Scusami ma ci credo tanto, Che posso fare questo salto. E anche se la strada è in salita. Per questo ora mi sto allenando. E buonasera signore e signori: fuori gli attori
Allenando, certo che mi sto allenando. Come in ogni giorno altro della mia vita da quando ho scelto la strada da fare. Non esiste riposo e non esiste paura, perché sul ghiaccio, lavoro ed emozione non possono mai stare nella stessa frase.

Rock in the ice

Pechino 2022
Grassl: "A Pechino in top 10, a Milano-Cortina voglio vincere"
IERI A 19:44
Fuori gli attori, che se la musica è speciale per te lo diventa anche per gli altri, e poi per il mondo intero. Durante un salto quadruplo il tempo sembra quasi fermarsi, in un istante che non finisce mai, congelato come le orecchie del pubblico. Il problema è che quel gesto, in realtà, dura 0.7 secondi, di cui 0.3 se ne vanno soltanto nella fase di stacco, e girare su te stesso per quattro volte nello spazio di quel battito di ciglia è una partita a dadi col destino. Non hai certezze se non la fatica passata, perché vuoi ridurre la finestra d'errore. Devi ridurre la finestra d'errore. E il solo modo per farlo è riuscire a contenere le emozioni. Potrà anche essere crudo da dire, ma il sentimento fa esitare, e l’esitazione fa sbagliare, quando cadi ti fai male, e ripartire è ogni volta più complicato.

Matteo Rizzo si esibisce in Ghostbusters al gala a Saitama 2019

Credit Foto Getty Images

Ci sono fasi e fasi, momenti e momenti, e l’infinita lotta tra pazienza ed errore non la vince mai nessuno, ma viene decisa soltanto dalle leggi della matematica. Maggiore è la vicinanza al momento della gara e più bassa è la tua pazienza, in un sistema di vasi comunicanti, in cui l’essenza di quel che hai dentro non aumenta e non diminuisce mai, se non in anni di sacrifici, perché la nostra stagione non finisce mai, iniziando inizia esattamente nel giorno in cui è finita quella precedente.
"Adesso portarmi a casa che mi spaventa l'inverno, Le gambe stanno cedendo, non vedi che ho troppo freddo. Marlena portami a casa che il tuo sorriso è stupendo, Ma sai, se adesso ti perdo, non vedo neanche più un metro"

Programma Lungo e programma Corto

Per prima cosa, si definiscono i due programmi, quello lungo e quello corto.
Più difficili sono i salti che sai eseguire e più alto sarà il livello finale della tua prova, e sulla base di quel che sei, si scelgono le musiche, si passano ore al fianco di un coreografo e si perfeziona lo stile. Investi tutte le settimane estive nel lavoro a secco, per migliorare la tecnica, nella speranza di acquisire nuovi elementi tecnici, che ti permettano di andare oltre quello che sai già fare. Ci sono sei diversi tipi di salto, a seconda della posizione del filo del pattino al momento dello stacco. È una sfida senza fine, in cui trovi sempre pane per i tuoi denti, come un videogioco che non finisci mai, a prescindere dalla tua bravura.

Matteo Rizzo, una caduta non compromette una buona prova

La pagina si aggiorna e compare un nuovo mostro da affrontare. Il nostro è uno sport ossessivo, quasi meccanico, nel quale l’espressione è il lusso dei vincenti, e dove, per arrivare in alto, devi ripetere la stessa routine per centinaia di volte. Decine nei giorni che precedono la gara. Per provare a spogliarla di tutto ciò che è imprevedibile. E nonostante questo, l’inverno è sempre una scoperta, che può far tremar le gambe, e con il quale il primo a dover scendere a patti sei tu, ben prima che lo facciano i giudici e il pubblico. Ricordo, per esempio, la prima volta che sono tornato a gareggiare, in Finlandia, dopo mesi di lockdown. Conoscevo la routine come se fosse un mio pensiero, e comunque, per un pezzo andato bene, ce n’è stato un altro andato invece molto male. Si lavora per l’inverno, si lavora per la propria passione, coscienti molte cose le scoprirai per davvero solo quando parte la musica.
"E non c'è vento che fermi, La naturale potenza, Dal punto giusto di vista, Del vento senti l'ebrezza, Con ali in cera alla schiena, Ricercherò quell'altezza. Se vuoi fermarmi ritenta"
Il nostro è uno sport ossessivo, quasi meccanico, nel quale l’espressione è il lusso dei vincenti

Crescere con lo sport dentro

Il pattinaggio è sempre stato un pezzo della mia vita, come il respiro, come le idee. Ci sono nato dentro, e sempre dentro ci sono cresciuto. Quando avevo tre, quattro anni, i miei genitori portavano le coppie che allenavano nelle valli bergamasche per fare i ritiri estivi, e io seguivo con gli occhi e col pensiero l’evolversi delle cose, in attesa che arrivasse anche il mio momento. Mi mettevo ad inseguire la macchina del ghiaccio, che andava a scaricare la neve nel fiume, e restavo seduto per terra a giocare con quella che l’acqua non si era portata via.
Crescere dove c’è lo sport aiuta a crescere. Mi ha permesso di far capire meglio quello che avrei voluto fare della mia vita. Mia madre ha sempre fatto dentro-fuori dalla pista, cosciente del sacrificio richiesto da quello che mi aspetto di ottenere, eppure è riuscita anche ad essere anche una mamma, dolce e premurosa come chiunque sogni che sia. Mio papà mi allena da sempre, e il fatto che sia nello staff ancora oggi, spiega alla perfezione quanto è stato bravo nel dividere i due ruoli, senza passare mai il confine nel modo sbagliato. Per questo non è stato difficile il passaggio dalla passione al mestiere, dal gioco alle aspettative: perché ho vissuto da professionista tutta la mia adolescenza, e, alla stessa maniera, oggi, vivo con leggerezza il mio essere un atleta. È la mia teoria del tutto, in cui il ghiaccio, la famiglia e la musica diventano una cosa sola, senza un inizio e senza una fine, come un axel che gira in loop, smarrito nel tempo, chiaro nella memoria.
"Come l'aria mi respirerai, Il giorno che Ti nasconderò dentro frasi che. Non sentirai"

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