Non si può certo dire che in casa Ferrari si siano fatti mancare i rimpianti in questa fase finale di Mondiale 2017. Se il botto in partenza a Singapore aveva regalato a Lewis Hamilton un clamoroso ed inatteso bonus su una pista perfetta per la rossa, il week end in Malesia ha lasciato la bocca non meno amara agli uomini di Maranello, traditi dall'affidabilità dopo un venerdì che aveva riacceso le speranze di rimonta su Lewis. L'unica rimonta possibile per Sebastian Vettel è stata invece quella dal fondo della griglia fino al 4° posto, con un ritmo che indica come, in condizioni normali, la Ferrari avrebbe non vinto bensì stravinto questa gara. Così, due corse che avrebbero potuto e dovuto ricacciare Hamilton e la Mercedes nel ruolo di inseguitori senza più margine d'errore, si sono trasformate in un tappeto rosso srotolato verso il quarto titolo per l'anglo-caraibico, al solito bravo a massimizzare il risultato rispetto al compagno di squadra ed alle ritrovate Red Bull.

Ferrari, il prezzo più alto nel momento migliore

GP Malesia
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01/10/2017 A 09:33
Dall'altra parte ovviamente aumentano i rimpianti per la Ferrari, che paradossalmente vede sfumare il Mondiale proprio nel momento di massima performanza della SF70-H. I problemi Kuala Lumpur sembrano essere entrambi legati alla parte turbo della power unit; non la turbina in sé, quanto i condotti di compressione. Un problema non così comune su unità come quelle utilizzate in Formula 1, sufficiente però a distruggere la qualifica di Sebastian il sabato e appiedare Kimi ancor prima del semaforo verde domenica. Problemi che peraltro non hanno nulla a che fare con le diverse turbine già cambiate dai tenici ferraristi nell'arco della stagione, ma che nel momento clou hanno avuto un peso decisivo. La sfida tecnica fra Brackeley e Maranello è stata ad altissima tensione per tutto l'anno, e quando si spinge al limite l'affidabilità è sempre un'incognita. E' però evidente come le sostituzioni del cambio effettuate da Mercedes in passato abbiano pesato meno sulle classifiche rispetto ai problemi al turbo avuti qui dalla rossa. Certo, Maurizio Arrivabene e i suoi uomini lasciano la Malesia con la certezza di avere ora la miglior macchina del lotto, soprattutto quando fa tanto caldo e la Mercedes fatica sulle gomme. Ma ciò , se da un lato lascia qualche speranza per le ultime cinque gare (vincendole tutte Seb sarebbe comunque campione), dall'altra aumenta i rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato.

Red Bull crescita costante

E a proposito di sviluppo, quanto e più della Ferrari è cresciuta la Red Bull, che come nel 2016 ha trovato nel finale di stagione il modo di estrarre tutto il potenziale dalla propria macchina. Lo si era intuito a Monza, nonostante le penalizzazioni, e lo si è visto qui, con le macchine dei 'bibitari' in grado di attaccare e superare le Mercedes anche sul dritto. Il resto ce lo ha messo un grande Max Verstappen, bravo in qualifica e sontuoso in gara nel battere Hamilton. La sfida a due Ferrari-Mercedes diventerà con tutta probabilità sfida a tre su tutte le ultime cinque piste. E chissà che la circostanza non possa contribuire a mischiare ulteriormente le carte, in un finale di stagione in cui Lewis Hamilton potrà vestire i panni del controllore.

Verso il Giappone

Archiviati con successo i due Gp in cui aveva messo in conto di soffrire di più, la Mercedes guarda infatti al prossimo Gp del Giappone con l'idea di chiudere i conti su un tracciato che si addice all'efficienza aerodinamica della W08. Soprattutto se farà fresco, visti i problemi evidenziati ancora qui in Malesia dalla macchina in condizioni di caldo estremo, dove le gomme vanno in sofferenza. Una cosa è certa: se a Singapore Hamilton era il più felice dello scroscio d'acqua che ha sorpreso tutti prima del semaforo verde, d'ora in poi il mago della pioggia vorrà gare asciutte e con meno variabili possibili. Forza dei numeri.
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