Il 2022 del motociclismo italiano è stato illuminato indiscutibilmente dalle imprese di Danilo Petrucci. Già perché la Dakar completata pur tra difficoltà, infortuni, guasti alla moto, avventure incredibili ma soprattutto exploit (su tutti la vittoria nella 5a tappa che gli ha permesso di diventare il primo pilota nella storia a vincere sia una gara di MotoGP che una manche alla Dakar) ha fatto accendere le luci dei riflettori e soprattutto inondato di gratitudine ed affetto un pilota che, pur vantando una carriera di prim’ordine nel motomondiale, ha ricevuto nel suo percorso sempre più critiche che lodi sperticate da pubblico e media. Basti pensare che nessuno due mesi fa quando a Valencia, nel giorno dell'addio di Valentino Rossi, ha corso la sua ultima gara nel mondiale MotoGP (dopo essere stato scaricato dal team KTM Tech 3), si attendeva chissà quale risultato da Petrux.

Dakar, Danilo Petrucci vince la 5ª tappa. Gli highlights

Invece Danilo senza una minima esperienza in questo tipo di maratone nel deserto, con due soli giorni di test in sella alla sua KTM 450 e una frattura all’astragalo (osso del piede situato nel tarso, che si articola con perone e caviglia) rimediata pochissimi giorni prima dello start di una gara, a cui ha rischiato di non prendere parte per una positività al Covid poi smentita a poche ore dalla prima manche, ha fatto sognare e ha riacceso una passione per il fuoristrada e per la Dakar che alle nostre latitudini non si viveva dai tempi dei tronfi di Edi Orioli e Fabrizio Meoni. Di questa esperienza, delle sue divertenti dirette Instagram post gara - in cui ha raccontato l’altra faccia della Dakar, quella fatta di storie, fatica, mezzi incredibili e complicità tra piloti e uomini animata dalla stessa scintilla – e di molto altro, il 31enne pilota ternano ha parlato in una conferenza stampa alla sede della Nolan, l’azienda che produce i caschi per Danilo e per altri piloti del motomondiale e della Superbike.
Rally Raid
Petrucci si ferma e fa sgasare la sua moto a dei bambini sul tragitto della Dakar
11/01/2022 ALLE 19:28
"La Dakar è difficile anche solo raccontarla ma è un’esperienza unica. Fisicamente e mentalmente è devastante perché devi combattere contro l’istinto, è una gara in cui non puoi riuscire a controllare tutto e lo devi accettare e in cui devi essere consapevole che per guadagnare due secondi puoi finire, anche in men che non si dica, anchecol perdere tutto. Sono contento che una gara così unica, mi abbia reso originale e soprattutto mi abbia permesso di ricevere tutto questo affetto e questo seguito che non mi aspettavo. Con le dirette sui miei profili social e con i video a fine giornata ho provato a far trasparire quella che è la cosa più affascinante e bella di questa gara infinita. Ovvero la solidarietà, la convivialità e la condivisione che si respirà tra i partecipanti. Ti trovi dentro un romanzo in cui ognuno dei 600 equipaggi, ha una storia assurda e incredibile da raccontare. Fin dal primo rifornimento alla prima tappa, ho visto che dai piloti della MotoGP, ai semplici appassionati tutti mi scrivevano e mi seguivano. Questa è stata la cosa più gratificante e bella perché sinceramente quando per 10 giorni di fila ti svegli alle 3:00 di mattina, guidi fino alle 2:00, 3:00 del pomeriggio con il rischio di poter farti male o restare a piedi in ogni istante nel deserto, speri solo che finisca”.

"La Dakar mi ha ridato quella sensazione di tornare a divertirmi in moto. Se la rifarò? Sì"

Danilo Petrucci che fra poche settimane partirà per l’America per partecipare al MotoAmerica con la Ducati Panigale SBK, non nasconde che nel suo futuro c’è l’ambizione di ritornare alla Dakar, con più preparazione e soprattutto con ambizioni di classifica maggiori.
"Avevo un po’ perso la gioia di divertirmi in moto negli ultimi tempi e alla Dakar per tanti versi l’ho ritrovata perché quando sei in moto in mezzo al nulla per 3-400 km nel deserto andando al massimo ed azzeccando note e way point ti dà proprio gusto andare in moto e questo è proprio bellissimo. Se la rifarò? Sì mi piacerebbe rifarla, perché motociclisticamente parlando è una gara che ti fa provare sensazioni uniche. Mi piacerebbe farne una con la giusta preparazione, facendo il Rally del Marocco e una serie di test ed allenamenti più approfonditi. Per vedere che risultati potrei ottenere. Poi ovviamente se torno l’anno prossimo, per tanta gente che non se ne intende immagino che s’immaginerà che la vinca a mani basse. Purtroppo però la Dakar non funziona così, serve rispetto ed esperienza. La mia curiosità invece sarebbe quella di vedere se saprei reggere a determinate pressioni e a che risultati potrei aspirare”.
Nel frattempo Alberto Vergani, manager di Petrucci, a margine dell'evento fa sapere “che l’interesse delle case su Danilo per un’eventuale nuova Dakar è tangibile, se la faremo è per fare risultati ed inseguire ambizioni di classifica”.

Petrucci: "Dakar tosta ma magica, voglio farne altre in futuro"

"Dalla carta di credito al ‘vaffa’ al francese, i mille aneddoti della Dakar"

Danilo, che per fortuna nella bruttissima caduta a 5 km dalla conclusione dell’ultima tappa ha rimediato ‘solo’ una slogatura alla clavicola e ha ancora svariati acciacchi a polso e gambe, si sofferma un po’ su tutte le avventurose esperienze vissute in questa sua prima Dakar.
"Da quanto sono tornato, faccio fatica a fare anche le scale. Mi sono concentrato soprattutto a fare due cose, mangiare e dormire. Se penso che Loeb è tornato dalla Dakar neanche 10 giorni fa e domenica ha vinto il Rally di Montecarlo, mi rendo conto di essere una mozzarella... I documenti persi? Non li ho più ritrovati. Li ho persi il giorno in cui mi si è fermata la moto e sono stato 4-5 ore ad aspettare che mi venissero a prendere... Quel giorno ho perso telefono, patente, passaporto e una carta di credito. Quando mi hanno detto che avevo vinto la tappa ero nell’ambasciata italiana che rifacevo i documenti per il passaporto. Mentre con la carta di credito, non contento di averla persa ho anche pensato bene di bloccare quella funzionante e non quella che avevo smarrito. Robe da matti! Anche se a dire la verità le carte di credito durante le speciali non è che ti servano a granché, è davvero tutto deserto e non c’è nulla per kilometri e kilometri. I guasti alla moto? Abbiamo capito alla penultima tappa che l’impianto elettrico era difettoso. Avevo suggerito sin dall’inizio di cambiare l’impianto elettrico ma non se la sono sentita. Ho patito tante rotture ma per certi versi è stato meglio così perché ho potuto viverla senza pressioni. Se fossi rimasto in classifica, forse questa leggerezza non la avrei avuta e magari avrei finito anche per non vincere quella tappa che ho vinto. Un aneddoto simpatico che non ho raccontato? In una tappa nella prima settimana in cui stavo veramente andando forte e mi ripetevo ‘Cavolo Danilo, stai davvero volando...’ a un certo punto perdo il way point e mi trovo fuori percorso. Torno indietro e incontro un pilota francese, gli chiedo se mi sa indicare il punto di svolta. Lui fa finta di niente e mi fa un gesto del tipo non posso aiutarlo. Arrabbiato come un puma, torno indietro, trovo questo maledetto del way point e mi metto all’inseguimento di questo simpatico francese. A pochi km dall’arrivo finalmente lo raggiungo, lo affianco, lo sorpasso e gli mostro il dito medio. All’arrivo però il pilota che avevo mandato af****lo mi affianca e mi dice, guarda che io e te non ci siamo parlati durante la speciale era un altro quello che ti ha consigliato male. Gli ho chiesto scusa e ho capito che avevo fatto proprio una figuraccia”.

Altri piloti della MotoGP alla Dakar? Me lo auguro... Dall’Igna

Tra le tante persone che si sono complimentate con Petrucci per la sua Dakar c’è anche Gigi Dall’Igna.
"Dall'Igna mi ha chiamato poco prima del via e qualche giorno dopo la fine della Dakar. Prima della partenza mi ha detto ‘mi raccomando vai piano e sii prudente’, due-tre giorni fa invece mi ha invece detto ‘Mi sa che hai fatto meglio a non seguire il mio consiglio e ad andare forte'. Se dopo Petrucci altri piloti della MotoGP faranno la Dakar? Personalmente la consiglierei a tutti, Mir mi ha già detto che gli sarebbe piaciuto provarla ma anche Dovi e Marquez che hanno una buona esperienza di fuoristrada avrebbero tutte le carte in regola per portarla a termine e mi piacerebbe che si cimentassero in questa sfida. Mi fa piacere anche grazie a questa mia esperienza i piloti della MotoGP non sono più visti come delle fighette ma gente con gli attributi. Perché per arrivare a competere in simili categorie di certo il pelo sullo stomaco lo devi avere”.

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