Contrarre la mononucleosi a giugno. Guarire in tempi record e presentarsi comunque puntualmente ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Centrare l'impresa d'argento negli 800 stile libero e un più che onesto 4° posto nei 1500. Questo è stato il percorso di Gregorio Paltrinieri finora nel Paese del Sol Levante, ma la sensazione è che l'opera del nuotatore azzurro non sia ancora conclusa. Stanotte, dalle ore 23:30, c'è una 10 km da disputare a tutta, bruciando anche le ultime energie residue, per tentare di bissare l'accoppiata oro in piscina (1500 sl) e in mare aperto (10 km), riuscita finora solo a Oussama Mellouli, atleta tunisino che sarà regolarmente alla partenza dopo aver minacciato di boicottare l'Olimpiade e di ritirarsi dalle competizioni internazionali nelle scorse settimane. La condizione fisica di Paltrinieri è tutt'altro che ottimale, ma risulta difficile pensare che il fenomeno del nuoto italiano possa accontentarsi di quanto già fatto, peraltro in una disciplina del quale è profondamente innamorato.

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Mononucleosi e condizione fisica precaria

Tokyo 2020
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Senza potersi allenare per quasi un mese, a causa di un’infezione acuta provocata dal virus di Epstein-Barr (EBV), Paltrinieri ha sorpreso tutti con l'ennesimo capolavoro della sua carriera. Partenza sprint e dominio totale nella finale degli 800 stile libero, in cui era entrato con l'8° tempo, l'ultimo utile. Uno strapotere mentale e tecnico, più che fisico, conclusosi con un'altra medaglia olimpica, la seconda dopo l'oro nei 1500 a Rio de Janeiro 2016. Poco male se nell'ultima vasca lo statunitense Robert Finke ha avuto gas in più per andare a prendersi il primo gradino del podio, perché neanche ciò inficia minimanente l'impresa di Gregorio. Numeri alla mano, la sfida con lo stesso Finke, con l'ucraino Mykhailo Romanciuk (3° negli 800) e col tedesco Florian Wellbrock (4°) si è ripetuta anche nei 1500, anche se stavolta è toccato a Paltrinieri rimanere ai piedi del podio. In una distanza più lunga, la precarietà della condizione fisica è emersa ulteriormente, anche perché fino a metà distanza è stata una gara praticamente identica a quella degli 800. Ciò apre quesiti importanti circa la tenuta in vista della 10 km in acque libere, ma a volte il talento e la mentalità possono arrivare laddove il fisico sembra non riuscirvi.

Che cosa aspettarci da Gregorio nella 10 km

Agli Europei di Budapest, del maggio scorso, è stato un assolo. L'Italia ha peraltro piazzato tre nuotatori nelle prime 10 posizioni, con Mario Sanzullo 6° al traguardo e Domenico Acerenza 9°. Anche in quell'occasione c'è stato Wellbrock da avversario, con Marc-Antoine Olivier a fare da terzo incomodo e centrare l'argento per un soffio sul tedesco. Mettendo insieme anche la 5 km individuale e quella a squadre, Paltrinieri è stato semplicemente impressionante, superiore a qualsiasi altro nuotatore in gara, nonostante i curricula di molti fossero importanti. La sensazione è che a Tokyo non assisteremo al classico strapotere di Gregorio, bensì a una gara in cui dovrà centellinare le energie e tentare di rimanere a contatto fino alla fine con i rivali, più accreditati perché più allenati e non colpiti da una monoclueosi fin troppo debilitante a un mese e mezzo dall'inizio dei Giochi. Attenzione però a dare l'Azzurro già per spacciato: da fondista è tutt'altro nuotatore. Le difficoltà fisiche emergeranno sicuramente alla lunga - lunghissima, nel suo caso - distanza, ma è altresì vero che Paltrinieri rimane uno dei migliori nuotatori al mondo, anche in acque libere. Che possa aver recuperato dopo soli tre giorni dall'ultimo impegno in vasca è difficilmente immaginabile. Che voglia smettere di gettare in acqua cuore e orgoglio, per l'ennesima finale di una strepitosa carriera, invece no. Altro fattore da tenere in considerazione: il caldo. Nel Marine Park di Odaiba l'acqua è bollente, l'aria irrespirabile. Aspetti che in una gara da quasi due ore, in cui è contemplato quasi di tutto tra nuotatori, pealtro mai disputata così presto (alle 6:30 locali), faranno la differenza. A La Gazzetta dello Sport, l'Azzurro ha dichiarato che "sarà una gara particolare, probabilmente molto difficile, così come difficile sarà fare grandi cambi di marcia. Il caldo non permette grandi accelerazioni, che si pagherebbero perché verrebbe sempre voglia di bere, voglia di rinfrescarsi con acqua gelida: è questa la sensazione mentre nuoti. Dunque sarà una gara complicata".

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Gli avversari più temibili

26 atleti in gara, 25 avversari, alcuni dei quali li abbiamo già citati. Wellbrock è campione del mondo in carica (1h 47'55''9 a Yeosu 2019), Olivier vice-campione sia mondiale che europeo, e poi c'è Mellouli, il quale ha già confermato di non aver mai gareggiato in condizioni simili in tutta la sua carriera nel fondo. Altro grande favorito, ovviamente, il campione olimpico in carica, l'olandese Ferry Weertman (7° ai Mondiali 2019). Le motivazioni extra certo non mancano, con l'oro nel salto in alto di Gianmarco Tamberi a fare da propulsore ulteriore. I due sono grandi amici, tanto che fu proprio Paltrinieri il primo a consolare Tamberi dopo l'infortunio al tendine d'Achile che gli negò la partecipazione ai Giochi di Rio. L'impresa del saltatore avrà dato sicuramente ulteriore fidicua a Greg. Ora, bisogna solo mettere questa fiducia nell'inferno del Marine Park di Odaiba, per riscrivere, un'altra volta, la storia del nuoto mondiale, non solo tricolore. Sarebbe il primo podio dell'Italia, che l'ha già sfiorato a Pechino 2008 con Valerio Cleri (4°). Chi, meglio di un nuotatore che ha il "mare dentro", può riuscire a centrarlo?
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