Che 2021 dobbiamo aspettarci da Valentino Rossi? Per tanti appassionati, insieme al ritorno di Marc Marquez che potrebbe avvenire fra tre settimane a Portimao (il Cabroncito, dopo un consulto coi medici, ha deciso di saltare i primi due GP in programma in Qatar fra il 28 marzo e il 4 aprile, ndr), è questa la vera domanda della vigilia del mondiale MotoGP. Già perché Vale a 42 anni, è chiamato non solo a riscattare l’annata più deludente della sua ultraventicinquennale carriera record nel motomondiale ma a farlo per la prima volta in un team satellite, la struttura Yamaha Petronas dove dividerà il box insieme all’amico e rider più dotato della sua personale scuderia di talenti (la VR46 Academy), Franco Morbidelli.
A cosa può aspirare il fuoriclasse di Tavullia - che nel 2020 ha totalizzato un solo podio, più ritiri che piazzamenti in top 5 ed è stato anche limitato da una positività al Covid che lo ha costretto a saltare due round ad ottobre – ma soprattutto è giusto sognare che possa vincere il decimo titolo? Per fare le carte alla stagione del Dottore e schiarirci le idee su un'annata che si presenta entusiasmante e ricca di sorprese abbiamo chiesto un parere a Zoran Filicic, telecronista dello sci per Eurosport ed ex voce del Motomondiale.
Ogni volta che una nuova annata del Motomondiale si avvicina, viene naturale chiedersi se potrà essere l’annata giusta per Rossi per provare ad inseguire il 10° mondiale. Alla luce del trasferimento in Petronas e di un 2020 da incubo, pensi sia giusto o pretenzioso inserire Valentino fra i pretendenti al titolo?
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“Quando si parla di Valentino serve il rispetto totale per l’atleta, lo sportivo, l’icona del motomondiale ma bisogna anche guardare in faccia la realtà e i numeri che ci impongono di non mettere sulle sue spalle un fardello così gravoso come quello di considerarlo nel lotto dei favoriti per il titolo. Pur se tutti possiamo essere concordi che un decimo titolo mondiale di Rossi in termini di marketing e per la stessa Dorna varrebbe più di qualsiasi impresa portata a segno da qualunque altro pilota serve guardare in faccia la realtà: nell’ultima stagione Yamaha ha portato a casa sette vittorie con tre piloti (3 successi Morbidelli e Quartararo, 1 Viñales) che sono più giovani e danno più garanzie in termini di evoluzione e sviluppo rispetto a quelle che può garantire un pilota di 42 anni come Valentino, che per quanto iconico non proseguirà per più di due anni. Rossi è un purosangue e come qualunque pilota che corre a questi livelli aspira a vincere il titolo ma obiettivamente nel 2021 deve pensare a portarsi a casa due traguardi: la vittoria n° 90 in MotoGP e il podio numero 200 in top class. Tornare sul gradino più alto del podio da dove manca dal 25 giugno 2017 (GP d’Olanda) è la grande sfida che Vale deve provare a vincere, insieme a quella di vedere due piloti della sua Academy, Morbidelli e Bagnaia, lottare per il titolo MotoGP”.
Vale come qualunque pilota che gareggia a questi livelli corre per vincere il titolo ma nel 2021 deve avere l'obiettivo di tornare sul gradino più alto del podio [Zoran Filicic]

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L’arrivo di Valentino Rossi in Petronas, pensi possa aiutare Franco Morbidelli nel 2021 ad alzare ulteriormente il livello ed essere il pilota Yamaha che può contendere il titolo a Mir e al rientrante Marquez?
“Fatta la premessa che il compagno di squadra è il primo avversario che devi battere, i due si conoscono, si rispettano, sono abituati a duellare e collaborare in maniera costruttiva su base quotidiana negli allenamenti che portano avanti al Ranch a Tavullia e per certi versi negli anni uno ha fatto il mentore dell’altro. Per questo ritengo Morbidelli-Rossi una coppia capace di creare una concorrenza agonistica positiva e questo, insieme al vantaggio di conoscere il gruppo di lavoro e alla competitività delle moto Petronas mostrata con risultati e vittorie in questo ultimo biennio, può rappresentare un grosso plus per Morbidelli in questa nuova annata”.

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Marc Marquez salterà le prime due gare della stagione ma, verosimilmente, a Portimao potrebbe tornare in griglia: quando lo rivedremo a podio e vincere una gara?
“Marquez è sempre stato uno che ha cercato di superare i propri limiti. Per un pilota che è riuscito a guidare con l’anteriore di traverso – unico al mondo e nella storia del motociclismo a riuscirci – non credo che la testa o la paura di farsi male possano essere un grosso problema. L’unico reale limite che può arginarlo è la fragilità dell’osso nel caso in cui sia vittima di un infortunio simile allo stesso braccio. Venendo alla domanda, non mi meraviglierei di vederlo a podio già a Jerez il 2 maggio mentre se dove sbilanciarmi sulla prima vittoria dico, 6 giugno quando al Montmelò si correrà il GP di Catalogna”.
E’ sbagliato considerare Marc il favorito per il titolo iridato?
“Sì. Il favorito a mio avviso è Mir, perché è il campione in carica e chi detiene il numero uno è sempre l’uomo da battere. Marquez lo considero l’ago della bilancia, il pilota che parte per 22° in griglia e avrà 16-17 GP per provare a colmare il gap e superarli tutti. Se come l’anno scorso vedremo piloti partire molto bene (penso a Quartararo, Viñales, Dovizioso o Binder) poi eclissarsi nella seconda parte di stagione, allora credo che Marquez sarà uno dei due-tre della partita che può giocarsi il titolo con due-tre piloti che credo potrà emergere dal gruppo di piloti che comprende Mir-Morbidelli-Quartararo-Miller-Rins e Viñales”.

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