Una palestra? Non solo

Il successo mondiale di Vanessa Ferrari ha portato gli occhi dei media sulla ginnastica artistica, ma dietro ai successi ci sono tanti problemi da risolvere.

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Le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani, i complimenti del Presidente della Repubblica, le premiazioni a Roma e Brescia: Vanessa Ferrari ha sfondato il muro che separava ginnastica artistica e media con una facilità disarmante, quasi pari a quella che dimostra eseguendo i suoi esercizi alla perfezione.
La giovanissima campionessa bresciana non si trova certo a suo agio davanti alle telecamere come sui suoi attrezzi preferiti, ma tutte le interviste delle ultime settimane dovrebbero aiutarla a ricevere, finalmente, una palestra per allenarsi a Brescia con attrezzature di ottimo livello.
Il condizionale è ancora d'obbligo, tuttavia sembra che dopo le tante promesse ricevute presto sarà tempo di mattoni e tappeti. Questo successo "politico", però, non deve nascondere i tanti problemi che ancora rallentano lo sviluppo della ginnastica italiana.
Il settore femminile è basato quasi unicamente sul duopolio Brixia Brescia-Artistica 81 Trieste, due società, per capirsi, che da sole hanno formato i due terzi della nazionale azzurra ai Mondiali di Aarhus. La tenacia di allenatori come Enrico Casella e Diego Pecar ha permesso all'Italia di risorgere in Europa e di sgomitare a livello mondiale, ma per crescere ancora non basterà una palestra, ma serviranno anche strutture che permettano di fare ginnastica ad alto livello in tutta Italia.
La situazione del settore maschile è a dir poco grigia. La nazionale azzurra di stringe attorno ai ragazzi della Ginnastica Meda di Maurizio Allievi, ma la generazione di Cassina e compagni è agli sgoccioli e dietro c'è davvero poco. D'altra parte la Federazione negli ultimi anni ha alternato con puntualità i successi sportivi agli autogol organizzativi: centri tecnici che chiudono, allenatori scaricati, settori giovanili ridotti ai minimi termini. A proposito dei talenti che cercano di crescere sulle parallele e i corpo liberi nostrani un esempio può essere lampante: da qualche anno i collegiali riservati ai ginnasti della categoria allievi sono diventati a pagamento; i genitori dei giovani atleti pagano centinaia di euro per mandare i propri figli ad allenarsi per una decina di giorni nelle migliori palestre d'Italia, ma non tutti possono permetterselo e così i talenti si perdono con grande facilità.
Anche la formazione degli allenatori lascia a desiderare: corsi sempre più teorici e sempre più costosi rendono difficilissimo l'avvicinamento a questo mestiere tanto impegnativo quanto ricco di soddisfazioni. Grazie a persone come Casella, Pecar e Allievi l'Italia della ginnastica va avanti, ma sono sempre più numerose le società che si allontanano dall'agonismo per dedicarsi alla ginnastica generale, meno stressante e con meno bisogno di attrezzature e denaro.
Una palestra per Vanessa Ferrari? Sì, assolutamente, ma sarebbe solo il primo passo di un lungo percorso che la Federazione per prima deve impegnarsi a percorrere.
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