Il momento dell’addio di Valentino Rossi alla MotoGP si avvicina sempre di più. Al Dottore restano infatti solamente tre gare da disputare prima di appendere il casco al chiodo, chiudendo così una carriera lunghissima, cominciata più di un quarto di secolo or sono. Al riguardo, il quarantaduenne di Tavullia, che peraltro sta per diventare padre, ha rilasciato un’intervista per la versione spagnola di DAZN, dove ha sottolineato come il pensiero di smettere non sia facile da gestire:
"Sono entrato in paranoia pensando a Valencia. Penso di non essere preparato per il momento in cui smetterò di essere un pilota di MotoGP. Quando ho annunciato il mio ritiro, in Austria, non sono stato particolarmente condizionato dalle mie parole. Però adesso è diverso, ho realizzato che la mia vita sta per cambiare. Sono 15 anni che si parla del mio ritiro, ma non mi ero mai preoccupato della cosa. L’addio non sarà facile, ma penso che possa comunque essere un bel momento, nonostante tutto”.
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Nel corso dell’intervista si è tornati anche su alcuni degli episodi più significativi della carriera di Valentino, a cominciare dalla decisione presa nel 2003 di abbandonare la Honda, assolutamente dominante, per salire in sella a una Yamaha in profonda crisi. “Ci fu sicuramente un po’ di follia in quella scelta, perché all’epoca sembrava che lasciare Honda significasse chiamarsi fuori dalla lotta per il Mondiale. Però avevo anche tanta fiducia in me stesso. Di sicuro, non mi sarei mai aspettato di vincere con Yamaha già alla prima gara!”.
Di un possibile ritiro di Rossi si parla da quindici anni, come lui stesso ha detto, proprio perché nel 2006 girava voce che potesse dedicarsi alla Formula Uno. Ci furono anche dei test con la Ferrari, che però non ebbero seguito. Come mai? “Perché mi dissi che volevo correre in MotoGP il più a lungo possibile, senza avere rimpianti quando mi fossi voltato indietro”.
Infine, non va dimenticato come il Dottore dirà addio alla MotoGP in Spagna, una terra in cui si sono verificati parecchi episodi chiave della sua carriera, sia nel bene che nel male. “Tanti dei miei rivali più forti sono stati spagnoli e i tifosi iberici sono sempre molto energici nel supportare i loro beniamini. Ciononostante, in Spagna mi hanno sempre trattato benissimo. Proprio per questo voglio ringraziarli, mi hanno fatto sempre sentire a casa, nonostante fossi un avversario”.

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