Correre con la morte nel cuore e la testa che, per quanto puoi essere professionista ed allenato al rischio, inevitabilmente va a quella notizia tremenda che ti ha scosso e che non puoi ignorare. Abbassare la visiera del casco meno di un quarto d’ora dopo il minuto di silenzio in memoria di Jason Dupasquier è stato tutt’altro che uno scherzo per i piloti della MotoGP. In situazioni così complesse ed emotivamente devastanti, la domanda che ci si fa è sempre la stessa: ha senso correre o è meglio fermarsi, spegnere i motori e riflettere senza fare finta di niente? Secondo alcuni piloti no, e fra coloro più severi riguardo alla decisione di prendere comunque il via del GP c’è Francesco Bagnaia, che ai microfoni di Sky non nasconde la sua amarezza per la gestione di questo caso.
La cosa principale di oggi è che abbiamo perso un ragazzo di 19 anni. La gestione della notizia non è stata delle migliori, il minuto di silenzio ci ha scosso e non ci siamo potuti concentrare abbastanza. Essere caduto oggi non mi interessa, oggi abbiamo perso un ragazzo di 19 anni ed è difficile da accettare. Se fosse accaduto a un pilota MotoGP non avremmo corso”.
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Espargaro: "Sconvolto dalla notizia, era un bambino"

Duro per la gestione del minuto di raccoglimento prima dello start della gara anche Aleix Espargaro.
Oggi è stata una giornata molto dura, quando è arrivata la notizia sono rimasto molto sconvolto. Non riesco a capire come ca**o possiamo fare noi piloti a fare un minuto di silenzio in griglia e poi resettare tutto e gareggiare. E' duro accettare una notizia del genere, era un bambino. Quando ieri è successo ho chiesto a Rivola di andare da Dorna a chiedere, perché se fosse morto prima della FP4 non avrei corso. Queste cose capitano, sto male con me stesso perché non capisco come posso mettere il casco dopo il minuto di silenzio".

L'omaggio del paddock MotoGP per Jason Dupasquier

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Petrucci: "Se fosse accaduto a un pilota della MotoGP avremmo corso?"

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Danilo Petrucci, che a GPOne.com non ha nascosto di sentirsi la “coscienza sporca” dopo questa gara.
Mi sento sporco a pensare che abbiamo corso sullo stesso tracciato dove ieri è morto un ragazzo di 19 anni. Non la reputo una cosa normale, ma non siamo nella posizione di fermarci. In altre situazioni simili almeno c’era stato un brief coi piloti, ieri non è stato fatto nemmeno quello. Nessuno ci ha detto nulla dopo l’incidente e dopo 3 minuti dopo che l’elicottero è volato via si è aperta la pit lane come se nulla fosse successo. Nessuno ci ha chiesto cosa volessimo fare, ma bisogna ricordare che dentro un casco c’è un ragazzi che pensano che se oggi è successo a un collega o a un amico, domani potrebbe accadere a loro. Sarebbe andata diversamente se fosse accaduto a un pilota della MotoGP?”

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Dall’alto della sua esperienza anche Valentino Rossi, ai microfoni di Sky Sport, dà la propria lettura di un pomeriggio particolare e tristissimo.
Per prima cosa voglio fare le mie condoglianze a tutti, alla famiglia di Jason, al team ed ai suoi. Già da ieri sera sapevamo quanto la situazione fosse critica, perché la botta che aveva preso da Ayumu Sasaki lo aveva colpito sul casco. Ma, da una situazione disperata alla morte ce ne passa. Purtroppo anche la speranza se n’è andata questa mattina quando è arrivata la notizia. Quando accadono eventi simili ti chiedi sempre se abbia senso o meno continuare. Correre o non correre. Ad ogni modo sia che prosegui, sia che ti fermi, purtroppo Jason non può tornare tra noi, è stato tutto molto complicato, veramente difficile”.

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