Il tema dei fondi d’investimento nello sport resta argomento estremamente attuale. Alle nostre latitudini conosciamo bene la questione, con i capitoli di società gloriose come il Milan o la recente ricerca di nuovi partner per l’Inter, piuttosto che il coinvolgimento di questi grandi gruppi come società che si possa occupare addirittura della Lega Serie A. La necessità di reperire fondi per bilanci sempre più in difficoltà è un tema però che sta toccando anche brand di successo come quello degli All Blacks, la mitica nazionale neozelandese di rugby. L’effetto della pandemia legata al Covid-19 non ha risparmiato nemmeno loro e anche lì i bilanci, rispetto al solito, piangono. Per il 2020 la federazione ha confermato una perdita tra i 40 e 50 milioni di dollari e ha preventivato il dimezzamento delle riserve di cassa da 93 a meno di 50 milioni. Per questi motivi New Zealand Rugby (NZR), l’organo che governa il rugby professionistico neozelandese, sta valutando la possibilità di vendere il 15 per cento dei suoi diritti commerciali. Il perché è presto detto: rinunciare a una parte di quote per avere liquidità immediata.
E le offerte non sono tardate ad arrivare. D’altra parte si parla dei uno dei brand sportivi per riconosciuti al mondo. A farsi avanti è stato così il fondo d’investimento statunitense Silver Lake. La compagnia americana ha valutato complessivamente gli All Blacks una cifra intorno ai 2 miliardi di dollari (più o meno 1 miliardo e 700 milioni di euro): l’offerta per il 15% dei diritti commerciali è stata dunque di 276 milioni di euro. Una discreta iniezione di liquidità e una bella boccata d’ossigeno. Ma in federazione non avevano calcolato una variabile: i giocatori.

SYDNEY, AUSTRALIA - NOVEMBER 14: Anton Lienert-Brown of the All Blacks looks on during the 2020 Tri-Nations rugby match between the New Zealand All Blacks and the Argentina Los Pumas at Bankwest Stadium on November 14, 2020 in Sydney, Australia.

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La storia che arriva dall’altra parte del mondo, rilanciata dagli organi di stampa neozelandesi, racconta infatti di una decisa presa di posizione dei protagonisti in campo. Con una lettera datata 29 marzo i capitani della nazionale maschile e femminile, oltre che alcune delle personalità di spicco degli All Blacks come Aaron Smith, Sam Whitelock e Dane Coles, hanno inviato un monito dai toni piuttosto emblematici.
"Riteniamo di dovervi già comunicare che non concederemo la nostra approvazione alla vendita di quote. La decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione da parte del nostro consiglio di amministrazione. I giocatori neozelandesi giocano per sé stessi, per le loro famiglie e per il loro paese con un impegno nei confronti del successo richiesto dalla storia ed ereditato dalla tradizione. I tifosi comprendono questo impegno e ci riconoscono l’essenza di quello che può significare essere neozelandesi. È questo che stiamo vendendo: 129 anni di storia, e talento, e risultati che hanno portato a successi straordinari, raggiunti perché siamo quelli che siamo. Nessun altro l’ha fatto. Nessun altro avrebbe potuto farlo”.
I giocatori neozelandesi giocano per sé stessi, per le loro famgilie e per il loro paese... E' questo che stiamo vendendo: 129 anni di storia
Questa dura presa di posizione dei giocatori potrebbe far saltare la trattativa. La loro associazione, infatti, è una delle parti più influenti tra quelle coinvolte nel processo di approvazione che a questo punto potrebbe entrare in una fase di stallo. E’ una decisione in qualche modo pesante, storica e degna di essere sottolineata perché rappresenta un unicum in tempi in cui le ideologie sono state spesso rapidamente accantonate in cambio di facili denari. Con quel “stiamo vendendo 129 anni di storia. I giocatori neozelandesi giocano per sé stessi, per le loro famiglie e per il loro paese” gli All Blacks ricordano a tutti, in qualche modo, cosa questi fondi d’investimento rappresentano: realtà, per natura intrinseca, speculative. Entità che devono fare soldi. Soggetti, insomma, che poco – o nulla – centrano con i valori dello sport. Gli All Blacks, da precursori, con una mossa quasi anacronistica considerati i tempi in cui viviamo, lanciano un segnale al mondo.

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