È l’emblema della pallavolo italiano, forse quello meno patinato ma decisamente tra le figure più simboliche dell’intero movimento. Simone Giannelli, capitano di Trentino Volley e palleggiatore titolare della nazionale azzurra, ha vissuto quello a cui stiamo assistendo oggi con Jannik Sinner: esordio in Serie A1 a 17 anni e a 18 in nazionale, tappe bruciate con la naturalezza del veterano proprio come il tennista di San Candido per fare un esempio dei giorni nostri visto che per Giannelli dobbiamo tornare indietro al 2013.
Con una finale di Champions League da disputare (il prossimo primo maggio a Verona contro i polacchi dello Zaksa) e un’Olimpiade, la seconda della sua carriera dopo l’argento di Rio 2016, il regista bolzanino si è raccontato a margine dell’uscita del libro a fumetti, edito da Beccogiallo, Il mio primo manuale della pallavolo.Si tratta di un’originale infarinatura sulla pallavolo per i più piccoli che vede protagonista proprio il palleggiatore classe ’96 in versione Michael Jordan in Space Jam: rapito da un gruppo di abitanti dell’Antica Grecia 2.0 per vincere una partita di volley che impedirà ai nemici di impossessarsi del pianeta Terra.
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Un’operazione originale spiegata in conferenza stampa, dove ha parlato anche dei suoi prossimi impegni in campo con le maglie di Trento e dell’Italia:
“Sono davvero entusiasta di questo progetto, anche perché non volevo un’autobiografia. A 24 anni non mi sembrava utile. Volevo comunicare con i più piccoli volendoli avvicinare alla pallavolo e allo sport in generale, mettendo in luce problematiche reali come l’inclusione e lo spirito di squadra. Abbiamo alternato la storia a delle schede tecniche (regole, fondamentali e miti del passato, ndr.) per semplificare al massimo le regole di questo sport per i ragazzi”.
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A TRENTO PER SEMPRE

“Sono grato di quello che ha fatto Trento per me. Dal presidente Mosna a tutti i membri dello staff ho trovato sempre grande fiducia, che mi ha permesso di diventare da bambino a uomo. Lo dico col cuore in mano, per me sarebbe un onore essere una bandiera di questa società: cerco di rappresentare al meglio tutti i valori dello sport essendo me stesso e mi piacerebbe vincere tanto con questi colori e rappresentarli il più a lungo possibile”.

IL RITORNO ALLE OLIMPIADI, UN’OCCASIONE IMPORTANTE

“La pallavolo non ha, sui media italiani, lo stesso spazio del calcio anche per una questione culturale. Sicuramente è più semplice a livello di regole che poi è l’intento del libro. Le Olimpiadi di Rio – dopo l’argento conquistato o l’oro che abbiamo perso, non so...devo ancora rispondere a questa domanda – ci hanno permesso di trasmettere tanto alle persone. Sono l’evento in cui ti senti il più vicino all’Italia e io ci metterò tutto me stesso per fare un grande torneo e avvicinare più gente possibile alla pallavolo”.

PIÙ’ PRESSIONI RISPETTO AL 2016?

“La pressione c’è sempre. A 20 anni, quando giocavo nelle giovanili e ora in prima squadra. Senza pressione non si può giocare, io la vedo così. La pressione ti fa capire che stai giocando per qualcosa. Se senti la pressione della gente vuol dire che qualcosa la sai fare e mi fa solo che piacere. Io darò il massimo, siamo consapevoli che dopo 5 anni le Olimpiadi non saranno uguali a quelle di Rio perché le altre nazionali arrivano preparate”.

Simone Giannelli esulta durante la partita tra Italia e Stati Uniti alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016

Credit Foto Getty Images

IL SUPERPOTERE DI SIMONE

“Un superpotere come i protagonisti del libro? Quello di non pensare. Sto tutto il giorno a studiare la pallavolo e molte volte dopo gli allenamenti o la partita, la mia testa continua ad andare. Servirebbe, invece, staccare ogni tanto”.

LA FINALE DI CHAMPIONS SI AVVICINA

“Capita poche volte di giocare una finale di Champions. Per me è la seconda dopo quella persa per pochi punti del 2016. Sarà una battaglia, vogliamo vincere come i nostri avversari (i polacchi dello Zaksa) e daremo tutto per raggiungere l’obiettivo”.
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