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La caduta degli Dei
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Pubblicato 28/02/2006 alle 12:02 GMT+1
Come ogni Olimpiade, a Torino ci sono stati oltre ai risultati straordinari anche delusione. Il punto di Massimiliano Ambesi.
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Uno dei temi caldi di questa rassegna olimpica ormai passata agli archivi è rappresentato dalla caduta degli dei, ossia la cocente sconfitta di gran parte degli uomini copertina designati, o se preferite favoriti della vigilia
Premesso che è meglio stendere un velo pietoso sull'apparizione della squadra maschile canadese di hockey su ghiaccio, l'esempio più emblematico risulta quello del combinatista finlandese Hannu Manninen, vincitore in stagione di 11 prove sulle 15 in calendario, ma surclassato nelle gare olimpiche in maniera piuttosto netta da avversari abituati a calcolare il distacco nell'ordine dei minuti. Tra l'altro, per Manninen, unico combinatista nella storia capace di abbattere il muro dei 40 successi in Coppa del Mondo, si tratta dell'ennesima debacle nelle grandi manifestazioni in cui ha puntualmente mancato il podio.
Per restare in Finlandia, una sceneggiatura analoga vede protagonista il saltatore Janne Ahonen, che non solo ha fallito l'appuntamento con il successo, ma ha concluso distante dalla zona medaglie, così come il ceco Jakub Janda, suo alter ego nella stagione di Coppa del Mondo e inavvicinabile per tutti a cavallo tra dicembre e gennaio.
Spostandosi in Norvegia, balza all'occhio il tracollo di Marit Bjoergen, fantasma dell'atleta invulnerabile capace di ottenere 15 vittorie in 13 mesi. L'obiettivo di inizio stagione era quello di conquistare 5 medaglie d'oro, ma alla resa dei conti ne è arrivata una sola d'argento, in perfetta linea con la debacle dell'intero movimento norvegese degli sci stretti.
Il biathleta Ole Einar Bjoerndalen, è passato dai 4 ori di Salt Lake City ai tre podi senza successi di Torino, anche se in questo caso è importante sottolineare che, malgrado qualche problema di troppo al poligono, lo strapotere del norvegese sugli sci è risultato talmente evidente da spingere coloro che nell'occasione gli hanno messo il naso davanti a riconoscere la sua superiorità .
Per passare agli sport del ghiaccio, si lecca le ferite la tedesca Anni Friesinger che a Dicembre non nascondeva di sentirsi pronta a conquistare 5 successi, ma alla fine si è ritrovata al collo il solo oro della prova a squadre e il bronzo dei 1000 metri, distanza in cui era imbattuta in stagione.
Infine, non si può dimenticare Giorgio Rocca che si presentava alle Olimpiadi da chiaro favorito nello slalom speciale, forte di 5 affermazioni su 7 gare stagionali, ma ha concluso la sua corsa verso la medaglia d'oro a metà della prima manche mestamente riverso lungo quel tracciato che avrebbe dovuto consacrarlo nell'olimpo.
Difficile spiegare il motivo di tanti passaggi a vuoto, ma probabilmente si è avuta l'ennesima dimostrazione che di questi tempi anche per i grandi fuoriclasse risulta complicato mantenere una condizione accettabile per l'intera stagione, senza dimenticare che il più innocuo dei malanni rischia di compromettere gli sforzi di mesi di lavoro e pianificazione. In alcuni casi, però, non ci si può fermare alla più inflazionata tra le giustificazioni di facciata e forse è più opportuno rimarcare come la responsabilità di avere un solo risultato a disposizione rappresenti un muro difficilmente valicabile per quegli atleti che non eccellono nel gestire fino in fondo la pressione, soprattutto quando il divario nei confronti degli avversari si rivela meno evidente del solito.
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