1. Dopo due annate da vicecampione del mondo, il 2019 può essere per Dovizioso e Ducati la stagione buona per puntare al titolo?

L’auspicio è che sia l’annata buona per vedere il Dovi scalare quell’unico gradino che gli ha impedito di battere quel fenomenale satanasso di Marquez. Il centauro forlivese ha vinto 10 GP nelle ultime due annate, ha portato a casa 10 vittorie e totalizzato la bellezza di 17 podi e si è guadagnato la fiducia totale ed incondizionata della Ducati che è cresciuta, ed è arrivata a giocarsela ad armi pari con un colosso come Honda, anche grazie anche alle indicazioni importanti che Andrea ha saputo dare in questi anni. La Desmosedici non è mai stata competitiva come questo periodo storico, già l’anno scorso ha mostrato che non le manca nulla per essere vincente anche sui tracciati più ostici. Ora la palla passa al Dovi che per la prima volta nella sua ultradecennale esperienza in MotoGP, Dovizioso sarà la prima guida del team e potrà contare sull’appoggio incondizionato di tutto un Reparto Corse.
MotoGP
Dai record di Agostini al sogno "decima": Valentino Rossi, il 40enne che ha ancora sfide da vincere
06/03/2019 A 16:34
Dall’Igna a più riprese ha confermato come gli sforzi del team e della squadra sono volti a mettere Dovizioso nelle condizioni di esprimersi al meglio e metterlo nelle condizioni di lavorare tranquillamente su quei dettagli che servono per vincere. Il nuovo compagno di squadra Petrucci, desideroso di mostrare di valere un team ufficiale, già nei test si è sobbarcato tanto lavoro di sviluppo e di collaborare per il bene di Ducati. Questa armonia, che cozza molto con il clima avvelenato che ha serpeggiato in Ducati l’anno scorso specie quando Lorenzo ha iniziato a sparare ad alzo zero su Dovizioso, potrebbe essere molto importante per un pilota metodico come il 32enne nativo di Forlimpopoli che deve solo pensare a non commettere gli stessi errori marchiani dell’anno passato e sfruttare come un rapace ogni possibile errore che Marquez farà in regalo. Avvicinarsi alla perfezione, che non esiste ma a cui bisogna ambire se si vuole togliere la corona di re a Marc Marquez e compiere un’impresa leggendaria, vincere in top class in sella a una moto italiana.

Danilo Petrucci, Andrea Dovizioso, Ducati, Getty Images

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2. Valentino Rossi, vincerà almeno una gara e riuscirà ad inserirsi nel lotto di piloti in lizza per il mondiale?

Valentino Rossi non avrebbe nulla da dimostrare, eppure è ancora qua a 40 anni a farsi il mazzo e a dedicarsi ad anima e corpo a quella che resta una passione infinita: la velocità, la competizione, il gusto unico che ti dà un sorpasso, un podio ottenuto in rimonta, una vittoria insperata. E’ reduce da un’annata complicata, senza nemmeno una vittoria (in 23 anni era accaduto solo altre due anni nel biennio tremendo in Ducati), un supplizio per un animale da gara come lui, che a mangiare la polvere ha sempre fatto fatica e che il comprimario non lo ha mai fatto. La Yamaha per farlo ritornare a lottare con i migliori, come è accaduto solo di rado la passata annata, ha accontentato buona parte delle richieste tecnico-organizzative che Rossi aveva stilato, aumentando gli investimenti, imbastendo un test team e facendo cambi importanti sulla moto (sul motore e sull’elettronica per gestire meglio il degrado della gomma in gara).

Il 2019 sarà la 20a stagione nella classe regina per Valentino Rossi, Getty Images

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Questi passi avanti hanno diminuito il gap con Honda e Ducati, che però hanno ancora qualcosa in più rispetto a Yamaha che però continuerà a lavorare per mettere nelle condizioni i propri piloti di giocarsi ogni weekend le posizioni che contano. Una buona notizia per Rossi che però nei test invernali ha faticato molto più rispetto al compagno Viñales, apparso molto più performante e più a suo agio con la nuova M1. Già vincere il duello in famiglia con Maverick e tornare a vincere un GP dopo quasi 2 anni sarebbero le premesse per una stagione da urlo per il neo 40enne. Difficile al momento pensare possa davvero giocarsi il mondiale con Marquez e Dovizioso e dare l’assalto che gli manca da 10 anni. Però guai sottovalutare il cuore di un campione…
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3. L’arrivo di Jorge Lorenzo quanto complicherà e condizionerà la stagione di Marc Marquez?

Dopo aver stravinto il confronto con Dani Pedrosa, Marc Marquez, per la prima volta, si trova a dividere il box con l’unico pilota che - pur in un finale avvelenato da polemiche e veleni – è riuscito nel 2015 a vincere l’unico titolo iridato che il fuoriclasse di Cervera non è riuscito a conquistare nei suoi 6 anni di esperienza in MotoGP in sella alla Honda RC213V ufficiale. La convivenza fra Marquez e Lorenzo, due fuoriclasse che si sono portati a casa gli ultimi sette titoli mondiali della classe regina, potrebbe essere turbolenta e divampare in una rivalità molto accesa e pericolosa da gestire anche per MM93, se Jorge recupererà in tempi brevi dalla frattura allo scafoide che lo ha costretto a saltare i test in Malesia e se ‘Por Fuera’ riuscirà a capire come portare al limite una moto velocissima e con un carattere molto simile a quello della Desmosedici (sia la GP18 che la RC213V hanno un motore V4 a 90°).

Jorge Lorenzo, Marc Marquez, Getty Images

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Come ha imparato a proprie spese anche Dovizioso, nella parte centrale della scorsa stagione quando il maiorchino ha iniziato ad essere velocissimo in sella GP18, un Lorenzo in fiducia con il proprio pacchetto (moto e team) è un pilota quasi imbattibile. In Ducati, Jorge ha imparato a vincere non solo facendo la lepre ma anche non disdegnando il corpo a corpo e la bagarre più scomoda. Un’esperienza dura e al di sotto delle rispettive aspettative ma che ha reso Lorenzo un pilota ancora più completo e scomodo anche per Marquez, che resta il favorito numero uno per la vittoria e che anche nei test, soprattutto a Losail, ha impressionato pur non essendo ancora al 100% della condizione, dopo l’operazione delicata alla spalla sinistra. Ma in gara il fatto di non poter muovere ancora al meglio la spalla, potrebbe condizionare un po’ la guida e la performance del 25enne marziano di Cervera… Un dubbio legittimo per ora e una speranza per tutti i rivali che sognano di porre fine alla tirannia di MM93 in MotoGP.

4. Chi sarà la sorpresa della stagione?

Nella speranza che Bagnaia possa vincere il titolo di matricola dell’anno, e magari dalla seconda parte della stagione lottare in qualche gara per le posizioni a ridosso del podio con la sua GP19 del team Pramac, e Morbidelli con la Yamaha mostri tutti il suo valore, ripercorrendo magari certi exploit che hanno contraddistinto un ‘privato’ della casa del Diapason come Johann Zarco; la nostra sorpresa per il ruolo di outsider della stagione va su Alex Rins della Suzuki, 23enne pilota iberico della casa di Hammamatsu che ha impressionato nei test invernali mostrando velocità, ritmo e un metodo di lavoro da campionissimo. Già in Qatar parte coi galloni del favorito per la vittoria insieme a Dovizioso, Marquez e Vinales e la sensazione è che, con una GSX-RR sempre più in crescita, la prima vittoria e la prima pole in classe regina possano davvero arrivare.

Alex Rins portato in trionfo dal team Suzuki, lo spagnolo è atteso alla stagione della consacrazione, Getty Images

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5. Dopo gli exploit di Bagnaia e Morbidelli, quale giovane pilota italiano può aspirare a vincere un mondiale nelle classe minori (Moto2, Moto3)?

Sia in Moto2 (dove i piloti di casa nostra sono ben 9) sia in Moto3, di giovani talenti in grado di ambire all’iride non mancano. Se proprio però dobbiamo fare un nome secco andiamo con Luca Marini, 22enne fratello d’arte, compagno di squadra di Bagnaia nel team Sky VR46 Racing Team che ha dominato la classe media e protagonista di un finale di stagione scintillante che gli ha permesso di totalizzare 4 podi e una vittoria negli ultimi 8 GP del 2018. Brillante nei test e seguito da una squadra di primordine, Marini ha le carte in regola per fare il definitivo salto di qualità e togliersi l’etichetta di semplice fratello di Valentino Rossi, ma un campione del mondo a tutto tondo.
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