Fausto Gresini non ce l’ha fatta. Dopo un lunedì sera assurdo e per certi versi desolante, in cui buona parte dei media sportivi italiani aveva prematuramente annunciato la notizia della sua morte costringendo di lì a poco prima il suo team, poi il figlio Lorenzo a smentire quella tremenda voce martedì mattina alle 10:34 il suo team ha annunciato la notizia che nessuno avrebbe voluto dare ossia che il 60enne ex pilota, bicampione del mondo in 125, ed apprezzato e vincente manager e proprierario di una dei team clienti più titolati e stimati del Motomondiale ha perso la sua battaglia con il Covid-19 dopo oltre due mesi di ricovero all’ospedale Maggiore di Bologna. "Tutta la Gresini Racing - si legge nella nota pubblicata dalla Gresini Racing - si stringe intorno alla famiglia, la moglie Nadia e i figli Lorenzo, Luca, Alice e Agnese... e alle innumerevoli persone che hanno avuto l’occasione di conoscerlo e apprezzarlo”.

Fausto Gresini aveva contratto il virus poco prima di Natale e dopo un brevissimo periodo in isolamento nella sua abitazione era stato ricoverato prima all’Ospedale di Imola e poi dal 30 dicembre all’ospedale Maggiore di Bologna dopo un peggioramento. Lì è iniziato il suo calvario, fra cure, bollettini, miglioramenti che facevano ben sperare e purtroppo, nell'ultima settimana, il peggioramento e le complicanze che hanno reso "il quadro clinico critico", come da ultimo bollettino del dottor Cilloni che lo ha seguito in questi due mesi e che purtroppo hanno portato a questa notizia che getta nella tristezza e nello sconforto tutto il mondo della velocità e del motociclismo.

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Vincente in pista e nella vita, umano e genuino in ogni cosa che faceva

Nato a Imola il 23 gennaio 1961, Fausto Gresini colpiva chi lo conosceva per l’umanità e il grande cuore che metteva in ogni cosa che faceva. Cresce in quella Romagna in cui “e mutor” (il motore) è una religione laica e da subito viene rapito da quella passione per cui dedicherà tutta la sua vita. Debutta nel motomondiale nel 1982 nel GP delle Nazioni con un ritiro ma di lì a poco si consoliderà come uno dei talenti più veloci e consistenti della classe 125, categoria che non ha mai abbondanato e nella quale si è cimentato durante tutto il suo percorso di pilota.

Dopo il primo podio ottenuto nel 1983 con la MBA è in sella alla Garelli che Gresini conquisterà i due mondiali nell’ottavo di litro nel 1985 e nel 1987. Il primo alloro mondiale se lo porta a casa dopo un duello serrato con il connazionale Pier Paolo Bianchi grazie a tre vittorie (in Austria, Belgio e San Marino), 8 podi, cinque pole position e 109 punti conquistati mentre il secondo arriva due anni dopo con una striscia record di 10 successi ottenuti nelle 11 gare in campionato (l’unico mancato piazzamento arrivò nel GP del Portogallo in cui forò e fu costretto al ritiro mentre era in testa).

Fausto Gresini in sella alla Garelli, la moto con la quale vinse i suoi due Mondiali in 125 (1985 e 1987)

Credit Foto Getty Images

Negli anni successivi non riuscì più a ripetersi (nel 1991 e nel 1992 sfiorò il titolo, chiudendo al 2° posto) ma continuò ad essere un pilota veloce e soprattutto fu un formidabile mentore ed alleato per un giovanissimo Loris Capirossi che nel 1990 vinse il mondiale da esordiente anche grazie all’aiuto di Gresini, che pur limitato da un infortunio, nell’ultima gara a Phillip Island rallentó Spaan (rivale di Capirex nella corsa al titolo) senza commettere scorrettezze, passandolo nel dritto e facendolo rallentare in curva, e dando il là alla vittoria in solitaria di Loris che grazie a quel successo colse anche il titolo iridato.

Fausto è prima di tutto un mio idolo, da ragazzo mi nascondevo vicino casa sua per vederlo arrivare. Quando ho fatto il mio esordio nel motomondiale mi ha accolto come un fratello minore, andavamo assieme alle gare. Anche tra noi c’è stata tensione, nel 1991 lottammo per il titolo, ma mi ha sempre voluto bene. [Loris Capirossi]

Il team Gresini, un sogno diventato solida realtà

Dato l’addio alle corse nel 1994, Fausto Gresini mostra subito l’acume, l’intelligenza e le idee chiare su quello che vuole fare da grande e di quale sarà il suo percorso nel mondo delle corse. Dopo aver ricoperto nel 1995 il ruolo di coach di Loris Capirossi, nel 1996 diventa il manager di Alex Barros e inizia a porre le basi per creare una propria squadra corse l’anno seguente. La prima esperienza arriva con una privatissima Honda 500 guidata proprio da Barros col quale conquista il primo podio e si guadagna la fiducia di Honda, team col quale rimarrà legato per oltre 20 anni.

Da lì è un crescendo rossiniano fatto di vittorie, podi, pole position, 4 mondiali vinti (uno in 250 con Kato nel 2001, uno in Moto2 con Toni Elias nel 2010, uno in Moto3 con Jorge Martin e un Mondiale MotoE nel 2019 con Matteo Ferrari), una valanga di giovani talenti lanciati e due dolori impossibili da dimenticare: la scomparsa in pista di due piloti Daijro Kato e Marco Simoncelli. Due lutti che lo hanno fatto vacillare e gli hanno fatto seriamente pensare di mollare tutto ma alla fine non hanno spento la sua passione per la moto e la sua voglia di inseguire nuovi traguardi e vincere nuove sfide.

Marco Simoncelli insieme a Fausto Gresini: il Sic è stato per due anni il pilota di punta del team Gresini in MotoGP

Credit Foto Getty Images

La mia vita è sempre stata con le moto e le competizioni, prima da pilota e dopo da team manager e cercare nuovi talenti mi appassiona molto. Non sempre ci riesci, in quei casi magari ci rimani male, ma poi ci riprovi. Ho costruito la Gresini Racing, un’azienda a tutti gli effetti che ogni giorno lavora per le competizioni e per fare risultati e dare servizi ai nostri partner, ne vado orgoglioso [Fausto Gresini a Motorsprint, Maggio 2020]

Si definiva un "pazzo” ma prima di tutto "una persona semplice, che conosce il significato della parola rispetto e che non vuole smettere di sognare fino alla fine". La MotoGP perde un galantuomo, una persona garbata, seria, come forse non ne fanno più. Buon viaggio Fausto, mancherai tanto ma siamo certi che il tuo team e i tuoi uomini e tutti i piloti che hai lanciato ti sapranno rendere orgoglioso.

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