Caro Marco,
sono trascorsi già dieci anni da quell’assurdo incidente di Sepang che ti ha consegnato alla leggenda. Per uno scherzo del destino, forse nemmeno tanto strano dato che si corre sul tracciato di Misano che dal 2012 porta il tuo nome, questo anniversario cade proprio nel weekend in cui uno dei tuoi più cari amici in pista, Valentino Rossi correrà la sua ultima gara in MotoGP davanti al pubblico italiano.
"Diobò ta ie fata a smett Vale...” esclameresti, assestando al Dottore una bella pacca amichevole e un abbraccio affettuoso come quelli che distribuivi per far sentire vicine le persone importanti, quelle che facevano parte di quel cerchio magico che ti aiutava a dare tutto in pista e ad uscire da ogni gara senza rimorsi o rimpianti.
MotoGP
Paolo Simoncelli: "10 anni senza Marco fanno male"
09/10/2021 A 13:58

L'abbraccio fra Simoncelli e Valentino Rossi a Valencia nel 2008, quando entrambi vinsero il titolo mondiale

Credit Foto Getty Images

E’ struggente ma per certi versi anche bello che, nel decennale della tua morte, i bolidi del motomondiale rombino sul tuo tracciato prediletto e che in pista a dare il massimo per centrare un bel risultato ci siano anche i piloti della Squadra Corse Sic 58, il team di Moto3 voluto fortemente da tuo babbo Paolo, e che dal 2013 persegue l’obiettivo di lanciare giovani piloti nel mondiale.
Negli ultimi due anni, Tatsuki Suzuki (il pilota di punta della Squadra Corse Sic 58, che dopo 5 stagioni insieme a fine 2021 esaurirà la sua avventura insieme a Paolo Simoncelli per proseguire la sua strada in un altro team, ndr) a Misano ha centrato una vittoria e un terzo posto e sarebbe veramente figo se riuscisse a centrare il primo podio stagionale proprio in questo weekend così speciale. Sarebbe il modo migliore per onorare la tua memoria, far commuovere e impazzire di gioia tutta la tua famiglia e chiudere un bel sodalizio (“quella fra la Squadra Sic 58 e Tatsuki è stata una lunga e bella storia” ha scritto Paolo in un comunicato di qualche settimana fa) che ha trasformato un introverso pilota nipponico in un ‘giapporiccionese’ fatto e finito.

Paolo Simoncelli insieme a Tatsuki Suzuki, Getty Images

Credit Foto Getty Images

Provare a immaginarti come saresti oggi, è un esercizio semplice perché - a parte qualche ruga in più sul viso e qualche capello bianco che emergerebbe da quel cespuglio di ricci che fuoriscivano da quel casco bianco e rosso con l’effige del giaguaro – non saresti cambiato di una virgola. Saresti un uomo di 34 anni vero, genuino, entusiasta, combattivo e animato da quell’entusiasmo e da quel fuoco che ti portava a non abbatterti e a dare non meno del 101% ogni volta che salivi in moto per provare a primeggiare e a vincere le gare.
Se a distanza di 10 anni il 58 è diventato un numero mitico e SuperSic, l'acronimo di un eroe immortale è perché ti sono stati sufficienti 25 anni per mostrare alla gente che eri un guerriero puro, che non aveva bisogno di indossare maschere per apparire diverso da quello che era. Un campione che non si vergognava di essere se stesso dentro e fuori dalla pista, che non cercava scuse quando sbagliava, non faceva calcoli né tanto meno accettava compromessi. Un ragazzo che ha trasmesso gioia alla gente e che non sarà mai dimenticato.

Bastianini in esclusiva fra MotoGP, Ducati, Rossi, Sic e tuffi

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