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“Boosting”: il pericolosissimo doping naturale degli atleti paralimpici basato sull'autolesionismo
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Pubblicato 08/09/2016 alle 13:06 GMT+2
Rompersi un dito del piede, effettuare l’elettroshock a gambe e testicoli, stritolarsi gambe e testicoli, trattenere l’urina fino a far gonfiare la vescica a dismisura: sono le pratiche del cosiddetto “boosting”, una tecnica di doping naturale che si basa sull’autolesionismo per alzare la pressione sanguigna e il battito cardiaco nelle persone con danni al midollo spinale.
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In gergo si chiama “boosting”, e può essere considerato, in maniera molto grezza, un metodo di doping “naturale”, ma estremamente pericoloso. Secondo le indagini del Comitato paralimpico internazionale, il 10-20% degli atleti che partecipano ai Giochi di Rio lo ha sperimentato almeno una volta nella vita e/o utilizzerà questa tecnica per avere un vantaggio competitivo in gara: ma di che cosa si tratta esattamente?
Le persone che hanno sofferto lesioni al midollo spinale possono presentare difficoltà ad adattare il battito cardiaco e la pressione sanguigna agli stimoli esterni quando viene richiesto un innalzamento dei valori naturali, come in una qualsiasi attività sportiva: in questo modo, gli atleti si affaticano molto più rapidamente e presentano livelli di forza e resistenza minori rispetto a compagni e/o avversari. Per alzare la pressione sanguigna e accelerare il battito cardiaco, persone con lesioni spinali e paralisi agli arti inferiori possono “ingannare” il proprio cervello attraverso il “boosting”, ossia l’induzione volontaria della disreflessia autonomica ottenuta mediante l’auto-provocazione di un dolore molto forte nelle parti basse del corpo.
Tecniche comuni sono l’elettroshock a piedi e/o testicoli, il rigonfiamento della vescica tramite l’ostruzione del catetere, lo strangolamento dei testicoli, la compressione di gambe e piedi o la frattura di un dito, solitamente l’alluce. La disreflessia autonomica porta a una forte scarica di adrenalina che, a sua volta, produce effetti positivi per la pratica agonistica, ma in modo pericolosamente rischioso per la salute dell’atleta, perché questa condizione può seriamente portare all’infarto.
Non essendo una pratica legata all’utilizzo di sostanze dopanti, è difficile limitarla o disincentivarla, soprattutto quando ci sono in palio grossi premi in denaro per i vincitori delle gare.
“Non c’è una vera soluzione per questo problema – ha spiegato Brad Zdanivsky, un climber canadese tetraplegico che ha sperimentato alcune pratiche di boosting -. È una specie di barattolo per vermi che nessuno vuole aprire e di cui nessuno vuole parlare. Personalmente, ho provato a trattenere l’urina per far gonfiare la vescica al massimo oppure a farmi un elettroshock ai testicoli, ai piedi e alle gambe. Funziona, ma con grandi pericoli. È possibile che, d’improvviso, si verifichi il distacco della retina o, peggio ancora, un infarto per la pressione sanguigna troppo elevata. Prima o poi succederà. Qualcuno avrà un infarto durante una gara e, a quel punto, finalmente si potrà veramente parlare del problema”.
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