Da mercoledì sera 15 settembre è disponibile sulla piattaforma Netflix Schumacher, documentario sportivo tedesco sulla carriera del campionissimo diretto dal trio Hanns-Bruno Kammertöns, Vanessa Nöcker e Michael Wech. Grazie alla partecipazione della famiglia di Michael Schumacher in sede di produzione i registi hanno avuto ampio accesso agli archivi famigliari oltre a poter attingere a piene mani a quelli di Formula 1. Ne esce un quadro inedito dello “Schumy” privato: premuroso con la moglie Corinna e con i figli, compagnone con gli amici ma al contempo solitario a tratti. Diversi i passaggi significativi e toccanti, a testimonianza di quanto il genere del documentario abbia un passo inesorabilmente più spedito rispetto a qualsiasi trasposizione cinematografica sullo stesso argomento.

L’esordio dal nulla

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Jean Todt, speranza per Schumacher: "Migliorerà sicuramente"
07/09/2021 A 09:36
Usavamo sempre le attrezzature più economiche. Ripescavo le gomme dalla spazzatura, le montavo sul kart e ci vincevo
Forse non tutti sanno che agli esordi del primogenito la famiglia Schumacher non aveva un quattrino da investire nel motorsport: i genitori gestivano un circuito di kart a Kerpen (Renania Settentrionale-Vestfalia) e Michael batteva tutti gli avversari nonostante guidasse mezzi di fortuna, per usare un eufemismo.
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L’ingresso in Formula 1

Nel docu si accenna alla casualità dell’ingresso di Michael in Formula 1: a Eddie Jordan serve a tutti i costi un pilota e così dietro le suppliche del manager Willi Weber il proprietario del team britannico accetta di mettere sotto contratto il giovane pilota di Formula 3 in orbita Mercedes. Non prima di aver proferito la sintomatica esclamazione:
Michael Schumacher chi?
Quello che invece il film non racconta è il motivo per cui Jordan era rimasto senza pilota: il belga Bertrand Gachot era stato arrestato per aver spruzzato uno spray urticante sugli occhi un tassista dopo un’accesa lite in pieno centro a Londra seguita a un tamponamento. Il resto è storia…
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Michael e Ayrton

Memorabile la paternale in diretta tv di Ayrton Senna all'indirizzo Michael Schumacher dopo l’incidente nel Gp di Francia del 1992, quando il tedesco tampona il brasiliano al primo giro. Sulla rivalità tra i due fenomeni interviene nel documentario l’allora team principal Benetton Flavio Briatore:
Senna fiutò che quel pilota era già qualcuno. Tutti i leoni riescono a fiutare quando arriva un giovane leone. E vogliono proteggere il territorio.
Nonostante le frizioni in pista, la morte di Ayrton scuote profondamente Schumacher, a tal punto da condizionarlo nei successivi weekend di gare, quando già a partire dal GP di Silverstone in sede di ricognizione individua diversi punti del tracciato come possibili cause di morte. Come avrebbe superato quel trauma? Lo svela la moglie Corinna: “Era un esperto nel bloccare quello a cui non voleva pensare”. Dopo la vittoria nel GP di Monza del 2000, quando un giornalista lo incalza sul fatto di aver eguagliato le vittorie di Senna Schumacher scoppia in lacrime in diretta tv con Mika Hakkinen e il fratello Ralf nel vano tentativo di consolarlo.

Schumacher Senna

Credit Foto Imago

L’incidente di SPA con Coulthard

“Schumy” nel frattempo ha accolto la sfida di entrare nella leggenda riportando un titolo in casa Ferrari che mancava dal 1979. La macchina è un disastro e i primi tentativi vanno a vuoto; Michael, tuttavia, cementa lo spirito di gruppo lavorando nel box Ferrari con i meccanici fino a tarda ora; quando il momento propizio sembra sul punto di materializzarsi nel GP di Spa del Campionato mondiale 1998 il pilota tedesco si scontra con la seconda guida McLaren David Coulthard durante un tentativo di doppiaggio sotto il diluvio. È lo stesso pilota britannico a svelare il retroscena dell’incontro in camera caritatis con Michael in presenza del grande capo Bernie Ecclestone in veste di paciere dopo la rissa sfiorata nel box McLaren:
Ammisi la mia parte di responsabilità e lo invitai a fare altrettanto. Dopotutto era stato lui a venirmi addosso. Gli dissi: “Ogni tanto anche tu avrai sbagliato!”. Ci pensò su e mi rispose: “Non che io ricordi”.
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Meribel

La chiusa del documentario è dedicata al tragico incidente sulle nevi di Meribel del 2013. Corinna racconta del presagio negativo di Michael: la neve non gli piaceva e aveva addirittura suggerito di virare verso Dubai per fare paracadutismo. Questo l’accorato messaggio della moglie di Michael sulle condizioni attuali del campione, mentre le lacrime le rigano inevitabilmente il volto:
“Naturalmente Michael mi manca ogni giorno. Ma non sono solo io a sentire la sua mancanza. I bambini, la famiglia, suo padre, tutti quelli che lo circondano. Voglio dire, a tutti manca Michael, ma Michael è ancora qui. Diverso, ma è qui, e questo ci dà forza. Siamo insieme, viviamo insieme a casa. Facciamo terapia, facciamo tutto il possibile per far star meglio Michael e per assicurarci che sia a suo agio, e per fargli semplicemente sentire la nostra famiglia, il nostro legame. Ci ha sempre protetto, ora tocca a noi proteggerlo e permettergli di vivere la sua vita privata.”

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