Altro weekend in archivio per la MotoGP ed ennesima vittoria di Pecco Bagnaia. #Gofree a Misano ha conquistato il quarto successo consecutivo, il sesto stagionale, confermandosi al momento l'assoluto dominatore di questa disciplina. Ora l'italiano si ritrova a -30 punti da Quartararo nella generale. Ancora tanti, se pensiamo però che ne ha recuperati 61 in sole quattro gare ecco che la corsa alla corona iridata è tutt'altro che chiusa. Oltre per il duello tra Pecco e Fabio, Misano è stato teatro anche di un altro importante avvenimento: l'addio di Andrea Dovizioso. Un saluto arrivato poco dopo la metà stagione, dovuto all'amore mai nato con la M1 clienti. Una moto difficile da guidare, con zero grip al posteriore. Un mezzo quindi che ha caratteristiche particolari, e che solo Quartararo - col suo modo estremamente peculiare - riesce a far rendere al meglio. Se invece lo stile di guida non è come quello del francese, si fatica ad arrivare a punti. Il Dovi ci credeva tanto in questa nuova avventura in Yamaha, rappresentava l'ultima occasione per tornare ad essere protagonista dopo i trionfi in Ducati. Invece è stata un'agonia sin dai test invernali e quindi ha scelto di interrompere prima il rapporto. E, a 36 anni suonati, è giunto il momento di appendere il casco al chiodo e dedicarsi alla sua passione, il motocross, agli affetti personali e ad altri progetti, che potrebbero riportarlo presto nel Motomondiale, magari in un'altra veste.

Il Dovi: l'uomo invisibile che c'è sempre stato

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Andrea Dovizioso celebra con lo champagne la vittoria del titolo iridato in 125, Getty Images

Credit Foto Getty Images

Ci sembra quindi giusto quindi dedicare qualche riga al ragazzo di Forlimpopoli classe 1986, che ha trascorso ben 21 anni nel motomondiale. Un periodo lunghissimo, condito da tanti successi soprattutto nell'ultimo lustro. In pochi però veramente lo ricordano nei primi anni. Sì perché Andrea, con il suo carattere timido, introverso, ma sicuramente vero e umano, non ha mai catturato l'attenzione dei media agli inizi. E pensare che nel 2004 ha vinto il titolo in 125, ma a parte gli addetti ai lavori in pochi lo sanno. In quegli anni tutti erano accecati dalla grande rivalità tra Rossi, Biaggi e Capirossi. Poi c'era Melandri, successivamente è arrivato Simoncelli e la nuova generazione. E il Dovi? Lui c'è sempre stato, c'era ma non c'era, era un po' l'uomo invisibile. Neanche l'approdo in MotoGP ha cambiato di molto questa caratteristica. Anche perché, ad onor del vero, i risultati non sono stati elettrizzanti nei primi anni. Il Dottore era al centro del mondo, catalizzatore delle masse e arringatore di popoli, mentre Andrea viveva nell'ombra, non solo del Dottore, ma in generale.

L'esplosione in Ducati e i duelli con Marquez

Andrea Dovizioso, Marc Marquez, Austria GP MotoGP 2017, ducatipress

Credit Foto Ducati Motor Holding S.p.A

La carriera di Dovizioso è proseguita un po' nell'anonimato, fino alla penultima gara del 2016, quando trionfa sotto l'acqua in Malesia - 7 anni dopo l'unico successo sempre sul bagnato ottenuto in sella alla Honda a Donington - e qualcosa nella sua testa fa click. Da Sepang in poi cambia tutto: con Valentino Rossi in fase discendente della carriera, il Dovi dopo tanto lavoro finalmente ad essere competitivo con la Ducati e soprattutto comincia a vincere in maniera seriale. La vittoria al Mugello nel 2017 lo lancia in orbita, confermato dal successo in Catalunya meno di due settimane dopo. Il trionfo contro Marquez in Austria lo pone alle luci della ribalta.
Dovizioso diventa DesmoDovi e tutti magicamente iniziano ad accorgersi di lui, ad apprezzarlo ed applaudirlo. Il mondiale alla fine sfuma, ma la rivalità con il Cabroncito è sempre più accesa. Sono diverse in quegli anni le lotte tra i due sino all'ultima curva, e il rider forlivese ne esce quasi sempre vincitore tra l'incredulità generale. La cryptonite di Marquez si chiama Andrea, l'unico in fin dei conti che può dire, sino ad ora, di aver battuto il fenomeno di Cervera a più riprese: dopo Spielberg arriva Motegi, sempre nel 2017, poi la bagarre in Qatar nel 2018 e nel 2019. L'ultimo, il più bello, è l'acuto ancora in Austria nel 2019. Duelli incredibili, rimaste nel cuore degli appassionati e non. Il Dovi finalmente c'è, la gente lo conosce e lo ama, per il pilota e soprattutto per la persona fantastica che è. E l'essere diventato grande nei cuori della gente, senza essere showman, è ancora più difficile.

Dovizioso, Marquez - GP Austria 2019 - Getty Images

Credit Foto Getty Images

La rivalità, mai nata, con Valentino Rossi

Si arriva quindi a questi ultimi anni con i due italiani più importanti di questa seconda decade di millennio, Rossi e Dovizioso, ormai a fine carriera. La gente abbozza un dualismo tra i due, prova a costruire una grande rivalità. In verità questa non c'è mai stata. Personalità totalmente differenti, con Valentino capace in maniera innata di bucare lo schermo, dote totalmente carente al forlivese. Neanche in pista i due hanno mai veramente combattuto: quando il Dottore vinceva, Dovi era in 250 a scornarsi con Lorenzo o muoveva i primi passi nella classe regina in HRC. Viceversa quando il ducatista ha iniziato a trionfare, Rossi non riusciva più ad essere competitivo con la Yamaha. Ma nonostante ciò i media hanno sempre cercato di creare una rivalità tra loro, che però non si è vista. I due non si sono mai frequentati fuori dal tracciato: Dovi non fa parte del gruppo degli adepti del Dottore della VR46, ha sempre avuto un background e amicizie differenti e l'unico incrocio è avvenuto l'anno scorso, quando per qualche gara i due sono stati compagni di squadra nel team Petronas. Persone diverse con interessi differenti.

Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, MotoGP, Getty Images

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Il vero rivale italiano, anche perché più vicino alla sua età, è stato Marco Simoncelli, con cui ha tanto lottato da bambini sulle minimoto. Una rivalità in questo caso molto accesa, dato che i due da giovanissimi praticamente non si parlavano. Da grandi in verità si sono incrociati raramente, sino all'approdo del Sic in MotoGP. Purtroppo non c'è stato il tempo per vedere dei gran duelli in pista tra loro.

L'unico vero, in un mondo di facciata

"Ho ricevuto tanti complimenti nella mia carriera, ma credo che pochi fossero realmente sentiti. In generale non si dice quasi mai la verità. In questa società, ma anche nell'ambiente del Motomondiale: esporsi non paga. Non dico che sia tutto 'falso', ma la percentuale di verità è molto bassa". (Andrea Dovizioso a Guido Meda per Sky Sport, 03/09/2022).
Riprendiamo questa frase del Dovi perché, in maniera implicità, è quella che lo descrive al meglio. Andrea è sempre stata una persona vera e sincera, in un mondo, quello del motorsport ma anche nello sport in generale, sempre meno onesto e più di facciata. Il forlivese ha sempre detto quello che pensava, non si è mai nascosto e ci ha sempre messo la faccia. E' stato spesso dipinto come antipatico, freddo, uno che non si lascia andare troppo a sentimentalismi, la verità è che è sempre stato un eterno incompreso. Un ragazzo normale, capace di cose straordinarie.

Andrea Dovizioso con la bandiera festeggia la vittoria a Brno, GP della Repubblica Ceca, MotoGP, Getty Images

Credit Foto Getty Images

Grazie Dovi, una leggenda

Arriviamo quindi ai saluti. Tre volte vice campione del mondo, secondo pilota con più GP sulle spalle dopo Rossi, unico a non averne mai saltato uno, nemmeno per infortunio. Unico pilota a vincere in MotoGP in tre decenni diversi (2000-2009, 2010-2019, 2020). Ha portato la Ducati in alto e ha contribuito in maniera sostanziale a rendere la moto di Borgo Panigale ciò che è oggi, il punto di riferimento di questo sport, come gli ha riconosciuto, signorilmente, anche Pecco Bagnaia domenica a margine del 4° successo consecutivo: "Se la Ducati è oggi una moto vincente e così forte, molto merito è anche del suo lavoro". E poi è il vero anti-Marquez, l'unico che è riuscito a incrinare le certezze dell'alieno di Cervera pre-infortunio. La MotoGP lo definisce leggenda, anche se forse pochi italiani lo definiscono tale perché il titolo della classe regina l'ha solo sfiorato a più riprese e perché non è mai stato un personaggio, totalmente agli antipodi per carisma e personalità di Valentino Rossi. Ma per chi vi scrive Dovizioso è veramente una leggenda, uno che ha vinto sicuramente meno di quanto meritava, ma che deve essere ringraziato in eterno per quelle poche, ma incredibili emozioni che ci ha fatto vivere. E quindi grazie Dovi, grazie di tutto.

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