Michael Schumacher ha vinto almeno un Gran Premio per 15 anni di fila, a Lewis Hamilton ne basterà uno per eguagliare questo record nel 2021. Cosa significa? Semplice, che i due hanno attraversato le epoche adattando il loro stile di guida a diverse regole tecniche (motore, gomme, aerodinamica...); e hanno vinto con scuderie dalle culture diverse, quelle che Michael Schumacher ha sperimentato ad esempio passando da Benetton a Ferrari.

CHI E' IL MIGLIOR PILOTA?

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I loro meriti sono grandissimi: tante star hanno perso di vista la via, senza essere capaci di rimettersi in discussione, come Sebastian Vettel alla Ferrari o come Alain Prost alla Williams, ai tempi la miglior auto del mondo.

Per andare ancora più a fondo alla questione dobbiamo parlare di due due esercizi di stile imposti dalla disciplina: la qualifica e la gara. Anche in questo frangente Schumi ed Hamilton sono molto simili, trovandosi a proprio agio sia sul giro veloce che nella tattica di gara, specialisti in entrambi i casi. Se c’è una cosa che li differenzia però è certamente lo scontro ravvicinato, il sorpasso, la lotta testa a testa con un altro pilota: Schumi usava ogni mezzo, dall’intimidazione al contatto vero e proprio, per avere la meglio su un avversario, sia in difesa che in attacco. La lista delle sue “vittime” è molto lunga, e in alcuni casi non è mancata qualche polemica: il tedesco a volte ha “giocato” con le regole del cambio di traiettoria, come fa Max Verstappen al giorno d’oggi ad esempio, fino al limite consentito dai regolamenti. Per contro, Lewis Hamilton ha la reputazione di essere un duro – quello che deve essere un campione per avere autorità – ma allo stesso tempo corretto, anche se Felipe Massa forse non la pensa come noi. Forse perché il suo talento maggiore lo esprime nei sorpassi e quindi non ha quasi mai avuto bisogno di particolari espedienti.

Il solo modo di battere Lewis è di essere al 100% in ogni singolo giro

“E’ il pilota più pulito che abbia mai visto”, ha detto di lui Eddie Irvine, vice-campione del mondo su Ferrari nel 1999. “E’ come Nadal o Federer: fa tutto in maniera molto molto clinica”, ha completato Mark Webber, due volte vincitore del Gran Premio di Monaco.

Lewis Hamilton con il casco dedicato a Michael Schumacher

Credit Foto Getty Images

Con i suoi colleghi, incluso suo fratello Ralf, Michael Schumacher ha anche usato prontamente la malafede per giustificare le sue azioni, il che gli ha permesso di proteggersi mentalmente. Denunciando i suoi misfatti, Jacques Villeneuve è uno dei pochi ad averlo sfidato, sollevato dubbi, soprattutto dopo Jerez 1997.

Quanto a Lewis Hamilton, la storia è diversa: superò il confronto interno con Fernando Alonso alla McLaren nel 2007 e si sarebbe pensato che il suo titolo nel 2008 lo avrebbe reso intoccabile. Non è stato così, almeno non subito. Mescolando vita professionale e problemi sentimentali nei tre anni successivi, è apparso fragile, instabile. La sua concentrazione era fluttuante e la McLaren ha scelto i suoi ospiti per tirarlo su di morale: come Rowan Atkinson alias Mr Bean, che è venuto a farlo sorridere al Gran Premio dell'India 2011. Ha voltato pagina proprio in questo periodo dividendo la sua vita in compartimenti stagni. Fortunatamente, perché Nico Rosberg lo aspettava al varco alla Mercedes con un'ossessione: destabilizzarlo per "entrare" nella sua testa. Il tedesco, che ha vinto il titolo 2016, diceva: "L'unico modo per battere Lewis è essere sempre al 100% e avere una stagione perfetta". E sfruttare i suoi "passaggi a vuoto".

CHI E' IL MEGLIO EQUIPAGGIATO?

Un campione raggiunge sempre i suoi obiettivi, dipende tutto dal suo livello di inserimento nel lavoro di tutti i giorni. Questo è stato sicuramente il caso di Michael Schumacher, sia alla Benetton che alla Ferrari. Il tedesco ha portato la squadra inglese fuori dallo status di outsider per diventare campione del mondo proprio grazie al lavoro sul campo. All’inizio addirittura con un Cosworth V8, considerato nel 1994 superato dalla generazione V10.

Enstone ha anche operato con un budget modesto rispetto a Williams o Ferrari. Nella storia della F1, pochi piloti hanno raggiunto un risultato simile con così poca facilità, ma non poteva durare oltre una stagione. Nel 1995, Schumi ha avuto a disposizione una Renault V10 e ha eclissato Damon Hill e la sua Williams con motore Diamond. Si era meritato questo blocco premium, per lui "favoloso" nella sua facilità d'uso. Non si trattava solo di potenza, come affermano troppo spesso molti piloti.

La cosa più straordinaria è che Schumi ha scelto di abbandonare questo pacchetto invidiabile nel 1996 per un grosso contratto e la promessa di ripristinare l'immagine della Ferrari. Una scommessa infernale: la fabbrica italiana era allora solo un deserto tecnico, nemmeno dotato di una galleria del vento degna di questo nome. La conversione al V10 è stata dolorosa in termini di affidabilità, ma dal lato del telaio, il duo Brawn-Byrne ha rapidamente alzato gli standard: per ottenere un'epopea quindi senza precedenti, con 6 titoli Costruttori e 5 Piloti.

Jean Todt, Michael Schumacher (Ferrari) - GP of Italy 2006

Credit Foto Getty Images

Il momento in cui Michael Schumacher si è trovato particolarmente bene in questo ambiente è stato quando la Ferrari è diventata il team di sviluppo di Bridgestone nel 1999. Il tedesco ha vissuto il sogno di ogni pilota: provare quanto vuoi, per avere poi l’ultima parola sulle nuove parti e sullo sviluppo di pneumatici, così cruciale in questa battaglia per i produttori.

Tuttavia, dal paddock si alzano alcune voci per sottolineare il contributo dell'Armata Rossa nella guida del Barone Rosso. "Da quello che ho capito, non penso che fosse molto bravo a concentrarsi ma aveva la capacità di guidare qualsiasi cosa, come Ayrton Senna", azzardò Damon Hill.

"Ci fidiamo di lui"

Lewis Hamilton ha conosciuto solo McLaren e Mercedes, top team già al vertice nella loro epoca, un privilegio raro e un enorme vantaggio, in una carriera dove le opportunità per ritrovarsi un giorno al posto giusto non sono scontate.

Il britannico ha fatto un punto di forza di questa situazione perché ha sempre avuto una squadra unita intorno a lui, dove era il pilota di riferimento. Questo status di leader è il primo obiettivo che ogni apprendista campione deve raggiungere. Lo abbiamo visto alla Ferrari, dove Charles Leclerc e Sebastian Vettel avevano richieste molto diverse sul comportamento della vettura, sul suo livello di carico aerodinamico. Non è un caso che il monegasco abbia preso l'iniziativa. È sempre stato così, ed è così che Alain Prost aveva respinto la minaccia di Keke Rosberg alla McLaren, nel 1986. Al francese piaceva il sottosterzo della MP4, al finlandese per niente e la squadra non ha fatto nulla per cambiarlo.

Più che mai, ascoltiamo Lewis Hamilton alla Mercedes e ci affidiamo a lui. Anche se è un modo diverso perché i tempi sono cambiati. Niente più test privati e sviluppo delle gomme: Hamilton fa la differenza nei setting che si compongono ogni volta per le qualifiche e per la gara. E dice quello che si aspetta dal personale per far progredire i materiale e i metodi operativi. "Il modo in cui Lewis richiede sempre il meglio da noi, il team tecnico, è molto simile a Michael", ha detto James Allison, direttore tecnico di lunga data della Ferrari.

"Ci fidiamo di lui", hanno detto in sostanza Ole Kallenius (CEO di Daimer) e Toto Wolff (direttore di Mercedes Motorsport) ogni singola domenica, e questo sentimento reciproco può essere costruito solo nel tempo. Grandi nomi come Clark (Lotus), Stewart (Tyrrell), Prost o Senna (McLaren) lo avevano mostrato prima di Schumacher, e Hamilton ha seguito solo l'esempio. E più che mai, quello di cui abbiamo rimpianto ai tempi di Michael Schumacher con la Rossa è diventato uno standard per Mercedes.

CHI HA AFFRONTATO LA CONCORRENZA PIÙ FORTE?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima considerare il trattamento all'interno del team. Su questo punto Michael Schumacher ha beneficiato di un comfort straordinario. Sia Flavio Briatore che Jean Todt hanno fatto il vuoto intorno a lui per farlo brillare meglio. I secondi tenori alla Benetton sono stati piloti ambiziosi che ha estinto con il proprio talento. Il più emblematico di loro è stato senza dubbio Rubens Barrichello: il muletto era sempre preparato per il tedesco e le parti nuove riservate al pilota in testa al campionato ... "Io, nel mio contratto, non avevo niente. Ho scoperto solo più avanti che c'erano un sacco di cose nei contratti di Michael che non erano specificate nei miei ", osservò una volta il brasiliano.

Rubens Barrichell, Jean Todt e Michael Schumacher

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Ad inizio stagione l'obiettivo era comunque quello di convalidare il più rapidamente possibile in pista lo status di n ° 1 del Barone Rosso, proprio per giungere a una situazione di pace. Molti campioni hanno beneficiato di questo trattamento, da Juan Manuel Fangio a Lewis Hamilton, tra cui Jackie Stewart, Niki Lauda (alla Ferrari), Mario Andretti (Lotus), Nelson Piquet (Brabham, Lotus), Ayrton Senna o Sebastian Vettel ( Red Bull).

Non commettere errori: risolvere questo problema della lotta interna è stata probabilmente la prima cosa da fare. Frank Williams l'ha imparato a proprie spese nel 1986 con Nigel Mansell e Nelson Piquet, Ron Dennis anche con Fernando Alonso e Lewis Hamilton nel 2007. E infine, questa cronica assenza di lotte faticose con i compagni di squadra spiega anche la longevità delle carriere.

Schumacher contro Hill e Hamilton contro Vettel

Per quanto riguarda gli avversari in pista, Schumi ha salutato suo malgrado il migliore di tutti in quel maledetto mezzogiorno di Imola nel 1994: lui era proprio alle spalle di Ayrton Senna quando il brasiliano andò incontro al proprio destino alla curva del Tamburello. Per fortuna poi ebbe rivali di qualità che gli diedero il posto che meritava nella stima di tutti. Damon Hill è stato una vittima espiatoria, ma Jacques Villeneuve è stato un formidabile avversario mediatico, non solo durante l'unica stagione del loro scontro al vertice.

A quel tempo, le squadre inglesi erano ancora favorite dai migliori produttori di motori, come Renault e Mercedes, il che permise a Jacques Villeneuve e Mika Häkkinen di ritardare la consacrazione di Michael Schumacher. Ed è sicuramente il finlandese quello che ha dato di più alla carriera del tedesco, che solo cinque anni dopo ha trovato un avversario ostico nella persona di Fernando Alonso.

Jim Clark, Ayrton Senna, Michael Schumacher, Lewis Hamilton, Niki Lauda, Juan Manuel Fangio

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Guardando solo ai numeri, Michael Schumacher e Lewis Hamilton hanno stranamente avuto un'opposizione simile nelle loro sette gloriose stagioni. Il tedesco ha firmato 65 vittorie mentre Damon Hill ne ha collezionate 10, Rubens Barrichello 9, David Coulthard 8, Mika Häikkinen e Ralf Schumacher 6. Mentre Lewis Hamilton ha firmato 66 vittorie, Sebastian Vettel 14, Nico Rosberg 11, Valtteri Bottas 9, Max Verstappen 8 e Kimi Räikkönen 7.

Possiamo sempre discutere sulla possibilità che il campione si trovi in ​​un vuoto generazionale, ma Lewis Hamilton non ha avuto questo favore del destino. Quando scopre la F1, Lewis ha la concorrenza di Fernando Alonso; superato questo shock, allora si è pronti a tutto. Questo è il motivo per cui ha forse accettato più facilmente di avere altri compagni di squadra di livello, come Jenson Button e Nico Rosberg, al punto da condividere otto stagioni con questi grandi calibri. Tutto questo in mezzo all'egemonia di Sebastian Vettel e Red Bull, era davvero difficile immaginare che l'inglese potesse raggiungere questo incredibile malloppo di sette titoli. E naturalmente ora ne vuole altri.

Articolo di STÉPHANE VRIGNAUD (Eurosport France) tradotto da DAVIDE BIGHIANI.

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