Come nel 2012, più che in ogni altra grande Nazione mondiale. Quella italiana, e nel caso specifico il Coni, è la federazione, tra quelle maggiormente considerate a livello internazionale, che offre un premio maggiore ai suoi atleti che arriveranno a medaglia alle Olimpiadi di Rio 2016. O meglio, come poi vi spiegheremo, il premio in denaro previsto per un oro, un argento o un bronzo è più alto rispetto a Stati Uniti, Australia, Francia, Germania, Olanda, Cina e il resto dell'elite mondiale. Il guadagno reale di un nostro atleta rispetto a un medagliato di un'altra nazionalità non è detto che risulti maggiore a fine Olimpiade.

10 mila euro in più per l'oro

Sports Illustrated, nei suoi consueti pronostici pre-olimpici, ci assegna 20 medaglie, sei delle quali d'oro. Il presidente del Coni Giovanni Malagò, nel suo discorso prima della partenza per Rio, ha parlato di 25 medaglie come obiettivo realistico. Migliorare le 28 del 2012 (in cui gli ori furono otto) pare in ogni caso improbabile. Il Coni, comunque, ha deciso di incentivare ancor di più i nostri atleti e di premiare i loro sforzi con un premio migliore rispetto a quattro anni fa. La medaglia d’oro per un italiano prevede l'assegnazione di 150mila euro (lordi), un incremento di 10mila euro rispetto alla cifra prevista in occasione di Londra 2012 (140 mila). La medaglia d’argento sarà pagata 75mila euro (lordi), mentre il bronzo porterà in dote 50mila euro (lordi).
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Sono premi al lordo, che si riducono notevolmente

Errato peró pensare che quella sia la reale cifra che spetta a un nostro tesserato in caso di podio olimpico. Anzi, l’aliquota sul lordo è altissima, e dovrebbe corrispondere a quella massima: il 42%. I guadagni netti si assottiglieranno quindi sensibilmente: dei 140.000 euro di premio previsti per l’oro, ne resteranno all'atleta circa 82 mila. Idem per l’argento: dei 70.000 previsti, l’atleta intasca solo 41 mila euro netti; per chi vince il bronzo il guadagno netto è di circa 29.000 euro sui 50.000 previsti. Senza considerare che da noi è molto più complicato, rispetto ad altri Paesi, accaparrarsi sponsor terminata l'Olimpiade. Soprattutto considerato che i nostri atleti di punta, da Pellegrini a Paltrinieri, dalla Cagnotto alla Errigo, fino alle nostre squadre di pallavolo e pallanuoto, sono già brandizzati e sponsorizzati adeguatamente da diverso tempo.
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La Gran Bretagna come sempre non paga, ma incentiva

E all'estero quanto vale una medaglia olimpica? Le cifre sono molto simili a quelle del 2012 e ce lo conferma uno studio uscito qualche giorno fa e pubblicato dalla CNN. Altrove la "gloria eterna" pare valere più dell'effimero guadagno. In Gran Bretagna (così come in Svezia e Norvegia) continua ad esserci la seguente regola: non si paga un premio per l'oro o per la medaglia, ma ci sono associazioni apposite che offrono incentivi finanziari e partnership pluriennali. Insomma, non un riconoscimento immediato, ma una possibilità di incassare il meritato premio negli anni a venire. In Olanda l'oro è pagato 25,5 mila euro, negli Stati Uniti 25 mila dollari (circa 22,5 mila euro), mentre in Canada "solo" 15 mila dollari. Il comitato olimpico tedesco ha deciso di pagare 20 mila euro la medaglia più prestigiosa, sempre considerato che anche in Germania gli atleti olimpici usufruiscono di diversi benefici ulteriori tramite sponsor e merchandising. Francia e Belgio si attestano sui 50 mila euro, mentre in Russia l'oro è monetizzato con 60 mila dollari (54 mila euro). Tra le big la più vicina all'Italia resta l'Australia, dove un oro garantisce un introito lordo di circa 112 mila euro.
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Singapore, Indonesia e Azerbaigian esagerate

Tra le stranezze olimpiche, vanno sempre segnalate quelle delle federazioni fin troppo generose con i propri atleti (o magari quasi certe di riuscire a vincere poche medaglie). Un oro a Singapore viene pagato quasi un milione di dollari, mentre in Indonesia ci attestiamo sui 500 mila dollari, circa 450 mila euro. In Kazakhstan siamo sui 300 mila dollari, in Azerbaigian dai 500 mila dollari di Londra siamo arrivati ai 333 mila dollari attuali. Cifre altissime, ma tutto sommato adeguate alla consapevolezza di Paesi piccoli e di modesta tradizione, dove un medagliato olimpico deve giustamente essere riconosciuto come leggenda eterna.
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