionare. Se dal punto di vista sportivo tutto procede con regolarità, ottava pole di Leclerc e undicesima vittoria di Verstappen, dal punto di vista dell’immagine a Monza si è quasi toccato il fondo anche se rispetto allo scorso anno almeno questa volta la gaffe del direttore di corsa non ha deciso la gara. A Monza, in un fine settimana stracolmo di passione nonostante biglietti carissimi e servizi inadeguati per gli spettatori, la Formula 1 ha ingranato la retromarcia.
Lo sport più tecnologico che c’è non può permettersi di non ufficializzare lo schieramento di partenza della gara fino a tarda serata (il comunicato ufficiale è arrivato molto dopo le 21). Va bene che c’erano tante penalizzazioni da calcolare, ma davvero non c’è sport che dà il risultato quattro ore dopo la fine dell’evento. La proceduta va rivista e snellita. Il finale del Gran premio d’Italia dietro Safety Car è qualcosa che non si può vedere.
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È vero che sono state rispettate le regole, ma in quelle regole c’è un margine di movimento per usare il buon senso. Invece è stato ripetuto un errore simile a quello dello scorso anno ad Abu Dhabi. Almeno questa volta ha vinto chi lo meritava, perché è indubbio che Max meritasse il successo (aveva più di 17” di vantaggio su Leclerc) prima dell’intervento della Safety.

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