Il Gran Premio di Valencia va in archivio. Di solito questo weekend rappresentava la fine delle ostilità, il termine del campionato. In questo strano 2020 è cambiato tutto e la pista della Comunidad Valenciana non è l'ultima in calendario. Ma a livello di lotte questo mondiale è finito e ha incoronato Joan Mir campione del mondo della MotoGP. Neanche il più fervido fan della Suzuki (casa giapponese che ha festeggiato nel migliore dei modi il centenario dalla nascita e il 60esimo dal debutto nelle corse) a luglio avrebbe potuto immaginarsi un simile risultato. Ancor meno dopo le prime tre gare stagionali, con Mir a quota 11 punti e due zeri mentre Quartararo viaggiava con 59 lunghezze, frutto di due vittorie. Ma la costanza di rendimento è stata la chiave di questa stagione, un po' più corta rispetto al solito, fatta di trittici di gare ravvicinate e caratterizzata da un grande equilibrio.

I RISULTATI DI MIR NEL 2020

Gran Premio di Valencia
Pagelle: Morbidelli grandioso, male Rossi e Dovizioso
15/11/2020 A 14:57
GARARISULTATO
Jerez 1Ritirato
Jerez 2
BrnoRitirato
Spielberg 1
Spielberg 2
Misano 1
Misano 2
Barcellona
Le Mans11°
Aragon 1
Aragon 2
Valencia 1
Valencia 2

Joan Mir è stato il più costante e dal primo GP di Spielberg ha svoltato. In dieci gare sono arrivati sette podi, una vittoria e un quarto posto. Tanto basta per aggiudicarsi il mondiale con una gara d'anticipo. E' il secondo titolo per il maiorchino dopo quello in Moto3 nel 2017, il primo natulramente nella classe regina.

Vero, questo mondiale rimarrà per sempre quello corso senza Marc Marquez. Ma è un mondiale assolutamente meritato, dal valore identico a quello degli altri. E' stata un'annata complessa, corsa in condizioni difficili per tutti e Mir è stato senza dubbio il migliore.

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In cinque anni: da Cenerentola al titolo iridato, l'ascesa Suzuki

I CAMPIONI DEL MONDO SUZUKI NELLA CLASSE REGINA

PILOTAANNO
Sheene1976
Sheene1977
Lucchinelli1981
Uncini1982
Schwantz1993
Roberts Jr2000
Mir2020

Bravo Joan, bravissima la Suzuki. La casa di Hamamatsu torna a vincere nella classe regina dal 2000 con Kenny Roberts Jr, ma per la prima volta trionfa in MotoGP. La squadra giapponese sin dal debutto della nuova classe nel 2002 non aveva mai rubato l'occhio e non aveva mai ottenuto risultati di rilievo, se non qualche podio e una vittoria sotto l'acqua di Chris Vermeulen nel 2007 a Le Mans. Pochi risultati avuti, tanti soldi spesi e così la casa di Hamamatsu decise di ritirarsi dalla classe regina nel 2011.

Nel 2015 il grande ritorno, con Aleix Espargarò e il giovane Maverick Viñales. Una moto completamente nuova, la GSX-RR e a capo una volpe della MotoGP: Davide Brivio, un team manager pistoiese trapiantato in brianza, che era team manager della Yamaha campione di tutto con Valentino Rossi.

Il resto è storia. Dal fondo della griglia, anno dopo anno e gara dopo gara, la Suzuki risale la classifica. Arrivano i primi podi e la prima vittoria a Silverstone con Viñales. Poi è Rins a cogliere ottimi risultati dal 2018, fino al trionfo di Mir.

Suzuki Ecstar's Spanish rider Joan Mir celebrates after winning the MotoGP world championship after the Valencia Grand Prix at the Ricardo Tormo circuit in Valencia on November 15, 2020

Credit Foto Getty Images

L'uomo dietro al campione: Davide Brivio

Se i piloti hanno fatto tantissimo, Davide Brivio ha fatto il resto. L'italiano è partito da zero, dal nulla, creando la nuova squadra campione del mondo.

"La Suzuki voleva tornare nel motomondiale, avevano disegnato un 4 cilindri a V ma pensavano a un 4 cilindri in linea. Mentre progettavano un nuovo motore, mi hanno chiesto di organizzare la futura squadra. Sono partito da un foglio bianco: non c’era un meccanico, una cassetta per gli attrezzi, niente. Ho cominciato a scrivere una lista di cose che servivano e a guardarmi intorno. A curiosare tra officine e uffici a bordo pista. Puntavo a gente giovane, consapevole di imbarcarsi in una storia di sacrifici e attesa. Avevo le idee chiare sul carattere e le attitudini dei componenti della squadra che volevo: persone ispirate, ambiziose. E tranquille, come me. Io non sono mai stato uno che picchia il pugno sul tavolo, che urla. Preferisco un sorriso, il desiderio di comprendere. Gli scontri non fanno per me". (Davide Brivio).

E così è nato tutto. Un progetto fatto di gente giovane, poco conosciuta e dal palmares mediocre, ma con tantissima voglia di lavorare, proveniente dalle classi inferiori o da team privati. Successivamente è riuscito a coniugare al meglio la mentelità giapponese, quadrata e rigida, con il modus operandi europeo e italiano, dato che tantissimi ragazzi del team sono italiani. L'intuito e la fantasia nostrane sono state legate al meglio alla perseveranza nipponica, creando un mix perfetto.

I tecnici della Suzuki esultano per il successo di Joan Mir nel campione del mondo, Getty Images

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Altra perla è stata la creazione di un team test europeo, collegato al test team che gira tra le piste giapponesi. Brivio e compagni hanno sempre riposto grande fiducia al suo gruppo di prove, capitanato da Sylvain Guintoli. Questo ha portato ottimi feedback, quasi sempre confermati anche dai piloti ufficiali. Gli ingegneri hanno sempre seguito le indicazioni dei piloti e la moto è migliorata anno dopo anno.

Infine c'è sicuramente la scelta dei piloti, giovani, ambiziosi, ma soprattutto veloci. Viñales ha aperto la strada tempo fa, Rins l'ha proseguita, Mir ha tagliato per primo il traguardo del mondiale.

  • L'ascesa di Suzuki dal 2015 ad oggi: nel 2017 zero podi, tre anni dopo il titolo
ANNOVITTORIEPODI
201500
201614
201700
201809
201923
2020211

Vince la famiglia, trionfa la semplicità

Abbiamo unione in squadra, siamo una famiglia e questa unione ci rende così forti. (Alex Rins 15/11/2020)

Suzuki è una vera famiglia. Un team dove non c'è una star, manca un vero leader, ma tutti hanno un compito ben preciso e lo seguono al meglio. Senza un budget faraonico, con un team composto da molte meno persone rispetto a Honda e Yamaha, Suzuki nell'ombra ha lavorato meglio di tutti, puntando sulla concretezza e sulla semplicità. E' proprio questa la parola che circola maggiormente nel paddock quando si parla della Suzuki e della sua moto: la semplicità.

La Suzuki ha dimostrato che si può vincere lavorando su basi tecniche all’apparenza banali, ma che possono renderti costante e competitivo: la Suzuki è in generale la moto più semplice, sotto ogni aspetto che si può prendere in esame. (Andrea Dovizioso 15/11/2020)

Sia chiaro, semplice in questo caso non è usato in maniera dispregiativa, non basta fare una moto qualunque per vincere un mondiale. Ma è un mezzo che non eccelle in nulla, non ha nessun punto forte, ma neanche punti deboli. E' una moto costante, che si adatta in tutte le situazioni e in tutti i circuiti. Facile da settare, capace di usare al meglio le gomme in quasi tutte le occasioni. E in questo 2020 così equilibrato e spesso incomprensibile, è stata l'unica certezza.

Joan Mir abbraccia il team principal della Suzuki Ecstar di Davide Brivio, Getty Images

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Obiettivi futuri

Arrivata la vittoria finale, è tempo di festeggiare, guardando già al futuro. Come al solito, confermarsi è quasi più difficile di vincere. Brivio lo sa benissimo e sa anche che l'anno prossimo tornerà il Cabroncito con tanta voglia di rivincita. Ma la cosa positiva per la Suzuki è che ci sono ancora tanti margini di miglioramento. Prima di tutto manca una squadra non ufficiale.

Dal Giappone è da tempo che la richiedono a Brivio, in modo da avere molti più dati sulla moto su cui lavorare. Non è un qualcosa possibile da fare da un giorno all'altro, ma è sicuramente uno step da considerare se si vuole continuare a lottare con i big della disciplina. Si parla già del team Aspar/Esponsorama che dal 2022 diventerà il team VR46 in MotoGP, con Valentino Rossi ormai ritirato e divenuto Team Manager e due Suzuki nel suo box. Per ora però c'è poco ancora di concreto per il futuro. Il presente però è estremamente concreto. Dal nulla si è creato uno stupendo miracolo sportivo, da ricordare per sempre.

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