"I neri non vincono, mi dicevano così. Ora cerco di essere un esempio per i ragazzi come me. Il mio futuro in Formula 1? Non mi fermo qui". Sono questi i passaggi più significativi della lunga intervista esclusiva rilasciata alla Gazzetta dello Sport attraverso la quale Lewis Hamilton, fresco campione del mondo per la settima volta in carriera, parla a 360 gradi di se stesso e della sua straordinaria parabola nel circus della Formula 1. Con un accenno, che non poteva certo mancare, alla Ferrari e a quello che poteva essere e non è stato: "Abbiamo parlato in qualche occasione, ma non siamo andati oltre il capire che opzioni ci fossero sul tavolo, e non erano quelle giuste - dice il pilota britannico della Mercedes -. Le nostre posizioni non si sono mai allineate, credo che il tempismo conti e le cose alla fine succedano per un motivo: nelle ultime stagioni il mio contratto scadeva sempre in anni diversi da quello di tutti gli altri piloti. Alla fine è andata così".

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Le fonti di ispirazione

"Muhammad Ali è il mio preferito per il carisma, lo stile, la tecnica che usava. Resto affascinato da ciò che ha fato e colpito dai suoi valori. Altri nello sport, come Serena Williams. E poi Nelson Mandela, certo. Crescendo sono stato in grado di capire perché queste persone sono un'ispirazione per me: non solo perché sono dei grandi della storia, ma perché sono del mio stesso colore. Quando sei giovane tanta gente ti spiega che ci sono cose che non puoi fare, anche i genitori: 'Nessuno in famiglia, delle nostre origini, ci è mai riuscito prima'. Ecco perché le persone di cui ho parlato mi piacciono e sono state fondamentali".

Con chi mi sfogo quando ho un problema? Con il mio cane Roscoe, lui ad ascoltare è bravissimo

L'impatto con la Mercedes nel 2013

"Venivo dalla McLaren guidata da Ron Dennis che era un grande visionario, aveva fatto costruire una fabbrica hi-tech, super spettacolare. La sede Mercedes era più spartana e la cosa mi è piaciuta perché ho pensato: questi spendono i soli per le corse e non per l'apparenza".

La delusione più grande in Formula 1

"Perdere il Mondiale nel 2007, la mia stagione d'esordio. È stata dura da digerire. Diciamo che dopo mi sono rifatto...".

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