Niente proteste e niente propaganda: è questa l’indicazione che arriva dal Cio. Agli atleti sarà vietato, infatti, inscenare tali manifestazioni sui podi e sui campi sportivi alle Olimpiadi di Tokyo e ai Giochi Invernali di Pechino, stando a quanto riferito dal Comitato Olimpico Internazionale.
La linea è stata quella di ritenere: “Non appropriato dimostrare o esprimere il proprio punto di vista relativamente a manifestazioni o propaganda politica, religiosa o razziale nelle sedi olimpiche“. Pertanto iniziative passate alla storia come quelli di John Carlos e Tommie Smith – che alzarono i pugni ai Giochi del Messico nel 1968 a sostegno del movimento “Black Power” – potrebbero così essere punite, anche se non è stato specificato in che modo scatterà la sanzione.
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Gli intervistati tendono a pensare che sia appropriato che gli atleti manifestino o esprimano le loro opinioni nei media, nelle conferenze stampa e in aree miste” viene precisato in una nota del Cio. Da questo punto di vista il giuramento olimpico sarà adattato per promettere coesione e non discriminazione e agli atleti verrà fornito abbigliamento contrassegnato da parole come “pace”, “solidarietà” e “uguaglianza”.
Una decisione frutto dei tempi che stiamo vivendo e che vuole, in un certo modo, prevenire ogni ingerenza che poco ha a che vedere con la rassegna a Cinque Cerchi, dovendo già preoccuparsi della questione pandemica di non poco conto.

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