Signore e signori, anche la quinta tappa della 43ma edizione della Dakar fa parte dei libri di storia, nella categoria “Moto”. La stage che portava la carovana ad Al Quaisumah, con partenza da Riyadh, prevedeva 456 chilometri di prove speciali. Tradotto: la corsa più dura del mondo sta entrando nella sua fase calda e non la si definisce in questo modo perché siamo nel deserto.
Il menù odierno annoverava dune con tanta sabbia e sezioni pietrose, nelle quali perdersi e smarrire la retta via. Un contesto da Canto I dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri per intenderci e senza l’aiuto di Virgilio è stata dura. Una tappa in cui i concorrenti si sono spinti verso Al Qaisumah, dopo aver attraversato la zona di Ad Dahma e, in precedenza, il Najd. Superato il primo tratto in salita, il profilo era al di sotto dei 500 metri di altitudine, con il 25% di sabbia, il 53% di terra e ben il 20% di dune. Insomma, un percorso variegato ma tutta improntato verso le difficoltà.
In un contesto dantesco l’argentino Kevin Benavides ha saputo conciliare al meglio velocità e capacità di navigazione: il sudamericano, in sella alla Honda del Monster Energy Team, con il crono di 05h 09′ 50” si è reso protagonista di una prestazione molto solida e neanche una caduta nell’ultima parte delle speciale, che gli è costata una ferita al naso, gli ha precluso il successo della stage. Alle sue spalle si sono classificati l’altro alfiere del Monster Energy Honda Team 2021 Jose Ignacio Cornejo Florimo, che ha cercato in tutti i modi di contendere lo scettro al team-mate, ma ha dovuto inchinarsi (+1’00”) e l’australiano Toby Price (KTM) a 1’20”. Una grande rimonta per l’aussie, che dopo aver sofferto molto nei primi 100 km, è venuto fuori alla distanza, recuperando tantissimo dal km 330 all’arrivo.
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Nella top-5 troviamo lo spagnolo Lorenzo Santolino (Sherco Factory) a 2’29” dal vincitore e l’altra KTM del britannico Sam Sunderland a 4’17”. Una speciale non facile per chi si presentava in vetta all’overall al via, ovvero il francese Xavier de Soultrait: l’alfiere dell’Ht Rally Raid Husqvarna Racing è giunto al traguardo con 7’55” di ritardo, pagando dazio nei confronti di Benavides e classificandosi sesto. Stessa storia, stesso mare per Joan Barreda, finito abbondantemente al di fuori della top-10 (+19″11) per via di un errore di navigazione: si stimano 17 minuti persi dopo il rilevamento del km 74. Un problema da condividere con tanti centauri, tra cui l’esordiente australiano Daniel Sanders che al primo check point è giunto con 8′ dal leader, che in quel caso era proprio Barreda. Sanders che poi, ironia della sorte, ha concluso la sua prova davanti all’iberico della Honda con 16’01” da Benavides sulla KTM. Con questi risultati, quindi, Benavides conquista la vetta della classifica generale con 2’31” di vantaggio su de Soultrait e 3’42” su Cornejo Florimo. Attenzione però a Price, in quarta posizione a 3’43”.
La Dakar è inoltre in ansia per le condizioni di salute del 37enne indiano Chunchunguppe Shivashankar Santosh che è incappato in una brutta caduta in un tratto tortuoso e insidioso della quarta frazione, andata in scena ieri. Il centauro del Team Hero, tempestivamente soccorso, è stato trasportato in elicottero in ospedale dove gli è stato riscontrato un trauma cranico che ha suggerito di mettere il pilota in coma indotto per evitare complicazioni. La speranza di tutta la carovana è che arrivino buone notizie dalla Tac.

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