Dopo il boato che ha accolto l’ingresso della squadra dei rifugiati allo stadio Maracanà durante la cerimonia di apertura, nelle batterie della prima giornata delle gare di nuoto un altrettanto caloroso applauso ha celebrato la prestazione della giovanissima siriana Yusra Mardini. Il crono, 1.09.21, non è ovviamente bastato per accedere alle semifinali dei 100 farfalla, ma per la ragazza, fuggita poco più di un anno fa da una Damasco sconvolta dalla guerra civile, la sola partecipazione ai Giochi è stata già una vittoria.

Prima atleta in gara per la squadra dei rifugiati

Impossibilitata a gareggiare sotto le insegne del suo paese natale, la diciottenne siriana ha avuto la possibilità di coronare il suo sogno olimpico grazie a questa nuova entità creata dal CIO, la squadra dei rifugiati appunto, nata per permettere ad atleti scappati da situazioni drammatiche di proseguire la propria carriera sportiva in un altro paese arrivando a competere fino ai massimi livelli.
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Yusra attualmente vive e si allena a Berlino con il team del Wasserfreunde Spandau 04 e, per il dopo Rio, il suo pensiero principale è quello di prepararsi al meglio per i Giochi di Tokio 2020. Le sue specialità sono i 100 farfalla, distanza nuotata nelle batterie odierne e i 100 stile libero, anche se la sua speranza sarebbe stata di riuscire a qualificarsi per i 200 stile.

Il salvataggio eroico nelle acque dell'Egeo

Il nuoto le ha cambiato la vita trasportandola da una situazione tragica fino all'empireo dello sport mondiale, ma non è questa la prima volta che le sue doti acquatiche diventano il suo valore aggiunto. Partita da Damasco verso il Libano, Yusra è poi entrata in Turchia per partire da lì in barca verso la Grecia insieme alla sorella e ad altre 18 persone.
Durante la traversata il motore si è spento e la barca è rimasta in balia delle onde e delle correnti. La ragazza si è buttata in acqua insieme alla sorella e ad altre due persone che sapevano nuotare e insieme sono riusciti a portare l'imbarcazione a riva. Yusra è così riuscita a salvare tutti gli altri passeggeri ottenendo, grazie alle sue capacità di atleta, un risultato ben più importante di una medaglia olimpica.
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