Insieme è una parola molto bella e descrive molto bene la stagione di quest'anno. Insieme abbiamo preso ogni decisione, insieme abbiamo attraversato momenti difficili, insieme abbiamo perso e insieme siamo tornati a vincere. Insieme siamo tutti campioni del mondo
Nel giorno più bello della carriera sportiva di un pilota, quello in cui bisognerebbe gonfiare il petto, stringere i pugni e urlare a squarciagola ‘Il migliore sono io’, Francesco Bagnaia ha scelto di omettere i personalismi e condividere la gioia per il primo titolo mondiale con tutte le persone che lo hanno aiutato a tagliare questo traguardo. Collaboratori, meccanici, familiari, uomini dietro le quinte, datori di lavoro e compagni di squadra il “Grazie ragazzi” ha preceduto qualunque altro tipo di considerazione.
Gran Premio della Malesia
Un grande Rossi a Sepang, poi la caduta. Valentino è in declino oppure può ancora vincere?
05/11/2018 A 06:53
E forse sta proprio condensata tutta in questa umiltà, lucidità e statura morale, il segretto della forza del primo pilota piemontese campione del mondo di motociclismo. Un ragazzo che è partito da Chivasso (paesino di 26.000 abitanti in provincia di Torino, ndr) ed ha dovuto fare la gavetta vera per inseguire il proprio sogno, superando tanti imprevisti, emigrando in tenera età prima in Spagna e poi a Pesaro – a pochi passi da Tavullia, feudo di Valentino Rossi e della sua prestigiosa Academy – e imparando giorno dopo giorno a credere nelle proprie potenzialità ad essere spietato, grintoso, chiururgico e concreto in ogni gara.

Alzamora lo ha lanciato nel Cev, con Valentino e l’Academy è fiorito nel mondiale

Nel campionato spagnolo ero uno dei più veloci, nel Mondiale tra i più scarsi. Non è stato facile quando sei così giovane. Ho iniziato a farmi delle domande, il 2013 è stato l’anno più difficile della mia carriera. Se non fosse stato per l’Academy probabilmente ora sarei a casa (Francesco Bagnaia, 4/11/2018)
La parabola di Pecco (il soprannome che lo accompagna da sempre e che gli ha affibiato la sorella Carola quando aveva appena 2-3 anni e non riusciva a pronunciare il nome Francesco, ndr) non è quella del predestinato bensì quella di chi, giorno dopo giorno, ha lavorato per cambiare un destino che sarebbe potuto essere anche da comparsa. Già perché Bagnaia quando correva nelle minimoto si è ritagliato qualche gioia ma non ha fatto proprio incetta di successi e di trofei... Prima di ieri, il suo palmares recitava solo un Europeo in MiniGP nel 2009. Il potenziale, la passione, la voglia di rimboccarsi le maniche, migliorare, ascoltare e apprendere tutti i segreti per diventare uno forte per davvero, Pecco li ha sempre avuti.
E proprio queste qualità gli hanno permesso di guadagnarsi la fiducia e il rispetto prima di Emilio Alzamora e poi di Valentino Rossi. L’attuale manager e scopritore di Marc Marquez nel 2010 lo prese nel suo team (il Monlau Competicion) e lo fece correre prima nella PreGP 125, nel Campionato del Mediterraneo, e l’anno successivo nel CEV dove, in due stagioni, ha lottato ad armi pari con Alex Marquez ed Alex Rins, conquistato due bellissime vittorie e ha chiuso la seconda annata con un terzo posto in classifica generale. Rossi e la VR 46 Academy invece hanno creduto in lui nel momento forse più difficile della carriera del ragazzo di Chivasso, quando Bagnaia era reduce dalla sua prima annata nel Mondiale Moto3 chiusa senza nemmeno un piazzamento a punti con la FTR del Team Italia. Valentino, Uccio e tutti gli uomini dell’Academy lo presero sotto la propria ala protettiva e lo scelsero come pilota del neonato SKY VR46 Racing Team, la squadra voluta fortemente dal fuoriclasse di Tavullia per valorizzare le giovani promesse del motociclismo italiano. Bagnaia, che divise il box con Romano Fenati, sfiorò il podio a Le Mans ma non incantò chiudendo la sua seconda annata in Moto3 con un modesto 14° posto in campionato.
Nel 2015, su consiglio dell’Academy, Bagnaia approdò al Team Aspar Mahindra Moto3 di Gino Borsoi. Con una moto nuova per la categoria, con un potenziale inferiore rispetto a quello di KTM e Honda, Pecco conquistò il primo podio a Le Mans nel 2015 e l’anno seguente lottò per il titolo iridato con Binder, Bastianini e Navarro vincendo due gare, portando a casa 7 podi e chiudendo la stagione con un test premio sulla Ducati Desmosedici GP14 del team Pramac. Nel 2016 Bagnaia capisce che è il momento del salto di categoria ed è il momento buono per tornare a difendere i colori del VR46 Racing Team. L’impatto con la classe media e il feeling con il team manager Pablo Nieto e tutti i meccanici e i tecnici si tramutano subito in risultati importanti. Pecco chiude la sua annata con 4 podi, il quinto posto nella classifica generale (dominata da Morbidelli) e il titolo di miglior rookie della stagione. Il resto è storia recente, Bagnaia inizia la stagione 2018 consapevole di avere il potenziale e la struttura per giocarsi il titolo iridato e sin dal primo weekend di gara fa capire di non voler lasciare nulla d’intentato. Vince in Qatar dopo una battaglia al fulmicotone con l’amico e coinquilino Lorenzo Baldassarri (i due condividono un appartamento a Pesaro, dove vivono quando non sono in giro per il mondo per le gare, ndr) e si ripete anche ad Austin.
Da Jerez a Sepang quei successi sono diventati 8 e i podi addirittura 12, numeri che hanno sfiancato la concorrenza del coriaceo Miguel Oliveira e che hanno confermato la completezza di un pilota che ha mostrato una regolarità impressionante (0 ritiri e 17 piazzamenti a punti in altrettante gare disputate) un repertorio veramente disarmante. Vittorie in solitaria, successi d’astuzia, acuti piazzati al termine di bagarre all’ultima curva e sorpassi mozzafiato. Bagnaia ha mostrato di sapere sfiancare la concorrenza in tantissimi modi ed a 22 anni è pronto per il salto in MotoGP, dove come già successo a Morbidelli, si troverà a sfidare da vicino il proprio ex patron, idolo di gioventù, amico e mentore Valentino Rossi.

La Ducati nel destino, cosa potrà fare in MotoGP?

La MotoGP è il mio sogno fin dal primo giorno che ho allacciato un casco e sono entrato in pista, ma la Ducati lo è ancora prima. Ero piccolo, molto piccolo, ma il rumore della frizione a secco della Ducati 996R di mio zio è un suono che non scorderò mai. Guardandola gli dicevo sempre: ‘Zio questa la tieni per me, per quando sarò grande’ (Bagnaia a GPOne.com il 21/02/ 2018)
Realizzato il sogno di vincere un titolo iridato (26° pilota italiano a riuscirci nella storia del motomondiale) ora Bagnaia può focalizzarsi sulla prossima grande ed eccitante sfida: il salto di categoria con la Desmosedici del team Ducati Pramac. La casa di Borgo Panigale ha creduto sulle qualità del 22enne piemontese con largo anticipo, blindandolo già a febbraio primo del via dell’anno sportivo con un biennale. Bagnaia affiancherà Jack Miller e dovrà iniziare a capire una moto dal potenziale enorme ma estremamente diversa da una Moto2.
Servirà pazienza, tenacia e tanto lavoro per capire il carattere della Ducati e soprattutto come riuscire a cucirsi addosso una moto, dal carattere spigoloso, ma capace di sprigionare una potenza e una velocità senza eguali. Se un pluricampione come Jorge Lorenzo ci ha messo più di un anno per capire come portare la Ducati alla vittoria, si intuisce subito come il 2019 per Bagnaia sarà essenzialmente un anno di apprendistato in cui imparare a lavorare sull’elettronica, capire le gomme, il telaio e soprattutto lo stile di guida più efficace per essere performante con la Desmosedici. Una sfida tanto impegnativa quanto esaltante nella quale tuffarsi col sorriso di chi sa che, anche se la strada sarà impegnativa e piena di ostacoli, non sarà mai lunga e tosta come quella fatta per partire da Chivasso e arrivare in Malesia con il numero uno sul cupolino e il titolo mondiale Moto2 in bacheca.
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