“Sono un atleta nuovo. Mi sono reso conto di essere più competitivo di quanto credessi, di avere una forza che non sapevo di possedere. Da ora in poi voglio usarla”.
Tokyo ha cambiato tutti noi e il modo che abbiamo di vedere lo sport. Inevitabilmente ha modificato la percezione anche degli atleti azzurri che dopo aver messo piede in Giappone hanno guadagnato di diritto un posto nella storia dello sport. Uno di questi è Filippo Tortu, oro nella staffetta 4x100 con Jacobs, Patta e Desalu, che intervistato da Specchio - settimanale de La Stampa – ha fatto le sue considerazioni a un mese da quella storica medaglia.

Tokyo 2020
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“No, io credevo di avere gli inglesi dietro. Dopo i primi 40 metri mi pareva di averli superati e da lì è stata emozione pura. Solo adesso ho notato che a 3 metri dall’arrivo alzo un sopracciglio. Era una sorta di “ma che cosa stai facendo?”. Ero io che mi rendevo conto di vincere le Olimpiadi e infatti quando, senza fiato, guardo lo schermo non è il nome Italia che mi sorprende, è la distanza. Ero sicuro ci fosse margine, non un solo centesimo ma ovviamente, visto come è andata, è ancora più bello che sia un niente. Se corressimo cento volte quella stessa finale da capo non finirebbe mai più così, però da ora in poi il risultato ci segna. E ci cambia. Abbiamo una consapevolezza inedita, un’energia diversa”.

L'oro della staffetta 4X100 in tutte le lingue del mondo

Il rapporto con Jacobs

“Pensavo la mia stima si fosse vista e capita. Sono rimasto un filo stupito, anche se aspetto di parlarne con lui. Non è successo nulla. Non ci sono questioni da chiarire. Da parte mia è tutto come prima e non c’è bisogno di rincorrerci. Lo vedrò a Monza, per il Gran Premio di Formula 1, dove siamo invitati, e parleremo ma senza bisogno di confronti. Ci conosciamo e capiamo bene. Le sue magari sono parole figlie di percezioni errate. Non esistono vere polemiche, sono chiacchiere”.

Il messaggio a grandi e piccoli

“Fate sport, portate i vostri figli a fare sport. Insegna tutto. Prendete la storia di Gimbo Tamberi, a me lascia ancora la pelle d’oca. Quel coraggio lo tiri fuori solo se lo alleni, lo sport ti cambia la vita e il modo in cui la guardi. Anche la staffetta ha spostato una barriera: il poco probabile non è impossibile. Ma l’appello non finisce qui. Gli atleti non possono essere strumentalizzati. Noi lo sport lo viviamo, non lo propagandiamo”.

PATTA-JACOBS-DESALU-TORTU: LA FESTA CON L'ORO E L'INNO CANTATO

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