Il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) è un'istituzione nata nel giugno 1914 come parte del CIO, con lo scopo di curare l'organizzazione e il potenziamento dello sport italiano attraverso le federazioni nazionali sportive e in particolare la preparazione degli atleti al fine di consentirne la partecipazione ai giochi olimpici; altro importante obiettivo del CONI è la promozione dello sport nazionale.
Il CONI fa parte del CIO (comitato Olimpico), ma è posto sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una posizione ibrida, che fino al 2019 era rimasta pressoché indisturbata nel proprio lavoro.
Dal 2002 al 2019, il CONI era diviso in Comitato Olimpico e CONI servizi S.p.A. Il primo si occupava degli sport di vertice e della preparazione olimpica, mentre il secondo dello sviluppo dello sport in Italia. Tutti i soldi che provenivano dal finanziamento dello stato erano gestiti in autonomia, sotto un’unica campana.
Giochi Olimpici
Decalogo Olimpiadi 2021: le regole da rispettare a Tokyo
27/12/2020 A 11:54

Quando Sanremo si fermò per Alberto Tomba

Con la riforma dello sport datata 2019 (voluta dal governo giallo-verde) che ha portato alla creazione di Sport e Salute S.p.A. - una struttura operativa per conto della autorità di governo, competente in materia di sport – in sostituzione di CONI servizi, il modello di gestione è cambiato.
Per fare un esempio: i 408 milioni di euro di finanziamento relativi all'anno scorso, invece di finire sotto la voce "CONI", sono così stati divisi: 40 milioni versati al CONI, per la preparazione olimpica di alto livello e la giustizia sportiva, e 368 a Sport e Salute per il mantenimento dei vari organismi sportivi, dell’antidoping, delle strutture territoriali e della promozione sportiva. Viene facile capire quanto sia stato depotenziato il comitato olimpico nazionale.
Proprio un anno e mezzo fa, da Losanna (sede del CIO) era arrivato questo monito. “Il CONI non dovrebbe essere riorganizzato dal governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell’ambito del proprio statuto. Le entità che compongono il CONI dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del comitato, della Carta Olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate”.
Tutto per questo per dire che al CIO non fa piacere che lo Stato metta il becco negli affari olimpici, soprattutto negando il regolamento (e il potere) della Carta Olimpica.

Buon compleanno Jury Chechi! Quando vinse l'oro ad Atlanta 1996

Ad oggi la situazione è veramente semi-tragica: Malagò sembra l’unico preoccupato, ed infatti va gridando ai 4 venti questo problema da oltre 5 mesi, ma anche Conte e Spadafora sentono la responsabilità del loro ruolo. Il ministro dello sport e il presidente del Consiglio ci stanno provando, ma non sono ancora riusciti a far approvare alla maggioranza i decreti necessari a garantire la tranquillità del CIO.
Se entro il 27 gennaio – sulla carta l’ultima riunione esecutiva del CIO prima delle elezioni di marzo – l’Italia non dovesse trovare una soluzione – sotto forma di decreto salva-tutto l’ipotesi più plausibile – la presenza a Tokyo sarà senza alcun simbolo nazionale. Dalla bandiera, alle divise, all’inno. Niente di niente. Come la Russia, anche se in quel caso era colpa di uno scabroso caso di doping di stato.

Quindi, che si fa?

Considerando la recentissima fiducia al Governo votata anche dal Senato, che ha spinto Giuseppe Conte a dire "non abbiamo un minuto da perdere", la speranza è che 7 giorni siano sufficienti per far passare questo decreto lampo (che chiameremo decreto-Bolt) in modo da restituire al CONI i diritti che la Carta Olimpica prevede. Se non dovesse succedere, l’Italia sarà a Tokyo senza simboli nazionali. E sarebbe come perdere ancora prima di partecipare.

Tutti i gol segnati da Neymar ai Giochi Olimpici

Giochi Olimpici
Bach: "Incoraggio i partecipanti alle Oimpiadi a vaccinarsi"
17/11/2020 A 13:02
Tokyo 2020
La squadra olimpica delle Isole Cook torna a casa... Dopo 94 giorni!
19/10/2021 A 13:43