La mountain bike prospera tra gli infuocati sentieri della California settentrionale degli anni Settanta quando, per evadere dalla routine, una comitiva di spericolati ragazzi comincia a mettere mano ad antiquate biciclette da fattorini. Spariscono portapacchi e copricatene e compaiano ruote rinforzate per adattare i robusti e confortevoli mezzi - pensati per la consegna porta a porta dei giornali negli anni Trenta e Quaranta - alle asperità degli sterrati. Le giornate tipo di Gary Fisher, Charlie Kelly, Joe Breeze e compagni sono scandite da un unico canovaccio: caricare le bici "modificate" a bordo di capienti furgoni e dirigersi verso le alture circostanti per poi lanciarsi giù in picchiata. Quelli che in tono spregiativo vengono ribattezzati klunkers ("catorci”) sono gli antenati delle mountain bike.
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La storica Repack

Ciclocross
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02/02/2021 A 15:37
Il big bang risale al 21 ottobre 1976, giorno della prima storica gara riservata ai klunkers: la Repack si snoda su un percorso lungo appena tre chilometri, dalla vetta del Monte Tamalpais fino alle porte della cittadina di Fairfax, ma contraddistinto da un notevole dislivello di 400 metri. Il vincitore della prima edizione, Alan Bonds, è l’unico dei dieci concorrenti a evitare una rovinosa caduta sul ripido e irregolare sentiero. La Repack verrà perpetuata con cadenza settimanale fino al 1984 stimolando competitività e ingegno degli outsider californiani, che al termine di ogni gara apporteranno migliorie alle bici per renderle più performanti e sicure: telai più compatti e leggeri, sospensioni, freni più resistenti e il sistema di cambio utile ad affrontare le salite forgiano progressivamente le mountain bike moderne.

Dagli hippy all’impero

L'allegra combriccola della Repack dà vita a una rivoluzione: i telai disegnati da Tom Ritchey e Joe Breeze cominciano a essere prodotti in serie e nel giro di appena dieci anni le vendite delle mountain bike soppianteranno quelle delle bici da strada. Sorge un impero commerciale, cambiano le abitudini di un'intera generazione di ragazzi per cui questi alternativi mezzi di trasporto assurgono a primo veicolo di libertà. La straordinaria epopea dei pioneri della contea di Marin - prima hippy, poi costruttori di successo infine MTB Hall of Famer - rivive nel documentario di culto del 2006 Klunkerz: A Film About Mountain Bikes scritto, prodotto e diretto dal regista indipendente Billy Savage. Nomen omen, avrebbero sostenuto i latini.

Nascita di uno sport

Breeze e soci non si limitano a inventare una nuova tipologia di bicicletta ma gettano le basi per la nascita di un nuovo sport. A soli quattordici anni di distanza dalla prima Repack l'Unione Ciclistica Internazionale riconosce la mountain bike come sport ufficiale: i primi campionati del mondo della storia si svolgono nel 1990 a Durango, Colorado, sono articolati nelle specialità del cross country (che prevede la percorrenza di strade sterrate su un circuito ad anello ripetuto più volte) e del downhilll (gara interamente in discesa dove la capacità di guida conta più della resistenza fisica) e vedono il dominio più o meno incontrastato degli atleti di casa. Sei anni più tardi la rivoluzione può definirsi completa perché la mountain bike sbarca ufficialmente alle Olimpiadi: il programma di Atlanta 96 prevede le gare maschili e femminili di cross country, mentre a tutt'oggi le petizioni per riconoscere il downhill - disciplina regina in quanto diretta erede delle temerarie sfide tra klunkers sul Monte Tamalpais - come disciplina olimpica rimangono inascoltate.

Hall of Fame, le leggende olimpiche: Paola Pezzo

Gli eroi azzurri

L’Italia è splendida protagonista alle Olimpiadi, sin dagli albori: l'Hall of Famer veneta Paola Pezzo vince un’iconica medaglia d’oro ad Atlanta e quattro anni più tardi concede il bis a Sydney; il biker piacentino Marco Aurelio Fontana conquista la medaglia di bronzo ai Giochi di Londra 2012 transitando al traguardo “alla bersagliera”, ovvero senza sella (e reggisella!) a seguito dell'impatto con una buca nell'ultimo giro. Costretto a osservare il duo di testa volare in fuga, il nostro protegge il terzo posto dagli attacchi degli inseguitori con un numero da circo. In attesa di sfornare nuovi campioni, il Belpaese è diventato un feudo della mountain bike internazionale; due gli eventi da segnare col circoletto rosso nel calendario 2021: Mondiali in Val di Sole (cross country e downhill) ad agosto e Mondiali categoria "Marathon" all'Isola d'Elba a ottobre, mentre le gare olimpiche maschili e femminili sono in programma il 26 e 27 luglio sul circuito Izu MTB Course di Tokyo.

L'incredibile bronzo di Fontana: al traguardo senza sella

Dai padri fondatori ai campioni bionici

La viscerale passione per le ruote grasse accomuna amatori e ciclisti professionisti su strada: se il fuoriclasse Peter Sagan nell'estate del 2016 scelse di confrontarsi con la gara di cross country ai Giochi di Rio riabbracciando il suo primissimo amore, il più versatile dei corridori della Generazione Z Mathieu van der Poel - vincitore della Strade Bianche quest'anno nonché campione mondiale regnante di ciclocross e campione europeo di mountain bike nel 2019 - ha dichiarato in tempi non sospetti di essere disposto a rinunciare a due settimane di Tour de France (qualora si rendesse necessario per il protocollo sanitario legato al Covid-19) per puntare con forza alla medaglia d'oro nella gara di cross country alle Olimpiadi di Tokyo.
Voglio essere chiaro: quest'anno per me Tokyo è più importante della Grande Boucle (Mathieu van der Poel)
La mountain bike, in fondo, risponde a un bisogno ancestrale dell'uomo: sottrarsi al tran tran quotidiano per esplorare nuovi spazi di libertà... E allora le escursioni off road avrebbero senz'altro entusiasmato il poeta Henry David Thoreau, che in Walden ovvero Vita nei boschi scriveva: "Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."

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Mountain Bike
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