Circa un anno fa proprio a Valencia il motociclismo italiano si interrogava su quale sarebbe stato il futuro della disciplina senza Valentino Rossi, che proprio al Ricardo Tormo, chiudeva la sua leggendaria carriera durata oltre 25 anni e che gli ha portato in dote 9 mondiali, una miriade di vittorie, podi e record ma soprattutto l'amore incondizionato e sconfinato di un folto numero di fan ed appassionati in ogni angolo della terra. A vincere, festeggiare sul gradino e dedicare alla leggenda eterna di Tavullia quel successo fu Francesco 'Pecco' Bagnaia, che oggi sulla stessa pista riporta l’Italia sul tetto del mondo della MotoGP dopo 13 anni, trionfando in sella a una stratosferica Ducati e riconsegnando al nostro paese un titolo iridato nella classe regina che mancava da 13 anni. Sotto gli occhi del Dottore, uno degli allievi prediletti di Valentino riesce a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro e a regalare a Ducati, il secondo mondiale piloti nella top class. Ma qual è la storia di Bagnaia? Per tratteggiare e celebrare al meglio il nuovo re del motomondiale abbiamo voluto confezionare un alfabeto che spieghi meglio come un ragazzo partito da Chivasso è arrivato passo dopo passo a sedere sul trono ambito e dorato della MotoGP. Buona lettura!

A come Academy VR46

La “scuola” inventata da Valentino Rossi nel 2014 per aiutare i talenti italiani ad emergere è stata fondamentale nella crescita e nell’esplosione di Bagnaia. “Nel 2013 ho vissuto un periodo nerissimo, ero nel mondiale Moto3 con il Team Italia ma proprio non mi ci trovavo. L’Academy è stata la mia salvezza”. Dall’età di 16 anni Pecco - che dopo Franco Morbidelli è stato uno dei primi giovani ad essere selezionati dal Dottore e dai suoi collaboratori - si è trasferito a Pesaro proprio per frequentare il Ranch allenarsi insieme a tutti gli altri piloti, spronarsi a vicenda, lavorare insieme ai professionisti messi a disposizione (il preparatore atletico Carlo Casabianca, i nutrizionisti, i legali, l’equipe medica, l’insegnante d’inglese ecc), imparare un metodo ed abbaverarsi alla fonte del più grande pilota italiano di tutti i tempi (con Giacomo Agostini).
MotoGP
Bagnaia campione del mondo MotoGP: i numeri di un trionfo italiano
06/11/2022 ALLE 13:57
L’Academy funziona perché siamo tutti rivali ma siamo anche tutti amici. L’uno sprona l’altro a spingersi oltre, che sia al Ranch o ad arrivare prima al campo scuola o a correre con la MiniGp. Già solo andare a mangiare al ristorante tutti insieme è una gara. Questa è una figata. [Bagnaia a Sky Sport, novembre 2018]

B come Beta 50

La prima minimoto (una minicross) ricevuta in dono all'età di 7 anni, con cui Bagnaia iniziò a scorazzare nel giardino dietro casa dei genitori e dei nonni. “Me la trovai sotto l’albero nel giorno di Natale del 2004. Era una minicross azzurra e bianca monomarcia. Fu proprio un gran regalo... Iniziai ad usarla praticamente sempre e quando a furia di girare praticamente finii per distruggere il giardino mio papà si decise a portarmi in pista. Da lì è iniziato tutto”.

C come Carola

La famiglia di Bagnaia è sempre stata molto unita e se papà Pietro segue sin dall’infanzia il figlio in ogni gara, nel box da anni ad accompagnare Pecco e soffrire insieme ai tecnici e meccanici Ducati c’è la sorella Carola. Nata 10 mesi dopo Francesco, laureata in scienze politiche all’Università di Torino con una tesi intitolata ‘La comunicazione nel mondo della MotoGP’, Carola cura gli account social di Pecco ed è la sua ombra nei circuiti dal 2017: “E’ una grande parte di me... e alle gare mi facilita molto la vita - ha raccontato Pecco, ad Alessandro Catellan - Mi libera da molte incombenze ed impegni e mi permette di concentrarmi sul mio lavoro in moto e con la squadra”.
"Mi ha chiesto di seguirlo perché lui di me si fida – ha ammesso Carola, in un’intervista un anno fa alla Gazzetta dello Sport - ma siamo molto diversi, permalosi e orgogliosi e se capita di discutere nessuno chiede scusa”.

Pecco Bagnaia insieme alla sorella Carola di appena 10 mesi più grande del fratello, Getty Images

Credit Foto Getty Images

D come Ducati

Prima ancora di immaginarsi pilota del Mondiale o campione del mondo, la molla che ha animato Pecco è stata essere in sella a una Ducati. “Ero piccolo, molto piccolo ma il rumore della frizione a secco della Ducati 996R di mio zio Claudio è un suono che non scorderò mai – ricorda Bagnaia, in un’intervista a Gpone.com di qualche anno fa - Guardandola gli dicevo sempre ‘zio, questa la tieni per me, per quando sarò grande’”. Un amore corrisposto visto che Gigi Dall’Igna e soci ci hanno messo poco a rimanere stregati dal suo talento, col primo approccio che addirittura risale all’inverno 2015, in un test premio a Valencia con la Desmosedici GP14 al termine dell’annata in Moto3 col team Mahinda Aspar. Da quell’istante Bagnaia non è più uscito dall’orbita del marchio bolognese che lo ha blindato con un biennale, prima dello start della seconda annata in Moto2 (quella che gli consegnerà il titolo in Moto2) e poi - dopo due stagioni non esaltanti (in termini di risultati) in Pramac - lo ha promosso nel team ufficiale, pur se tanti storcevano il naso. La mossa invece ha pagato dividendi poiché Bagnaia - con la sua capacità di gestire il freno davanti con la forcella “a pacco”, facendo galleggiare la ruota posteriore e non pregiudicando la velocità di percorrenza in curva - è riuscito a sfruttare il potenziale della Desmosedici su piste molto differenti tra loro riuscendo, al netto di alcune sbavature e scivolate, a totalizzare 10 vittorie e 18 podi in 37 gare corse nel team Factory. Un ruolino di marcia che gli ha permesso, al netto della crisi del pacchetto Quartararo/Yamaha da metà giugno ad oggi, di recuperare 105 punti in 8 gare e riportare a Ducati quel mondiale piloti che mancava da 15 anni.

E come Eredità

Non ci sarà mai più un pilota capace di muovere le folle, calamitare interesse e tramutare qualunque gara a cui partecipasse in un "rito pagano” imperdibile come Valentino Rossi ma di certo Francesco Bagnaia, è un pilota degno di portare avanti l’eredità del Dottore e di cui l’Italia può andare orgoglioso. Ed ora a certificarlo c’è anche l’albo d’oro visto che proprio Bagnaia è il primo pilota italiano campione del mondo MotoGP dai tempi di Valentino.

Dal 2002 ad oggi, da quando la top class è stata ribattezzata MotoGP, solo due piloti italiani si sono laureati - almeno una volta - campioni del mondo: Valentino Rossi e Pecco Bagnaia

Credit Foto Eurosport

F come Fidanzata

Domizia Castagnini, la ragazza che Pecco di cui Bagnaia si è innamorato da 10 anni fa e con la quale sta insieme da 6 anni. Piemontese, fashion buyer da tre anni lavora per una boutique di moda con base a Pesaro e convive insieme a Pecco (che conosce sin dai tempi in cui entrambi erano bambini) nella città marchigiana. “Non ho mai pensato a una vita senza di lei – ha confidato Bagnaia a Sky parlando della sua ragazza - Mi ha permesso di pensare solo al buono che c’è in tutto e mi ritengo fortunato ad averla al mio fianco”.

Pecco Bagnaia insieme alla fidanzata Domizia Castagnini al Galà della FIM 2021

Credit Foto Getty Images

G come #Gofree

Se tanti piloti sulla loro tuta scelgono di incidere il soprannome o il cognome, sulla tuta di Bagnaia ci sono sette lettere Gofree, il suo motto in pista e nella vita. Un ‘leitmotiv’ che accompagna Pecco dai tempi della Moto3 da quando una ragazza durante il weekend di gare in Giappone gli disse ‘enjoy the race and go free”, “goditi la gara e vai libero”. Un concetto diventato un mantra.
#Gofree significa vivere in modo spensierato e libero, divertirsi e dare priorità alle cose che ami fare

H come Haga

Se Valentino Rossi è il mito indiscusso, Pecco per anni ha idolatrato un altro pilota di culto della Superbike anni ‘90-2000: Noriyuki Haga. Il samurai giapponese, tutto pieghe, irriverenza, sorpassi esagerati e sportellate. Un pilota di culto fra gli appassionati e che – pur non riuscendo mai a vincere un mondiale – riuscì a rapire l’immaginario di Pecco che fino al 2012 ha scelto di correre col 41 di NitroNori sul cupolino. “Haga mi piaceva tanto – confessò a Melandri un anno fa - Poi quando riguardavo le sue interviste, su Youtube… C’è quella in cui gli chiedono come si allenava lui, fa ridere da matti”.

I come Italia

50 anni dopo il leggendario binomio MV Agusta-Giacomo Agostini, un pilota in sella a una moto italiana è riuscito a conquistare la corona iridata nella classe più ambita. Un’impresa impagabile, quella di Bagnaia – che in questo magico 2022 si è tolto la soddisfazione di vincere entrambi i GP corsi sulle due piste italiane, Mugello e Misano - riuscita a nessuno in era MotoGP e che rende ancora più speciale un exploit da incorniciare.
  • Bagnaia e gli altri piloti tricolori campioni della classe regina in sella a una moto italiana
Pilota (Moto, classe)Titoli e anni
Francesco BAGNAIA (Ducati, MotoGP)1 (2022)
Giacomo AGOSTINI (MV Agusta,500)7 (1966, 1967, 1968, 1969, 1970, 1971, 1972)
Libero LIBERATI (Gilera, 500)1 (1957)
Umberto MASETTI (Gilera, 500)2 (1950, 1952)

L come Lavoro

La parola alla base di un’ascesa che appena 10 anni fa pareva imprensabile. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. A casa, in palestra, al Ranch, in pista, al video - per carpire i segreti degli avversari e batterli in gara - nel box durante i test o nei weekend di gara per dare le indicazioni giuste agli uomini del suo box e cucirsi addosso la moto con la quale bastonare gli avversari.

M come Miller

Jack Miller, Il compagno di squadra col quale ha diviso il box nel suo quadriennio in MotoGP e con il quale più che una rivalità si è instaurata una reciproca stima sfociata col tempo in un’amicizia più unica che rara da trovare a questi livelli. E non è un caso se in una delle gare chiave più delicate della stagione, quella che ha permesso a Pecco di portarsi da -18 a -2, proprio le parole di Jack abbiano fatto la differenza: “Prima della gara di Buriram quando è rientrato ai box sotto la pioggia battente l’ho visto preoccupato. Gli ho parlato, gli ho ricordato di quanto lui possa girare forte sul bagnato e che non bisogna pensare alla classifica, ma concentrarsi solo sul proprio lavoro e alla fine ha fatto un lavoro incredibile”.
Avere Jack come compagno di squadra è stato fantastico per me. Lavoriamo insieme dal 2019 e da allora abbiamo avuto un ottimo rapporto. Penso sia un equilibrio difficile da ripetere perchè non credo che con altri piloti tutto ciò si riesca a fare.

Pecco Bagnaia e Jack Miller sono fra i favoriti anche al GP di Le Mans

Credit Foto Getty Images

N come Numeri

Nei suoi 10 anni nel motomondiale ne ha cambiati ben quattro: il 4 nel disgraziato anno di debutto nel Team Italia, il 21 nel triennio dal 2014 al 2016 in Moto3 scelto per onorare la memoria di un mito della Ducati come Troy Bayliss. In Moto2 col 21 occupato da Franco Morbidelli e il 41 sul cupolino di Brad Binder, Pecco optò per il 42 (21+21) con il quale al secondo anno vinse il primo titolo mondiale. Nel 2019 in MotoGP – col 42 precettato già da Rins – l’adozione del 63 (21+21+21) col quale dopo quattro anni è arrivato il secondo titolo iridato, quello della consacrazione.

O come Omaggio

14/11/2021. Nel giorno dell’ultima recita di Valentino Rossi nel motomondiale, Pecco Bagnaia con l’iconico casco ‘Che Spettacolo’ indossato dal Dottore nel glorioso 2004, stravince a Valencia dedicando la vittoria al suo idolo, amico, riferimento e mentore: “Con un casco così si poteva solo vincere. Ha dato tutto per noi ed era l’unico modo per omaggiarlo nel migliore dei modi – il tributo di Bagnaia nel post gara Gli vogliamo un bene della Madonna per ciò che ha fatto, per ciò che fa. Era il minimo vincere un’altra gara di MotoGp, con uno dei caschi più significativi che ha fatto. Proprio uno spettacolo”.

Pecco Bagnaia festeggia il 4° successo ottenuto nel suo splendido 2021 con il casco dedicato al Dottore, Getty Images

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P come Pecco

Francesco, nome di battesimo all’anagrafe ma universalmente conosciuto come Pecco. Un soprannome che lo accompagna praticamente da sempre e che ha un origine molto singolare come raccontato persino alla CNN: “È stata colpa di mia sorella, lei ha 20 mesi più di me… Eravamo piccoli e non sapeva dire Francesco, così mi chiamava sempre Pecco. Da lì è rimasto così, e anche adesso non c’è nessuno che mi chiama Francesco. Quando mi chiamano Francesco a volte non mi giro”.

Q come Quartararo

Il rivale a cui ha scippato il titolo MotoGP con una rimonta da record, mai vista prima. 105 punti recuperati in 8 gare. Una scalata esagerata che non ha incrinato un rapporto di stima reciproca sincera che viene da lontano, dai tempi in cui Bagnaia e Quartararo facevano la spola fra Italia e Spagna e sognavano l’approdo nel Mondiale. “Conosco Fabio dal 2010 – ha confessato Pecco in un’intervista di qualche mese fa a Sky Sport - mi allenavo con la moto con cui correva lui nel campionato CEV Moto3 in Spagna. E’ uno coi piedi per terra ed abbiamo avuto sempre un buon rapporto perché siamo entrambi due persone intelligenti”.

Pecco Bagnaia, Fabio Quartararo, MotoGP, Getty Images

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R come Rossi

L’icona diventata alleato, fratello maggiore, consigliere e mentore. Per Valentino a 17 anni Pecco ha deciso, senza battere ciglio, di mollare Chivasso, la famiglia e gli amici e trasferirsi a Pesaro per frequentare il Ranch, l’Academy ed allenarsi fianco a fianco ogni giorno a lui. Nel 2018 è stato uno dei due piloti a regalargli un titolo mondiale da patron del team VR46 e dal 2019 al 2021 i due hanno avuto modo di sfidarsi e scrutarsi da vicino in pista, riuscendo specie nel 2021 persino a batterlo in gara. Smessi i panni del pilota di moto, Valentino ha continuato a spronare ed aiutare Pecco con consigli, sms o Whatsapp vocali prima delle gare che spesso lo hanno aiutato ad acquisire quella sicurezza o a trovare quella chiave di volta che può far la differenza fra correre una gara anonima e vincerla: "Pecco è un pilota molto veloce, va proprio forte. Quando è a posto è imprendibile - ha ammesso Valentino in un'intervista alla Gazzetta dello Sport alla vigilia della gara di Valencia - E poi è un bravo ragazzo, educato, gentile, si vede che viene da una famiglia perbene. Anche quando era a 91 punti di distanza da Quartararo ho sempre creduto in lui e gliel'ho ripetuto. Quel distacco non era reale, perché lui è sempre andato fortissimo. Cosa ci diciamo prima delle gare? Cerco di dargli consigli tecnici, soprattutto sulle gomme".
Grazie a Valentino sono diventato più maturo e migliore a tutti i livelli. Gli ho chiesto di farmi da coach, ma lui ancora non se la sente. Speriamo che il prossimo anno venga più spesso. Semmai riuscissi a portare Rossi con me come coach, sarebbe incredibile: Vale è molto bravo in questo ruolo perché è sempre stato molto analitico su tutto, riesce a veder bene le cose, anche da casa. [Bagnaia @SkySport, Settembre 2022]

Grazie Valentino, il campione infinito che ha segnato un'epoca

S come Stoner

Prima di oggi, l’unico capace di regalare a Ducati un mondiale piloti MotoGP era stato Casey Stoner. 15 anni dopo Bagnaia ha rotto il tabù, avvalendosi anche di tanto in tanto dei preziosi consigli di Casey che di Pecco recentemente, nel corso del weekend di Phillip Island, ha detto: “Ho grande rispetto per Pecco, è un bravo ragazzo. Ha i miei vecchi meccanici e per me è bello lavorare con qualcuno che apprezza il mio aiuto. E’ un grandissimo pilota e soprattutto ha grande rispetto per tutti. Questo è un qualcosa che non tutti i piloti possiedono, di solito hanno molto orgoglio che impedisce loro di chiedere delle cose agli altri. Merita il titolo mondiale”.

T come Turbo

L'originale nome del cucciolo di bassotto che Pecco e la fidanzata Domizia hanno scelto di accudire ed accogliere nella loro casa, circa un anno fa. "Ho sempre voluto un cagnolino - ha confessato Pecco qualche mese a Sky - però finché vivevo da solo era impensabile, è difficile anche adesso che conviviamo, dedicare del tempo anche per lui ma è bellissimo e ha cambiato abbastanza le nostre vite".

U come umiltà

La caratteristica che lo ha accompagnato lungo tutta la carriera – fatta di gavetta e momenti anche per nulla semplici - e quest’anno gli ha permesso a un certo punto di svoltare la stagione, mettere insieme i pezzi e realizzare un filotto di vittorie da record e una serie di risultati convincenti che gli hanno permesso di realizzare un sogno che a metà stagione sembrava pura utopia.

V come vittorie

Sette successi in 20 gare nel 2022, 11 negli ultimi 13 mesi in MotoGP con Ducati, 21 totali in 10 annate di motomondiale. Niente male per uno che prima del trionfo nel Mondiale Moto2 del 2018, aveva nel suo palmares ‘solo’ un Europeo MiniGP conquistato nel 2009 a Ottobiano.

Z come zeri

Ben 5 le gare in questo 2022 in cui Bagnaia, per colpa di cadute dovute ad errori suoi o per circostanze sfortunate (vedi la carambola alla curva al GP di Catalogna generata da una scellerata manovra di Nakagami), non ha portato la moto al traguardo chiudendo fuori dalla zona punti. Dal 1949 ad oggi mai un pilota con così tanti zeri accumulati era riuscito a laurearsi campione del mondo. Bagnaia si è fatto beffe anche della cabala, completando un’impresa da tramandare ai posteri.

Una foto artistica di Pecco Bagnaia al Mugello

Credit Foto Getty Images

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