Sono giorni di difficili. La pandemia ha ripreso vigore e i Paesi stanno cercando di far fronte all’emergenza sanitaria prendendo dei provvedimenti particolarmente duri per cercare quantomeno di minimizzare i danni. In Italia il Governo ha deciso, come si sa, di differenziare in varie zone l’incidenza di alcune misure sulla base dei dati relativi ai contagi. In ambito tipicamente sportivo, le società sono in grande sofferenza per via della chiusura degli impianti che rende di difficile gestione, soprattutto dal punto di vista economico e agonistico, la situazione. In questo contesto, se si guarda alle prospettive di alto livello, prepararsi ai Giochi Olimpici di Tokyo nel 2021 non è assolutamente semplice, per usare un eufemismo.

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In quest’ottica, l’Italia degli sport acquatici non può non tener conto di quanto sta accadendo e delle criticità legate alle possibilità di allenarsi in vista di quel che sarà. A chiarire questi aspetti è stato il presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli, intervistato da OA Sport (in collaborazione con Sport2U) nel corso dell’ultima puntata di Swim2U condotta da Enrico Spada, Gianmario Bonzi e da Giandomenico Tiseo.

Il n.1 della Federnuoto ha iniziato la propria analisi sull’impiantistica e sulle condizioni economiche delle società sportive: “Si sta vivendo una situazione drammatica. Il mio pensiero va a loro, ritendo ingiustificata la chiusura degli impianti. Le aspettative del Governo erano quelle di minimizzare gli spostamenti soprattutto dei giovani, ma non penso che questa sia la soluzione migliore. Il 20-25% delle piscine sono aperte in Italia, le altre hanno chiuso. Pertanto, c’è chi può andare in piscina e chi non può farlo. Mi riferisco ad atleti di carattere nazionale e anche questo è molto brutto. C’è veramente il rischio di andare in ginocchio. Quel trend positivo costruito in decenni di lavoro, con la voglia di emulare riscontri di grande rilievo del recente passato, rischia di scomparire. Le piscine sono ambienti salubri, anti-virus ed era meglio tenere aperto. Siamo molto preoccupati per la prospettiva agonistica. Nel 2020 andavamo a giocarci delle buone carte, ora non lo sappiamo. C’è un problema per tutti in termini strutturali, ma l’alto livello è favorito dagli impianti e da noi tutto il peso sta sulle spalle delle società sportive fatte da presidenti di “mano destra”, cioè che mettono mano al portafoglio e si prendono le responsabilità. Nel caso in cui questi venissero meno perché falliscono, vista l’elemosina ricevuta dal Governo, è chiaro che la situazione possa precipitare“, le parole di Barelli.

Risultati sportivi di alto profilo, quindi, messi in pericolo dalle difficoltà spiegate dal n.1 della FIN, frutto di un sistema poco solido di suo: “Sì è diffuso un lavoro di qualità e quindi quel che arriva è poggiato su di una base eccellente grazie alle nostre società. Tutto questo però fa parte di un sistema nel complesso fragile e oggi più fragile di prima. Noi non abbiamo un’organizzazione come quella negli States. Questa botta per le piscina italiane è difficile da reggere. Dobbiamo cercare di essere ottimisti, ma la realtà è questa“.

La speranza è che l’emergenza sanitaria possa rientrare e consentire agli atleti di avere i tempi e i modi per puntare al meglio: “Noi abbiamo i campionati italiani a Riccione a dicembre e i nuotatori ci arriveranno in condizioni diverse anche perché controllare la pandemia non è così semplice. E’ chiaro che abbiamo dei piani d’azione, speriamo che con la fine dell’anno ci sia qualche “sprazzo di sole”. Noi vogliamo che i nostri atleti vadano ai Giochi per migliorare le loro prestazioni. Se questo vuol dire andare in medaglia o in finale, dipenderà dall’entità del riscontro anche perché il nuoto è sempre più globalizzato e non si può sapere a priori e con certezza chi possa imporsi e chi no“.

giandomenico.tiseo@oasport.it

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