La pallavolista Lara Lugli, con un post su Facebook ha reso nota la battaglia legale in cui è impegnata contro il Volley Pordenone, club in cui giocava nella stagione 2018/2019 nel campionato di Serie B1. Il motivo? Nel mese di marzo del 2019 aveva annunciato alla società la sua impossibilità di proseguire la stagione perché incinta, risolvendo dunque il contratto, come da prassi. Quello che la Lugli chiede è che le fosse corrisposta l’ultima mensilità prima dell’interruzione del rapporto lavorativo, pari a mille euro (come si legge su Corriere.it).
Oltre al dramma per aver perso il bambino un mese dopo per un aborto spontaneo, a distanza di due anni ha ricevuto una citazione per danni, "per non aver onorato il contratto" e per aver venduto “prima la sua esperienza con un ingaggio sproporzionato e nascondendo poi la sua volontà di essere madre. Una scelta che ha portato la squadra a doversi privare di lei a stagione in corso, perdendo di conseguenza molti punti sul campo e infine anche lo sponsor”.
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Insomma, un’altra triste storia che, in un momento di forte rivendicazione dei diritti delle donne, amplia sempre di più l’insensato solco che c’è tra il sesso femminile e quello maschile nel mondo dello sport, in questo caso.

Come aggiunge la stessa pallavolista sulla sua pagina social: “Il fatto grave comunque rimane perché anche se non sono una giocatrice di fama mondiale questo non può essere un precedente per le atlete future che si troveranno in questa situazione, perché una donna se rimane incinta non può conferire un DANNO a nessuno e non deve risarcire nessuno per questo”.

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