Jason Dupasquier aveva iniziato la sua avventura nel mondiale da neanche due anni ma sapeva perfettamente qual’era il suo sogno e in che modo avrebbe voluto inseguirlo: su una moto incarenato a sfrecciare sulle piste del campionato del Mondo. L’amore per la velocità e per le moto a questo ragazzo svizzero originario di Bulle, località nel cantone Friburgo, glielo aveva trasmesso il papà Philippe, 46enne ex pilota di Motocross e supermotard e che dopo aver smesso di correre era diventato anche coach e consigliere per la guida offroad del pilota elvetico del motomondiale più quotato: Thomas Luthi, un fratello maggiore acquisito per Jason e che non a caso quest'oggi non se l'è sentita di correre la sua gara in questa surreale domenica.

Dai primi passi nel Supermotard al Mondiale Moto3

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Come papà Philippe, anche Jason aveva mosso i primi passi nello sterrato, dedicandosi al Supermotard vincendo svariati campionati in patria poi intorno ai 13 anni era passato alla pista vincendo nel 2016 il campionato tedesco Moto3 (North European Cup) che gli valse la chiamata nel CEV, il campionato spagnolo velocità scelto da quasi tutti i giovani piloti che aspirano ad entrare nel mondiale. Nel 2018 per un brutto infortunio al femore perse tutta la stagione compresa la chance di fare esperienza nella Red Bull Rookies Cup ma l’anno seguente ritornò protagonista chiudendo all’8° posto la classifica generale e un podio sfiorato a Jerez (4° posto).

La commozione dei tecnici e dei meccanici del team Pruestel durante il minuto di silenzio al Mugello per la scomparsa di Jason Dupasquier

Credit Foto Getty Images

Nel 2020 il team KTM CarXpert Pruestel GP gli offre una chance nel mondiale dove inizia a fare esperienza ma chiude la stagione senza raccogliere nemmeno un punto. Quest’anno il pilota del Pruestel, che aveva deciso di trasferirsi in Spagna per alzare la propria competitività, nelle prime 5 gare della stagione non aveva mai fallito l’appuntamento con la zona punti, ottenendo come miglior risultato un 7° posto a Jerez meno di un mese fa. Sabato purtroppo all’uscita dall’Arrabbiata 2, una curva destra che si affronta in quarta marcia e cieca in uscita, Jason è purtroppo andato incontro a uno degli incidenti per cui non si è ancora trovato un rimedio: scivolare in pista e finire per essere travolto dalla testa e dal torace dalla propria stessa moto. Una carambola fatale e che ci ha ricordato la crudeltà di uno sport tanto affascinante quanto crudele. Uno sport, come ha ricordato Marco Bezzecchi dopo il podio ottenuto in Moto2 e dedicato alla memoria di Dupasquier, in cui “la morte fa parte – purtroppo - di uno splendido gioco”. Anche se questo non può consolare quando a spegnersi è la vita di un ragazzo di 19 anni che stava incarenato su una moto il suo sogno.

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