L’Italia della pallavolo maschile, finora, ha regalato grandissime emozioni al pubblico (e anche ai telecronisti, se vogliamo dirla tutta). Le prestazioni di squadra sono sicuramente da incorniciare, perché non è facile – contro gli Stati Uniti – riprendersi dalla batosta di un set perso 25-9 per andare a prendersi prima il tiebreak e poi la qualificazione alla finale. “Si vince e si perde tutti insieme”, di solito è il motto di un gruppo, e l’Italvolley non fa eccezione.
Non si può, però, non sottolineare la rilevanza di alcuni tra i singoli che stanno decisamente facendo la differenza.

Zaytsev e il mettersi a disposizione del gruppo

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Era tornato in Nazionale con l’intento di giocare in posto 4 e ci si era anche allenato, soprattutto vista la prospettiva del prossimo campionato, in cui sarà impegnato come schiacciatore ricevitore e già lo sa. Invece, con la gestione di Gianlorenzo Blengini e del suo staff, si è reso evidente da subito che la sua collocazione naturale era in posto 2 (a discapito ovviamente di Luca Vettori, che in teoria doveva essere l’opposto titolare). Lo Zar, con umiltà, si è messo a disposizione del gruppo per giocare nel ruolo in cui serviva di più e lo sta facendo divinamente: la sua esperienza gli consente di giocare i palloni più “sporchi” senza paura e il suo braccio è decisamente pesante: se non sbaglia lui, è difficilmente marcabile.
Video: Zaytsev a tutto fuoco

Giannelli e una consapevolezza ammirevole a soli vent’anni

E chi l’avrebbe mai detto che un ragazzino, così piccolo d’età, potesse tranquillamente “mimetizzarsi” tra i grandi di questo sport? Simone Giannelli, il nostro regista, ha mostrato una crescita incredibile non tanto dal punto di vista tecnico, quanto da quello caratteriale e di lettura del gioco. Ora gestisce bene i palloni, difficilmente sbaglia scelta nel servire i compagni e non mostra più quelle carenze dettate tipicamente dalla lecita inesperienza. Giannelli è a tutti gli effetti un palleggiatore top class con un vantaggio in più: l’irriverenza dell’ex schiacciatore. La sua capacità di attaccare anche il pallone, oltre che di confezionare perle per i compagni, è l’arma in più: lo slash attaccato da lui è da manuale di pallavolo e quando un pallone vagante deve essere alzato da qualcun altro, Wonder Boy si trasforma in una valida alternativa d’attacco. E questo fa, probabilmente, di Giannelli-Zaytsev la miglior diagonale del torneo.

Capitan Birarelli e lo spirito di sacrificio

Che dire di capitan Emanuele Birarelli? Lele sta stringendo i denti, nonostante una caviglia non al meglio e anche un risentimento muscolare al relativo polpaccio che non lo rendono al 100%. Eppure, guardandolo in campo, è difficile accorgersene: il Bira sta svolgendo egregiamente il suo compito e solo chi sa delle sue condizioni riesce a cogliere le smorfie di dolore sul suo viso quando atterra dopo un primo tempo o un muro. L’infortunio (più grave) di Piano lo rende indispensabile in campo, perché con soli tre centrali convocati da Blengini – per questione di numeri e non di superficialità, sia chiaro – la soluzione tentata con Antonov contro il Canada non è chiaramente praticabile: senza nulla togliere al disponibilissimo Oleg, il centrale è un ruolo ostico, con tempi e posizioni d’attacco tutte sue, e difficilmente si può improvvisare. Incerottato come non mai, il nostro capitano è davvero l’emblema del cuore di questa squadra, che per ora non ha mollato mai.

Gli altri: sempre pronti a fare il proprio dovere

In ogni caso, se questi sono i veri trascinatori dell’Italia, non si possono non menzionare Osmany Juantorena, Filippo Lanza, Simone Buti e Massimo Colaci. Osmany, che ha dimostrato di avere qualche passaggio a vuoto, fa comunque sempre paura quando impatta bene il pallone. Una bocca da fuoco che, se in partita, è impossibile non sfruttare. Più regolare, anche se forse meno appariscente, Pippo, che a sua volta ha mostrato evidenti progressi nella gestione del pallone ed è un riferimento importante per Giannelli. Buti, dal canto suo, era arrivato in Brasile sicuro di fare la riserva; l’infortunio di Piano, però, lo ha catapultato in campo e lui non lo sta facendo rimpiangere. Del resto, l’ultimo punto con gli USA è stato proprio suo… Infine onore al nostro libero, più per terra che in piedi, e che contro gli Stati Uniti in un salvataggio folle è riuscito anche a fare punto. Ognuno fa la propria parte: e se i singoli “girano”, allora anche il gruppo funziona. Per ora, l’Italia ha messo in campo una felice corrispondenza biunivoca che speriamo duri anche nell’atto finale, verso quel sogno che non vogliamo nominare e che finora ci è sempre stato negato.
Video: la maledizione olimpica dell'Italia
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