Era il 26 febbraio del 2006 quando a Torino, di fronte a 8.274 persone, la Svezia dell’hockey ghiaccio maschile vinse l’oro olimpico battendo in finale, per 3-2, contro i cugini della Finlandia. Di quella sfida, vista dalla tribuna ricordo i marcatori gialloblu che furono Zetterberg, Kronwall e Lidstrom. Ma ricordo anche che fu proprio da quella partita che nella mia testa iniziò a concretizzarsi l’idea di dover andare, un giorno, nel cuore dell’hockey svedese per scoprire dal vivo le ragioni grazie alle quali il paese delle Tre Corone è a tutti gli effetti quello che esprime l’hockey europeo più vincente in assoluto. Non a caso la Svezia dell’hockey ghiaccio maschile è da due anni consecutivi la detentrice del titolo mondiale. E a tredici anni di distanza dall’oro di Torino, sfruttando un week end libero dal calcio e dalla routine settimanale, saluto i miei compagni dei Red Muss Feltre con i quali dopo la finale del 2006 ho deciso di scendere sul ghiaccio e do spazio a questo mio “sogno svedese”. So giochicchiare, partite in Italia ne ho viste e anche belle, tra AlpsHockeyLeague ed Ebel, ma nel cuore di Stoccolma, credo, le cose saranno decisamente diverse. E così, eccomi sull’aereo che da Venezia porta all’Arlanda airport della capitale svedese, si parte.

Appuntamento con gara 1 tra Djurgardens e Skelleftea

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La stagione della Swedish Hockey League (o, per dirla in svedese, della Svenska hockeyligan, per tutti comunque la SHL) ha appena finito la Regular Season, dando il via ai playoff che proprio nel weekend scorso hanno messo di fronte per gara 1, alla Hovet Arena, i padroni di casa del Djurgardens contro i rivali dello Skelleftea, sconfitti lo scorso anno in finale dal Vaxjo, ma giustizieri proprio del Djurgardens nella semifinale 2018 della SHL. A Stoccolma insomma, nei confronti dello Skelleftea, c’è il dente avvelenatissimo. Mi aspetto allora un clima infuocato e per certi versi lo è. Ma rimarrà tutto nella normalità di un grande spettacolo sportivo; nulla di eccessivo, nulla di violento. Solo tanto hockey e un grande spettacolo.

Hovet Arena

Credit Foto Eurosport

Cosa fare prima della gara? Una bella partita alla playstation

Arrivo alla Hovet Arena due ore prima del via, dopo una ventina di minuti in metropolitana, dalla “Central Station” di Stoccolma alla fermata “Globen”. I tifosi del Djurgardens, con sciarpe e maglie rossoblu scendono numerosissimi e si dirigono verso lo stadio. Ovviamente li seguo e una volta arrivato mi dirigo all’ingresso 11, quello riservato alla stampa. Entro, il mio nome accanto alla dicitura “Eurosport journalist” non manca e chiedo di essere piazzato tra i tifosi per vivere meglio, penso tra me e me, l’intero evento. Lo vivrò a tutta, si, in piedi e circondato da svedesi urlanti e festosi per tutta la partita. Due ore prima l’arena è vuota con gli 8.094 seggiolini a disposizione del pubblico tutti belli ordinati. Quegli 8.094 seggiolini che al via del match saranno tutti quanti esauriti, con una cornice di pubblico pazzesca. Prima però, all’ingresso dello stadio, decido di impratichirmi con giocatori e moduli tattici e lo faccio provando a simulare Djurgardens-Skelleftsea alla playstation. Ce ne sono una decina a disposizione dei tifosi; per far passare il tempo prima del via e rimanere in clima hockeistico. Scelgo ovviamente il Djurgardens e dopo una prima frazione di difficoltà, con modalità “easy games”, vado in vantaggio e chiudo il match sul 3-0 per me. Due piccoli tifosi svedesi in attesa del loro turno seguono con attenzione la sfida; lo so, sicuramente si chiederanno il perché di certe giocate assurde e di così poco senso tattico; ma l’importante è vincere e quando passo loro il joypad mi guardano soddisfatti per la vittoria del Djurgardens; siamo praticamente già diventati amici, o comunque li ho fatti felici per non aver mandato ko la loro squadra. Mi sposto all’area gadget, dischi e maglie ufficiali sono esaurite e allora ripiego per un cappellino, ricordo necessario di questa giornata. I veri tifosi invece arrivano già tutti bardati di rosso e blu e fin da subito, in tribuna, si scatena la bolgia. Vengo circondato da svedesi, ordinati e cordiali ma carichi. Iniziano a distribuire bandiere a tutti e lì per lì mi preoccupo: i loro cori saranno tutti in svedese, io non capirò nulla di quello che dovrò ripetere assieme a loro e magari sarò anche redarguito e accusato di scarsa partecipazione...! Pensieri che si volatilizzano in un attimo però, a mezz’ora dal via, quando sul ghiaccio entrano le due squadre per il riscaldamento. L’attenzione, adesso, è tutta per i giocatori che entrano a velocità pazzesche, silurano di dischi i rispettivi portieri e si preparano al match.

simulazione Djurgardens-Skelleftea alla playstation

Credit Foto Eurosport

Velocità, potenza, pattinata pazzesca da parte di tutti. È un vero spettacolo. Scrivo ai miei compagni di squadra di Feltre e li informo che mi sembra di vedere la nostra squadra in azione... Battute necessarie a sottolineare invece che si, l’hockey ghiaccio svedese è di un livello pazzesco. Impressionante poi come, nel giro di un quarto d’ora, la Hovet Arena si sia riempita. 8.094 seggiolini tutti occupati. 8.094 spettatori in tribuna per il ritorno ai playoff del Djurdardens, squadra della capitale svedese che alla Regular Season ha chiuso al 4° posto, subito davanti proprio allo Skelleftea. Boati di fischi all’ingresso degli ospiti, cori che iniziano e sventolio di bandiere non appena sul ghiaccio entrano i padroni di casa. Il mio “vicino di stadio” mi dice che il 72, tale Emil Bemstrom, è l’uomo da tenere d’occhio per il Djurgardens; guardo le statistiche ed effettivamente è così, sul ghiaccio però la giornata non sarà delle migliori né per lui né per l’intero hockey a Stoccolma.

La cronaca

Nel primo periodo è il Djurgardens a creare senza riuscire però ad andare in rete. Lo Skelleftea attende, subisce senza andare ko e risparmia energie; nella seconda frazione accade l’impensabile con un errore in zona neutra che consegna l’1-0 in superiorità agli ospiti grazie ad Alvarez, non un cognome proprio svedese ma una qualità superba. Nato a Malmo 31 anni fa, Alvarez ha giocato a Stoccolma tra il 2014 e il 2016 ma nonostante il suo essere “ex” l’esultanza è tutt’altro che contenuta. Pochi minuti più tardi ecco il 2-0, ad ammutolire momentaneamente gli 8.094 della Hovet Arena. Disco dalla difesa in zona neutra, il canadese Bud Holloway compie una magia controllandolo al volo, rimettendolo sul ghiaccio e involandosi tutto solo per piazzarlo alle spalle del “goalie” di casa. Tripudio nello spicchio biancogiallonero dello Skelleftea, gelo in casa Djurgardens che ci prova con coraggio a reagire. Ma gli ospiti si chiudono, picchiano come fabbri e in balaustra non le mandano a dire. È un hockey velocissimo, potente. È l’hockey, simile a quello italiano anche se necessariamente di un livello e di una rapidità superiori. Ma anche qui, come da noi, quando si cade non si piange ma ci si rialza, quando ci si schianta in balaustra si torna in sesto rapidamente per seguire il disco, quando le energie finiscono si esce lasciando spazio a chi ha forze fresche. E quando qualcuno tocca il tuo portiere... Ecco, quel qualcuno le prende di santa ragione dando il là ad una mischia-rissa che serve semplicemente ad abbassare la pressione, far crescere lo spettacolo ed esaltare il pubblico. Il Djurgardens non rimetterà in sesto il match perdendolo 2-0; riuscendo però a vendicarsi poi in gara 2, vinta per 6-3 alla Skelleftea Kraft Arena. Ma questa è un’altra storia, seguita dal sottoscritto da casa. L’epilogo di gara uno, e degli oltre 8.000 spettatori alla Hovet Arena è un mega serpentone di gente che ordinatamente si avvia verso la metropolitana. Le bandiere e le sciarpe del Djurgardens e dello Skelleftea si mescolano senza problemi lungo le strade, si chiacchiera così come chiacchiero anch'io con i miei vicini di seggiolino. Bello spettacolo, peccato per le tante azioni create e non concretizzate dai padroni di casa ma lo show che ho visto è valso la trasferta.

Djurgardens

Credit Foto Eurosport

Italia-Svezia, viene subito in mente Zlatan Ibrahimovic

Loro mi guardano, e ribattono che vorrebbero fare la stessa cosa che ho fatto io, venendo in Italia e assistendo ad una partita di calcio italiano. Li capisco; mi dicono che dopo Ibrahimovic il calcio svedese non ha più raggiunto quei livelli. Io evito di parlare del nostro calcio al momento attuale; in primis perché sono ancora elettrizzato dallo show sul ghiaccio; in secondo luogo perché seppur in ripresa, sappiamo tutti che al momento alle parole meglio lasciar parlare i fatti.

L'hockey in Italia sta crescendo

Li ringrazio, ringrazio il paese delle Tre Corone e saluto Stoccolma. L’ultima finale olimpica giocata in Italia risale al 2006. La Svezia punta a Pechino 2022, dando un’occhiata anche al 2026. Qui, ovviamente, tutti sperano in un’edizione svedese, proprio a Stoccolma. Io evito e non mi esprimo, ma tifo ovviamente per Milano-Cortina 2026. Qualora dovesse accadere, il consiglio è di non perdere l’occasione di vederli dal vivo questi fenomeni. E nel frattempo, per non perdere l’allenamento, tornerò volentieri a Feltre ad allenarmi sul ghiaccio, e in tribuna all’Odegar di Asiago, all’Agorà di Milano o al Palaonda di Bolzano perché comunque, anche in Italia, l’hockey c’è e sta crescendo. Con difficoltà, ma con una passione forte, che in Svezia ho avuto modo di assaporare in una versione spettacolare e ancor più esaltante. E allora viva l’hockey, viva Eurosport che è e rimane la casa delle Olimpiadi e... Forza azzurri, che dopo Torino 2006 è giunto il momento di tornare a disputare un’edizione dei giochi olimpici!

Johnny Lazzarotto

P.S. Tornato sul ghiaccio ad allenarmi a Feltre, con i Red Muss, ho provato a giocare come visto fare in Svezia. Ci ho solo provato, senza riuscirci, ma per un attimo mi son sentito Lazzarottosson. Ed è anche stato divertente!

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