Jessica Rossi ed Elia Viviani sono stati designati portabandiera per l’Italia a Tokyo 2020. Questo evento fa coincidere tante prime volte in una: per la prima volta è portabandiera un’atleta che rappresenta il tiro a volo, esattamente come lo è per il ciclismo, ma è anche la prima volta che viene scelta una coppia per questo prestigioso ruolo.
Ciò è potuto accadere in base ai regolamenti modificati dal CIO nel 2020 e ora è possibile che a sfilare in testa al proprio corteo non sia una persona sola.

Non è la prima volta in assoluto: il caso del Canada

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Non si tratta comunque di una novità assoluta: già a PyeongChang 2018, per i Giochi Invernali, una coppia ebbe questo ruolo al posto di un singolo. Fu il Canada a inaugurare la tradizione, assegnando a Tessa Virtue e Scott Moir l’onorificenza: i due, in quanto coppia di danza sul ghiaccio, erano da intendersi come “entità singola” e quindi fu concesso.

Tessa Virtue e Scott Moir portabandiera a PyeongChang 2018

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Se nel 1992 si fosse potuto...

Se questa regola fosse sempre valsa, probabilmente il CONI ne avrebbe già approfittato una trentina d’anni fa. Nel 1992, infatti, a Barcellona il portabandiera fu Giuseppe Abbagnale, fratello maggiore dell’indissolubile coppia con Carmine, che insieme a Peppiniello Di Capua fecero emozionare per anni gli italiani con le loro gesta nel due con del canottaggio. Se ai tempi si fosse potuto, difficilmente il duo sarebbe stato separato a favorire l’uno anziché l’altro.

Carmine e Giuseppe Abbagnale

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I colpi di scena del passato recente

Tutti si aspettavano già l’ipotesi del doppio ruolo, ma la candidata principale sembrava poter essere Paola Egonu, stella della Nazionale femminile di pallavolo. Sarebbe stata una scelta forte, orientata ancora una volta a dare un segnale forte contro il razzismo e verso la totale multietnicità. Invece si è andati in un’altra direzione, ma la scelta è comunque storica. Non si tratta in ogni caso del primo episodio di designazione fuori dagli schemi.
Nel 2000, infatti, a Sydney, fu scelto Carlton Myers. Nome straniero, colore di pelle che pian piano diventava sempre più comune nella nostra società, e un ottimo periodo per la Nazionale di pallacanestro. La scelta fu azzeccatissima e per fortuna ci furono soltanto poche polemiche da parte dei soliti incommentabili.
Più commenti negativi, invece, scaturirono dalla scelta di assegnare il ruolo a Carolina Kostner a Torino 2006. Appena diciannovenne allora, la fatina del ghiaccio si stava affacciando proprio in quel periodo all’elite del pattinaggio di figura ed era un’assoluta esordiente dei cinque cerchi. Stava diventando famosa, ma in molti pensavano che ci fossero persone che avessero alle spalle una carriera più ricca della sua e quindi più meritevoli di tale ruolo, come i fondisti (e Giorgio Di Centa lo fece a Vancouver 2010) o Armin Zöggeler, lo slittinista che si era già imposto nell’olimpo della sua discplina e che dovette aspettare fino a Sochi 2014 per fare il portabandiera.

Federica Pellegrini portabandiera

Credit Foto LaPresse

E come non dimenticare la polemica a distanza Pellegrini-Vezzali? Tutto partì da uno scherzo della trasmissione “Le Iene” che raggiunse Federica Pellegrini e, tra i vari temi, le chiese se sarebbe stata felice di fare la portabandiera per Londra 2012. La nuotatrice rispose con un secco no, spiegando che non avrebbe nemmeno partecipato alla cerimonia d’apertura per non stare in piedi ore, visto che il giorno dopo avrebbe avuto la prima gara. La questione era ancora in fase embrionale, così alla fine fu scelta Valentina Vezzali, monumento del fioretto. Da lì, però, né scaturì un battibecco mediatico percé l’attuale Sottosegretario allo sport fece presente che anche lei avrebbe gareggiato l’indomani e che avrebbe comunque ricoperto questo ruolo con onore. Quattro anni dopo, forte di molte esperienze, fu poi la volta della stessa Pellegrini, e tutto è bene ciò che finisce bene.

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