Come in tutte le storie che si rispettino, una volta terminate emergono nuovi dettagli curiosi; è quanto si evince dal racconto di Max Biaggi a RiVale, mini-documentario in esclusiva su Dazn, dove il pilota romano racconta la grande rivalità con Valentino Rossi spiegando quanto la stampa ha influenzato i loro rapporti:
"In quel momento storico secondo me c’era bisogno di una grande rivalità, guarda caso c’erano due italiani uno un po’ più grande, uno che arrivava da poco che aveva delle grandi potenzialità e secondo me non è nata a caso. Hanno fatto in modo che questa rivalità si incendiasse... E così quando in 500 nel 2000 quando ci siamo ritrovati uno contro l’altro per la prima volta nella stessa categoria, non ci conoscevamo ma era già come se fosse quasi già accaduto. Io non mi sono scelto il ruolo del cattivo, come Rossi non si è scelto il ruolo del buono. Non c’è stato proprio verso di uscire da quel tipo di personaggi o di ruolo. Doveva andare così, perché questa rivalità planetaria ne hanno parlato tutti e continuano a parlare tutti. Venivamo presi in inganno facilmente perché bastava che un giornalista veniva lì e diceva ‘sai cosa ha detto di te? Guarda c’è scritto su questo giornale...’, ti facevano vedere il giornale, allora è vero e allora rispondigli così, così e cosà. Alla fine noi due ci siamo fatti anche un po’ usare da questo dualismo, anche perché non usavamo filtri. Sicuramente quando la rivalità è diventata così grande, non è stata una cosa piacevole si è tramutata in una pressione che a me levava qualcosa".
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"Welkom nel 2004 resta un cruccio: ho sbagliato a fare i calcoli!"

Sulla gara inaugurale del Mondiale 2004 a Welkom vinta da Rossi in sella alla M1 dopo un duello al cardiopalma con Biaggi sulla Honda, il Corsaro ricorda: "E' stata una gara bellissima in cui è mancato davvero un niente e il mio più grande rammarico in quella gara, che ha vinto Rossi al debutto sulla Yamaha e io sono arrivato attaccato, facendo il vuoto sul terzo, è dovuto al fatto che io mi ero preparato tutto per l’ultimo giro e purtroppo quando sono passato al traguardo, pensavo nella mia testa mancasse ancora un giro invece c’era la bandiera a scacchi, infatti, io in quel giro lì avevo fatto il record della pista ed ero pronto per sparare l’ultimo cartuccia, ma in realtà era finita la gara. Avevo fatto male i calcoli e questo qui è stato un mio grande rimpianto perché ero pronto per poter tentare di vincere".
Senti, una cosa ma perché tu mi rompi tanto i c*****i? Perché? Ma io che ti ho fatto...
Biaggi poi racconta un aneddotto inedito, un incontro in ascensore al Twin Ring di Motegi: "Magari questo non l’ho mai nemmeno raccontato, ci siamo incontrati a Motegi nell’ascensore era il momento dell’apice del dualismo. Biaggi di qua, Rossi di là, ha ragione uno, no ha ragione l’altro. Insomma si era nel pieno del polverone ma io ero esausto, questa cosa qua mi incominciava davvero a pesare. Per caso ci siamo incontrati nello stesso albergo, il Twin Ring, questo hotel dove stanno solo i piloti e mi sono trovato nell’ascensore io, il mio fisioterapista e Valentino. Praticamente siamo entrati tutti dentro, io ho spinto sulla pulsantiera il piano in cui dovevo andare. Siamo andati su, dopo i saluti di cortesia, l’ascensore inizia ad andare poi a un certo punto ho iniziato a ragionare, ho spinto il tasto stop, ho guardato il mio fisioterapista e poi ho guardato lui e gli ho detto: "Senti, una cosa ma perché tu mi rompi tanto i c***ni? Perché? Ma io che ti ho fatto...”. E lui educatamente mi fa: "Ma no Max ma è la stampa che dice così...”. Ci sono rimasto, quasi quasi gli credevo, poi ho rispinto il pulsante e da quel momento non abbiamo più riparlato di questa faccenda".

Valentino Rossi e Max Biaggi in lotta in una gara del 2005

Credit Foto Eurosport

Ma soprattutto, Max Biaggi torna su un rapporto umano con Valentino Rossi che vorrebbe ricucire: "Adesso inizierà la seconda parte della sua vita e magari con un bicchiere di vino un giorno…chissà. Se mi chiamasse sarebbe molto particolare e sono fiducioso che le cose potranno cambiare".

Grazie Valentino, il campione infinito che ha segnato un'epoca

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