Va in archivio uno dei weekend più neri degli ultimi anni della storia del motociclismo. Ha vinto Quartararo in MotoGP, mentre in Moto2 ha trionfato Remy Gardner e in Moto3 il buon Dennis Foggia. Il risultato sportivo però viene meno di fronte alla morte di Jason Dupasquier, giovane svizzero di 19 anni deceduto nella mattinata di domenica 30 maggio in seguito all'incidente avvenuto durante le qualifiche della Moto3 il giorno prima.

Altra vittima di questo meraviglioso sport

La commozione dei tecnici e dei meccanici del team Pruestel durante il minuto di silenzio al Mugello per la scomparsa di Jason Dupasquier

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MotoGP
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30/05/2021 A 17:52
Spesso ci si dimentica quanto il motociclismo possa essere pericoloso. Si guarda solo alle emozioni e allo spettacolo che sà regalare ogni domenica, e così quando la morte torna a far visita è uno schiaffo durissimo da accettare. Contando solo il nuovo millennio, Dupasquier è il quinto pilota che ci ha lasciato in pista. Prima di lui Daijiro Kato a Suzuka nel 2003, Shoya Tomizawa a Misano nel 2010, Marco Simoncelli a Sepang nel 2011 e Luis Salom a Montmelò nel 2016. Tornando indietro nel tempo, era dal 1983 che non moriva un pilota della cilindrata più piccola: si trattava di un altro svizzero, Rolf Ruttiman.

La sicurezza ha fatto passi da gigante, ma questi casi rimangono inevitabili

L'elicottero che ha trasportato Dupasquier all'ospedale Careggi di Firenze, Getty Images

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Nella tristezza di una giornata come quella di ieri, almeno non ci sono state polemiche di nessun tipo riguardo la sicurezza dei piloti. Fino agli anni '80 praticamente ogni weekend accadevano fatti di questo tipo. Ora è tutto diverso: le piste stradali sono uscite dal Motomondiale, gli impianti sono ultrasicuri con via di fuga enormi, le tute e i caschi sono estremamente protettivi. In questi anni si sono fatti passi da gigante in quest'ambito, purtroppo l'incidente di Dupasquier è quello che rimane "inevitabile": non si può fare molto per evitare che un pilota possa cadere e rimanere in mezzo alla pista, venendo poi investito da una moto che insegue. Ieri si è parlato di rendere la Moto3 meno competitiva, ma è un discorso che lascia il tempo che trova. A parte che, come abbiamo visto, non accadeva un incidente mortale nella classe leggera da oltre 35 anni, e poi una fatalità simile sarebbe benissimo potuta accadere anche in altre classi.

Bagnaia e Petrucci protestano: non si doveva correre

Sono partito poco sereno e concentrato. Per è me correre è stato sbagliato e irrispettoso, sapevo che avrei sofferto tantissimo durante il minuto di silenzio, perché mi ha riportato la mente all’incidente, ho fatto molta fatica. Sarebbe stato meglio, ma forse sarei stato l’unico a non voler correre. Mi dispiace molto di questa situazione, mi sembra che sia stata affrontata con troppa leggerezza, non è bello. Se fosse successo a un pilota della MotoGP non avremmo corso: non è stata una bella pagina per il nostro sport". (Pecco Bagnaia, 30/05/2021)
Mi sento sporco ad aver corso sulla stessa pista dove ieri è morto un ragazzo di 19 anni. Non la reputo una cosa normale, così come non è normale che nessuno ci abbia consultato ieri: tre minuti dopo il decollo dell’elicottero, la pista era di nuovo aperta, come se non fosse successo nulla. Ma dentro ai caschi ci sono dei ragazzi che pensano che quello che è accaduto a Jason possa accadere anche a loro. Sarebbe stato tenuto lo stesso comportamento se fosse morto un pilota della MotoGP?. (Danilo Petrucci, 30/05/2021)
Se non ci sono state polemiche, giustamente, in tema sicurezza, dopo la gara della MotoGP sono arrivate diverse interviste di riders alquanto scossi dopo la notizia e che avrebbero preferito non correre. I due che hanno preso posizioni abbastanza nette sono stati Pecco Bagnaia e Danilo Petrucci. Non avrebbero voluto correre, ma soprattutto lamentano una cattiva gestione dell'accaduto. L'alfiere della Ducati ha reputato sbagliato affrontare il minuto di silenzio, molto toccante, meno di 15 minuti prima l'inizio della corsa, che ha sicuramente deconcentrato e destabilizzato molti piloti. Il rider della KTM invece si lamenta del fatto che i piloti non sono mai stati consultati da dopo l'incidente di sabato. Le condizioni di Dupasquier sono subito sembrate gravi, ma da sabato pomeriggio sino a dopo la notizia della morte, nessuno tra FIM, Dorna e quant'altro ha deciso di fare un piccolo briefing e sentire il pensiero dei piloti.

Il rovescio della medaglia: le visioni opposte di pensiero

Fabio Quartararo mostra la bandiera svizzera in memoria di Jason Dupasquier

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No, non ci ho mai veramente pensato a non correre. Io sono una persona molto sensibile, l’emozione è stata fortissima. Ho corso con un solo obiettivo: vincere per Jason, per dedicargli il successo". (Fabio Quartararo, 30/05/2021)
"Posso capire che alcuni piloti non avrebbero corso, questo è qualcosa di personale che ciascuno di noi prova sulla griglia. Alla fine, però, non correre non avrebbe cambiato niente, farlo, forse, ha reso un pochino più dolce la domenica di tante persone. E’ il bello e il brutto del nostro sport." (Franco Morbidelli, 30/05/2021).
Motorsport is dangerous, da sempre. El Diablo e Frenkie la pensano in maniera diversa rispetto a Pecco e Petrux. Il sunto è che quando si fa questo sport si tende a dimenticare l'esistenza del pericolo, ma c'è. Il motivo per correre è che è il loro lavoro e la loro passione e non farlo non cambierebbe nulla. E’ brutto da dire, ma non è la prima volta che succede e, purtroppo, non sarà l’ultima. Ma bisogna andare avanti.

Quindi è stato giusto correre?

Allora cosa era giusto fare? Meglio fermare il carrozzone del Circus per un momento o andare avanti, perché "The Show Must Go On" sempre e comunque?
Forse la situazione ieri, soprattutto in ambito MotoGP, poteva essere gestita un filo meglio. Sicuramente per ricordare Jason si poteva evitare il minuto di silenzio così a ridosso della gara, che ha sicuramente danneggiato la concentrazione di molti piloti. Inoltre si potevano consultare i riders di tutte le classi sin dal pomeriggio di sabato, valutando tutte le strade percorribili, anche se la decisione finale naturalmente rimaneva in mano alla Direzione Gara. Meno senso ha il discorso riguardante il fatto che, se fosse stato coinvolto un pilota della MotoGP, tutti si sarebbero fermati.
Ognuno di fronte alla morte reagisce in maniera differente. Alla fine le parole giuste forse sono proprio quelle di Valentino Rossi nel post gara:
"E’ chiaro che ti chiedi se abbia senso continuare: probabilmente non ce l’ha. Ma nemmeno non correre ha troppo senso, perché, purtroppo, quello che facciamo oggi non può cambiare quanto accaduto ieri. Correre o non correre? Entrambe le soluzioni hanno poco senso".

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