Si è concluso lo US Open 2021, e con la sua fine arriva anche un nuovo numero 1 del mondo. Si tratta di Jon Rahm: lo spagnolo, infatti, non solo approfitta del 19° posto di Dustin Johnson per raggiungere l’ambita meta nel ranking, ma si porta a casa il primo Major in carriera. Che fosse una questione di quando, e non di se, era chiaro da tempo: al Torrey Pines Golf Club, però, l’iberico era arrivato in una maniera diversa da quella voluta, con la positività asintomatica al Covid-19 che ne aveva fermato la corsa al Memorial Tournament. Il brivido è passato solo pochi giorni prima di andare in California, ed è qui che ora può coronare il suo sogno.
Un sogno che, però, passa anche dal decorso degli eventi della buca 17, quando davanti a lui c’è il sudafricano Louis Oosthuizen, in quel momento in predicato di tornare a vincere a questo livello dopo 11 anni (Open Championship 2010). Quel par 3 si rivela la tomba dei suoi sogni: sbaglia totalmente il tee shot, finisce nei cespugli e deve cedere, col bogey che ne segue, la leadership all’iberico, che nel frattempo realizza un birdie e poi replica il tutto alla 18, impedendo al sudafricano di giocare il playoff e diventando il primo spagnolo a vincere lo US Open, oltre che il quarto a vincere un Major dopo Seve Ballesteros, José María Olazábal e Sergio Garcia.
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4° Migliozzi

-6 lo score finale di Rahm (69 70 72 67, 278 colpi), -5 quello di Oosthuizen e -3 quello dell’americano Harris English, autore di un -3 che lo colloca per la prima volta sul podio di un Major a 31 anni, a coronamento di un’annata in cui aveva già vinto il Sentry Tournament of Champions a gennaio. Ma, per l’Italia, le notizie bellissime arrivano dalla quarta posizione, che Guido Migliozzi occupa accanto a due istituzioni di questo sport quali sono Brooks Koepka e Collin Morikawa. Il vicentino, al primo Major, chiude con -2 complessivo e -3 di giornata (cinque birdie e due bogey), mettendo a segno un risultato che gli fa sfondare il muro dei primi 100 nell’OWGR (ora è al 72° posto). Un italiano non arrivava tanto in alto in uno dei quattro tornei maggiori dalla vittoria di Francesco Molinari all’Open Championship 2018, ed è molto bello che a fare questo risultato sia un esordiente a questo livello.
Ampio il gruppo dei settimi, col nordirlandese Rory McIlroy che, a un certo punto, verso ultimo giro si trova nel gruppo di testa, poi cala, ma il nono posto gli consente ad ogni modo di rientrare nella top ten della classifica mondiale. Con lui l’inglese Paul Casey, il sudafricano Branden Grace e gli americani Xander Schauffele (nuovo numero 5 mondiale), Scottie Scheffler e Daniel Berger. Manca Bryson DeChambeau, ma per colpe sue: primo a metà della sua giornata e con la prospettiva di un bis riuscito in tempi recenti solo a Koepka, crolla malamente con bogey alla 11 e alla 12, doppio bogey alla 13 e, per finire, triplo bogey alla 17, con il 26° posto come naturale conseguenza.
Anche Francesco Molinari può a buon diritto guadagnarsi i complimenti per aver fatto fruttare tutti i segnali che aveva lanciato nella prima metà del 2021: il torinese è 13° pari con il par (anche il suo giro finale lo è), e non arrivava tanto in alto dall’Open Championship 2019, quando una rimonta clamorosa nelle ultime 18 buche lo spedì all’11° posto. Con lui c’è lo statunitense Russell Henley, un altro dei tanti delusi finali dopo esser stato co-leader per tutti i primi tre giri.
Detto del 19° posto di Dustin Johnson a +2 che gli costa la leadership mondiale, con lui c’è Justin Thomas, anche lui non più numero 2 in seguito al doppio balzo di Rahm che fa retrocedere i due USA di una posizione ciascuno. Con loro anche Jordan Spieth e il giapponese Hideki Matsuyama, mentre finisce meglio Matthew Wolff, 15° a +1 insieme, tra gli altri, al canadese Mackenzie Hughes che entrando nell’ultima giornata guidava anch’egli le scene.
35°, invece, un buon Edoardo Molinari, che al ritorno in un Major dopo sei anni si comporta bene. Giro regolare il suo, con un bogey alla 12 e il birdie alla 18 che gli consente di riprendersi il ruolo di numero 5 d’Italia. Chiude infine 62° a +11 Phil Mickelson, dopo l’impresa (perché di tale si tratta) del PGA Championship che rimarrà scolpita per sempre nella storia del golf.

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