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Chris Nikic: dalla sindrome di Down all'Ironman
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Pubblicato 09/11/2020 alle 12:14 GMT+1
Il 21enne americano è la prima persona affetta da sindrome di down a completare un triathlon "Full-Distance" Ironman. Dalle 6 di mattina alle 10 di sera inseguendo il traguardo. Il padre: "È un eroe". È il personaggio perfetto per celebrare la Giornata Internazionale delle persone con disabilità.
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Credit Foto Eurosport
Raccontare di Chris Nikic è molto semplice. Come tutti i grandi atleti, anche il 21enne americano fa parlare le proprie imprese. Imprese talmente devastanti che non serve nemmeno una narrazione epica a contornare il tutto: basta il semplice racconto dei fatti. Completare un Ironman già di per sé, nella vita, è stupendo. Farlo nelle condizioni di Chris, forse ancora di più. Anzi, senza forse. Lo è ancora di più.
La storia
Siccome presumibilmente non tutti sanno chi sia Chris Nikic, ecco da dove parte la sua storia.
Circa un anno e mezzo fa, il ragazzo della Florida incomincia ad allenarsi. Non si allena per rimanere in forma. Lui si allena per competere. Il suo marchio di fabbrica è molto semplice: migliorare dell’1% ogni giorno. Nuoto, corsa, bici, golf e basket. Pratica tutto e, nonostante uno svantaggio non da poco, vuole fare la storia. Vuole essere il primo ragazzo affetto da sindrome di Down a chiudere un Ironman. Si, perché a Chris piacciono le imprese folli: nonostante un cromosoma in più, ama competere. Non sente la differenza con gli altri, e prova a dimostrarlo ogni giorno.
Inizia partecipando alle prime gare di Triathlon. Le chiude, e fissa gli obiettivi per il suo 2020.
Vuole comprare una casa, comprare una macchina e sposarsi con una ragazza bionda. E poi, vuole fare un Ironman. L’Ironman è la forma più estrema Triathlon, caratterizzata da 3.86 km di nuoto, 180 km in bicicletta e 42.195 km di corsa (la distanza della maratona). Da quel giorno di inizio 2020, parte la sua missione. Ricomincia ad allenarsi, segnando i progressi sulla mega lavagna che tiene sopra il suo letto. Corre, nuota e va in bici. Utilizza Instagram come il suo liveblog, ed inizia ad avere seguito tra il pubblico. Quindi apre il suo sito e lancia una serie di magliette. Crede fortemente nel motto "anything is possible", e lo dimostra.
Passano i giorni e la sua eccitazione, con vista Ironman, cresce. Pubblica la entry list con il suo nome, corre sotto la pioggia, va in palestra ed interagisce con i fan. Tutti gli chiedono perché fare un Ironman nelle sue condizioni, e lui risponde:
Uno slogan chiaro e preciso, che trova i riferimenti nella sua perseveranza. Ogni giorno migliora di quell’1%, e la gente se ne accorge. Supera i 14mila followers, ricevendo grandi messaggi d’amore e supporto.
A 10 giorni dall’Ironman riceve il pettorale, ma non gli basta. Apre una raccolta fondi per aiutare Special Olympics - l’associazione sportiva internazionale che organizza, con cadenza quadriennale, i Giochi Olimpici Speciali - e vorrebbe arrivare a 100mila dollari. In realtà sogna il milione, ma d’altronde si sa: Chris ha grandi obiettivi.
Tra una foto e l’altra finalmente si arriva al 7 novembre: il grande giorno. Si parte dal Golfo del Messico per i primi chilometri di nuoto. Legato alla sua guida e coach Dan Grieb, Chris, visibilmente eccitato, si butta in mare. Chiude la parte in acqua e sale in bici. Nei 180km in sella, in cui aggiorna i suoi followers nel frattempo arrivati oltre 60mila, subisce morsi di formica e cade. Nonostante un infortunio al ginocchio smonta dalla bici, si infila le scarpe da running e punta dritto all’arrivo dei 42km olimpici.
Dopo 16 ore, 46 minuti e 9 secondi, con il buio intorno, Chris taglia il traguardo dell’Ironman Florida Visit Panama City Beach 2020. Diventa il primo uomo affetto da sindrome di down a completare un Ironman, ottenendo il suo posto nel libro di Guinness.
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Chris Nikic completa l'Ironman: è il primo con sindrome di Down
Video credit: SNTV
All’arrivo viene abbracciato da tutti. Il suo coach, Dan Grieb: "Quando ha finito gli ho detto che lo amavo. Ora è un Ironman e può realizzare i suoi sogni", e suo padre, Nik: "La parte più difficile per lui è stata quella mentale: 17 ore sono piuttosto estenuanti".
Proprio il padre di Chris, Nik, è stato colui che ha dato il via al sogno del figlio. Dopo aver visto il suo bambino sottoporsi a quattro interventi chirurgici, ed essere diventato sempre più sedentario, all'età di 18 anni lo ha incoraggiato attraverso quel motto di cui vi parlavamo sopra: migliorare l'1% ogni giorno.
"Penso che mio figlio possa avere un grande futuro. Ha realizzato una cosa piuttosto sorprendente", ha detto Nik dopo l’arrivo.
Oggi Chris è un atleta (e un uomo) fatto e finito. Ha chiuso un Ironman ma vuole ancora di più: "Farò l’Ironman Kona Hawaii". Spera di essere invitato, e nel frattempo si gode la sua medaglia di vincitore. L’ha voluta e l’ha trovata, dando sempre l’1% in più.
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