L'Italvolley ha chiuso la prima fase dei Mondiali femminili 2022 a punteggio pieno. La Nazionale ha infatti conquistato 5 vittorie su altrettante sfide disputate, lasciando alle avversarie soltanto due set - uno contro il Belgio e un altro nel 3-1 rifilato ai Paesi Bassi - e accedendo alla seconda fase con bottino pieno (15 punti), miglior quoziente set (7.500, come la Serbia) e miglior quoziente punti (1.314). Sia chiaro, il Gruppo A non presentava ostacoli insormontabili, per quanto le orange di coach Selinger siano al 10° posto nel ranking mondiale FIVB e il Belgio, della scatenata Britt Herbots - 41 punti contro i Paesi Bassi, 123 complessivi che la rendono la miglior realizzatrice di questi Mondiali - li segua a ruota all'11°.
Al netto dei cinque successi finora conquistati, il cammino delle Azzurre è stato contraddistinto da alti e bassi, soprattutto a causa di una preparazione atletica pianificata a tavolino affinché le "ragazze terribili" possano essere al top della forma durante la seconda fase, che comincerà martedì 4 ottobre (ore 17:15) contro il Brasile. Risulta infatti evidente che l'Italia non abbia ancora mostrato quel mix di continuità e coralità che le ha consentito di dominare le Finals dell'ultima Volleyball Nations League e che sia tuttora alla ricerca della sua versione migliore. Ciò nonostante, si possono già trarre indicazioni importanti da cinque partite in cui la Nazionale ha vinto, spesso nettamente, anche senza poter contare sulla miglior Paola Egonu.
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Partire da Caterina è d'obbligo, non soltanto per ordine alfabetico dei cognomi sopra elencati. Bosetti ha finora disputato un ottimo Mondiale, lavorando benissimo dai nove metri (8 ace), risultando scaltra in posto 4 nel giocare sagaci pallonetti spinti e contro il muro avversario, ma anche tenendo molto bene in ricezione e aiutando Orro quale palleggiatrice aggiunta. A oggi, la schiacciatrice dell'Igor Gorgonzola Novara è elemento equilibratore di questa Nazionale: negarlo, significherebbe capire davvero poco di Pallavolo. Oltre a Bosetti, in posto 4 spicca anche il braccio al fulmicotone di Elena Pietrini. Completamente ristabilita dai problemi alla schiena patiti durante la VNL, la schiacciatrice in forza alla Savino Del Bene Scandicci sta viaggiando col 51% di eccellenza in attacco, sfruttando un'extra-rotazione del polso micidiale, capace di generare linee strettissime in diagonale dopo palloni colpiti ad altezze siderali per il muro avversario. Pietrini sta inoltre tenendo anche in ricezione - fondamentale in cui soffre maggiormente - e dando una grossa mano a muro alle sue centrali, confermando di avere un bagaglio tecnico impressionante. Nel fondamentale a rete, a dominare è però ovviamente Anna Danesi e non soltanto per i 7 muri-punto rifilati prima al Belgio e poi ai Paesi Bassi o per i 18 complessivi che le valgono il 4° posto tra le migliori "muratrici" del torneo (guida la belga Marlies Janssens con 23). La centrale Azzurra conferma di avere letture perfette (anche in opzione) e sta pian piano trovando continuità pure nel 1° tempo, soluzione offensiva molto redditizia nei trionfali Europei 2021. Ultima, ma mai come in questo caso non per ordine d'importanza, Moki De Gennaro. A 35 anni, la libero distanzia ancora qualsiasi pariruolo per continuità di rendimento, qualità dei fondamentali e mentalità vincente. Come sempre, molto precisa in ricezione, spaziale nelle dig difensive (74, quasi 30 in più della seconda nella specifica graduatoria) e intelligente nel dare una mano alle compagne più bersagliate dal servizio avversario, anzitutto Pietrini. Serve davvero scrivere altro sulla miglior libero al mondo?

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Perché la staffetta tra Sylla e Pietrini?

Si tratta di uno dei temi che più sta tenendo banco, almeno nei ragionamenti di quanti ritengono che le Azzurre abbiano svolto soltanto il "compitino" nel vincere queste prime cinque gare iridate. Miriam Sylla non ha bisogno di essere difesa da nessuno, figurarsi da noi. Eppure, su di lei si leggono ancora troppe valutazioni decentrate, per non usare il termine sbagliate. La capitana Azzurra ha tenuto un gran rendimento in ricezione e in fase difensiva, risultando spesso fondamentale, con ottimi posizionamenti, nel tenere vivi palloni che il muro delle compagne non era riuscito a contrastare o limitare. Da posto 4 sta però viaggiando col 42% di eccellenza in attacco (7/23, con 8 errori, contro il Belgio) e questa statistica, sommata inevitabilmente al fatto che Egonu non abbia ancora dominato come sa fare, hanno obbligato coach Mazzanti alla scelta di schierare Pietrini titolare contro i Paesi Bassi. Elena sta tenendo numeri praticamente perfetti in attacco e si è trasformata in ancora di salvezza in quei rally in cui Orro non poteva giocare 1° tempi a causa di ricezioni imperfette e neppure aprire in posto 2 con continuità, perché Egonu risultava un po' fuorigiri. A oggi, prendendo in prestito un vecchio adagio popolare, il gioco vale quindi la candela: si sacrifica la versatilità (innegabile) di Sylla, lasciandola in panchina, per ottenere quell'utile proporzionato rappresentato dai palloni che Pietrini mette a terra con una continuità finora disarmante per qualsiasi nazionale avversaria. Ciò non significa però che il Mondiale di Sylla sia finito qui, anzi. L'Italia dovrà affrontare altre quattro partite prima della fase a eliminazione diretta, tre delle quali contro la numero 3 (Brasile), la numero 5 (Cina) e la numero 7 (Giappone) del ranking mondiale. Poter contare su una staffetta in posto 4, allargata per rotazione anche a Bosetti e senza dimenticare le qualità di Alessia Gennari, significa avere a disposizione un ventaglio molto ampio di opzioni: ad esempio, se e quando Egonu tornerà a dominare come fatto nella VNL, l'Italvolley potrebbe puntare tanto sul posto 2 e ricercare un assetto con maggior presenza difensiva, dando così spazio proprio a Sylla anziché a Pietrini.

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Egonu non ancora in ritmo

Quando si scrive su una pallavolista così fenomenale e generazionale, diventa spesso complicato non cadere nelle banalità e si deve invece cercare di ricordare l'aspetto umano sia della stessa Egonu che della Pallavolo in generale. Paola ci ha abituati a partite terminate dopo tre set e caratterizzate dal fatto che lei avesse propiziato almeno il 50% dei punti effettivamente realizzati dalla squadra vincitrice. In queste prime quattro sfide - contro il Kenya non ha giocato, lasciando spazio a Sylvia Nwakalor in posto 2 - così non è stato: 87 punti (17.4 a gara) col 49% di eccellenza in attacco e soli 3 ace, ma anche 12 errori non forzati contro il Belgio e 11 nella sfida ai Paesi Bassi. Per sua natura, l'opposto è libero di sbagliare in attacco, data la mole di palloni che è costretto ad attaccare, l'attenzione che la correlazione muro-difesa avversaria gli riserva e, nel caso di Egonu, uno studio quasi maniacale sui metodi possibili per fermarne lo strapotere atletico e tecnico. In questi Mondiali, la nuova stella del VakifBank Istanbul non ha però quasi mai mostrato il suo volto migliore, sbagliando insolitamente anche palle set per lei quasi scontate e pagando dazio con la scelta di continuare in alcune traiettorie (si pensi alla diagonale contro i Paesi Bassi) nel momento in cui tali colpi non rendevano affatto. Un problema per l'Italia? Semmai, il contrario! Le preoccupazioni sono tutte per le squadre avversarie, visto che l'Italia sta giocando e vincendo anche senza ottenere il 100% dalla sua stella. Connessione e feeling con Alessia Orro sembrano però un filo arrugginiti, almeno rispetto a quanto visto nell'ultima VNL e, soprattutto, agli Europei 2021, ma anche in questo caso si tratta di dettagli. Il cambio Malinov-Orro ha infatti garantito a Egonu la possibilità di attaccare alzate più adatte al suo tipo di rincorsa, all'altezza dei suoi colpi e alle modalità in cui sceglie di giocare se diagonale o parallela; risulta pertanto difficile pensare che una simile intesa si sia spenta all'improvviso.

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Orro, palleggiatrice e talento a 360°

Nella lista delle grandi alzatrici a livello mondiale, il nome della giocatrice della Vero Volley Monza è ormai presenza fissa. Alessia è però ben più di una semplice "regista" e, anche in questi Mondiali, sta dimostrando il perché. Efficacissima dai nove metri, con una salto-flot molto tesa che genera lunghi turni al servizio mandando in tilt qualsiasi ricezione; quasi onnipresente anche in difesa, quando e se necessario (un po' come Simone Giannelli nella rassegna iridata maschile, per avere un metro di paragone); attenta a muro e nel correggere le poche ricezioni negative delle compagne, senza mai farsi sorprendere dai tentativi di slash delle avversarie. Rispetto ad altri tornei, Orro ha finora osato meno in palleggio, cercando di mettere in ritmo anche le compagne appena rientrate (Pietrini) o quelle più in difficoltà nel momento contingente (Egonu, Nwakalor, Sylla), senza ovviamente dimenticare il gioco con le sue centrali. La fast con Cristina Chirichella può essere ulteriormente affinata, mentre i 1° tempi con Danesi rappresentano ormai una garanzia per questa Italvolley, anche se finora sono stati innescati meno del previsto. A ben vedere, il fondamentale del palleggio è quello in cui Orro sta impressionando di meno - pur tenendo un ottimo rendimento - e ciò conferma quanto la classe 1998 sia diventata una giocatrice totale, destinata a maturare ancora tantissimo nel corso della sua carriera. Nella seconda fase, anche la palleggiatrice Azzurra sarà però chiamata a un salto di qualità, specie in termini di imprevedibilità contro squadre molto forti a muro (Cina e Brasile) o celebri per la loro capacità di rigiocare su qualsiasi schiacciata avversaria (Giappone).

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