I mind games in Formula 1 esistono da sempre. Giochi mentali la cui reale traduzione dall'anglo-motoristico ha a che fare con lo scaricabarile, l'atto di rivolgere la pressione sugli avversari per toglierla da se stessi. Non serve andare alle sfide tecniche e psicologiche fra Senna e Prost o Lauda e Hunt, basta l'aria del paddock ad ogni vigilia di Mondiale.
Dopo lo snervante testa a testa fra Red Bull e Mercedes nel 2021, la scelta più logica per entrambe è stata quella di voltare l'attenzione verso la Ferrari, che dal canto suo si è presentata a Barcellona e in Bahrain con solidità e certezze che hanno facilitato l'espediente. Così prima Toto Wolff, poi Helmut Marko, poi ancora i piloti Mercedes hanno volentieri decretato: la F1-75 è la più avanti e dunque la favorita per l'inizio del Mondiale previsto domenica prossima sul medesimo tracciato nel deserto.
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Tanto che Mattia Binotto, pur soddisfatto del bilancio finale di Maranello, è stato costretto a rintuzzare - ai microfoni di Sky - evidenziando la malizia delle argomentazioni altrui: "Siamo contenti delle sei giornate di test e sappiamo di avere una base solida su cui lavorare per provare ad essere competitivi, ma i campioni del mondo piloti e costruttori sono altri, dunque i favoriti sono loro. Noi partiamo da ousider ma fiduciosi". Anche perché i test hanno svelato alcune cose e ne hanno celate molte di più, come da prassi in sessioni in cui è fondamentale cercare di capire come estrarre il potenziale dalla macchina senza svelare agli altri il livello di competitività. Un equilibrio maledettamente difficile da mantenere, da cui si possono ricavare non certezze ma impressioni, corroborate da alcuni numeri in senso quantitativo più che qualitativo.

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Ferrari solidità e costanza

Di certo la Ferrari ha chiuso la fase prestagionale lasciando sul campo un'ottima impressione. Ha girato più di tutti senza un solo problema tecnico, ha provato un po' tutte le condizioni di assetto-peso-gomme, è sempre stata in alto nei (pur effimeri) tempi sul giro ed ha evidenziato una certa costanza di rendimento sui long run, anche con gomme morbide. Entrambi i piloti, inoltre, hanno sottolineato come il feeling con la macchina sia piuttosto naturale, e come la stessa risponda secondo le attese alle modifiche di setup. Tutti elementi che consentono, come accennato da Binotto, di avere una base solida su cui programmare gli sviluppi, i cui margini sono più generosi che mai per tutti nell'ambito di progetti tecnici partiti da zero. La F1-75, al momento, è certamente una macchina consistente. Che poi possa essere vincente, è un altro discorso e andrà verificato.

La Red Bull fa paura

Perché in realtà, a creare apprensione nei vari box, è soprattutto la Red Bull. Che forse si è nascosta più di tutti, sebbene Max Verstappen abbia chiuso le tre giornate col miglior tempo sul giro e completato nelle ultime quattro ore 53 tornate, eseguendo anche dei long run con le C3 sul passo martellante dell'1:37" alto. La RB18 sembra essere la macchina più completa e ottimizzata, anche perché ha già portato in pista diversi sviluppi fra Barcellona e Sakhir, mostrando di avere una direzione di lavoro ben precisa oltre che una base tecnica d'eccellenza. La sospensione anteriore pull-rod - che condivide con la sola McLaren - sembra fin qui aver portato maggiori pro rispetto ai ventilati contro. Ai nastri di partenza del Gp inaugurale potrebbe realisticamente vestire i panni della lepre.

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Mercedes, difficoltà o bluff?

Quella più in difficoltà è sembrata essere la Mercedes, che ha creato scompiglio presentando la magrissima W13 senza pance e con fondo tagliato, senza però aver particolarmente impressionato in pista. Alla vigilia si era parlato di una macchina addirittura in grado di togliere un secondo e mezzo alla prima versione, sul tracciato di Sakhir si è vista soprattutto una monoposto più impegnativa da guidare rispetto a Ferrari e Red Bull e spesso poco lineare in uscita di curva. Non c'è dubbio alcuno che Toto Wolff abbia dato ordine di nascondere anche oltre il possibile le prestazioni della vettura, ma un secondo e mezzo di potenziale vantaggio non è occultabile al 100% con tutti i rilevamenti accertabili anche su settori brevissimi. Mezzo secondo però sì, e allora attenzione a come si presenteranno le frecce d'argento alle qualifiche del Gp del Bahrain. Perché il bluff è il gioco preferito di Wolff, e la capacità di reazione alle difficoltà del team di Brackley è oramai proverbiale.

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Credit Foto Twitter

Sviluppi aperti e gerarchie incerte

Detto delle tre principali, buone impressioni hanno destato anche McLaren, Alpha Tauri e Aston Martin, mentre più zoppicanti sono apparse Apine, Alfa Romeo e Williams (Haas ha presente e futuro incerti, dopo l'addio allo sponsor russo Uralkali e la possibile cessione del team). Ma se i test danno poche certezze, non saranno probabilmente nemmeno le prime gare a restituire una gerarchia definita delle forze in campo. Perché il cambio di regolamento ha prodotto progetti totalmente nuovi con inediti margini di sviluppo, e un team che oggi non riesce ad estrarre tutto il potenziale dalla propria macchina potrebbe riuscirci più avanti, coi primi step di novità. Si parte con l'impressione che Red Bull, Ferrari e Mercedes possano essere molto vicine fra loro, e che McLaren possa inserirsi nella mischia. Dopodiché non è da escludere che le cose cambino al cambiare dei circuiti e delle condizioni. Confermato che le macchine 2022 consentono ai piloti di stare vicino a chi sta davanti senza problemi di aria sporca, dunque duelli corpo a corpo più agevoli. Da verificare però se saranno effettivamente più agevoli i sorpassi, visto il ridimensionamento evidente dell'effetto DRS. Lo capiremo fra pochi giorni.

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