Con 115 atleti, suddivisi in sedici diverse discipline, il contingente azzurro a Tokyo 2020 ritocca il proprio massimo di sempre ai Giochi Paralimpici. La spedizione italiana sarà "capitanata" dai due portabandiera, Bebe Vio (scherma) e Federico Morlacchi (nuoto), e conta una presenza femminile superiore a quella maschile (62 a 53). Il rapporto atlete-atleti, pari al 53%, supera il precedente primato azzurro fatto registrare a Rio de Janeiro 2016 (40%), edizione in cui l’Italia chiuse al nono posto nel medagliere, con 39 medaglie (10 ori, 14 argenti e 15 bronzi). “Il nostro obiettivo è continuare a entusiasmare gli italiani con le storie e con le prestazioni sportive di questi fantastici atleti e confermare, con i risultati, il percorso di crescita del movimento paralimpico italiano divenuto ormai un punto di riferimento in Italia e nel mondo”, ha dichiarato Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, a Rainews. Il numero di 115 atleti comprende ovviamente anche Charlotte Bonin, la guida di Anna Barbaro, atleta non vedente del triathlon, e il timoniere del 4+PR3 Mix Lorena Fuina.

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Morlacchi e Vio non sono gli unici Azzurri che andranno alla caccia di medaglie dal metallo più prezioso. Insieme a loro ci sarà sicuramente Martina Caironi, bicampionessa olimpica nei 100 metri piani (Londra 2012 e Rio 2016), ma anche detentrice dei record del mondo nella stessa disciplina T42(14”61), nei 200 metri piani T63 (31”73) e nel salto in lungo (5.06 metri). Come dimenticare poi Assunta Legnante, la quale vorrà indubbiamente confermarsi regina nel getto del peso categoria F11-12, disciplina in cui non conosce rivali ormai da tanti, tanti anni. A Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016 centrò l’oro, ma stavolta punta al metallo più prezioso anche nel lancio del disco, sempre categoria F11.
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Nell’atletica bisogna poi segnarsi il nome di Ambra Sabatini, capace di stampare uno spaziale 14”59 sui 100 metri piani categoria T63 nel febbraio scorso a soli 19 anni. Oney Tapia tenterà invece di migliorare l’argento ottenuto a Rio nel lancio del disco, categoria F11, e di riprendersi lo scettro di recordman che gli è stato sottratto dal brasiliano Alessandro Da Silva nel novembre 2019. Ciclismo e nuoto sono le discipline in cui l’Italia punterà moltissimo. Il pensiero non può che andare subito ad Alex Zanardi, oro a Rio nella crono H4 e nella staffetta in linea, ancora alle prese col recupero dal terribile incidente che lo vide coinvolto nel giugno del 2020. Paolo Cecchetto e Luca Mazzone vorranno bissare gli ori della precedente edizione paralimpica anche per Alex e siamo certi che daranno battaglia tra crono e corse in linea. Senza dimenticare Francesca Porcellato, punta di diamante del gruppo femminile, insieme a Katia Aere e Ana Vitelaru.
Se in Brasile il ciclismo fruttò ben dodici medaglie, il nuoto fece meglio con tredici. 29 saranno gli atleti azzurri impegnati a Tokyo 2020, con Morlacchi che punta a una medaglia in ognuna delle specialità cui prenderà parte, ma anche coi fari puntati sulle nuotatrici. Giulia Ghiretti, Carlotta Gilli e Arjola Trimi, ma non solo, ci regaleranno gioie e soddisfazioni, così come Antonio Fantin, primatista mondiale sui 100 stile S6 col tempo di 1’04”01. Ai Mondiali londinesi di due anni fa, l’Italia chiuse con 50 medaglie, di cui 20 d’oro, e Simone Barlaam fu capace di far registrare ben quattro diversi record del mondo in categorie S9. Numeri alla mano, potrebbe arrivare un’altra pioggia di metalli anche a Tokyo 2020.
Speranze anche in sport quali anoa e canottaggio, sitting-volley, tennis-tavolo, tiro con l'arco, tiro a segno e triathlon, oltre al taekwondo (con Antonino Bossolo), introdotto in questa sedicesima edizione dei Giochi Paralimpici al posto del calcio a 7. Pareggiare le 80 medaglie di Roma 1960, edizione in cui l'Italia chiuse al 1° posto nel medagliere, dovrebbe rimanere un sogno, ma le possibilità per sfondare il muro delle 40 - evento che non si verifica da Atlanta 1996 - sono concrete. In bocca al lupo Azzurri, fateci sognare!
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