A Edimburgo il 28 febbraio 2015 l’Italia vinceva la sua ultima partita al Sei Nazioni. Il 20 marzo 2021, sei anni e 32 partite perse consecutivamente dopo, l’Italrugby si specchia e si scopre fragilissima. Un torneo così brutto per l’Italia non si era mai visto: è sotto gli occhi di tutti, e chi ha assisito alle partite degli azzurri, se ne è reso conto. Per chi non lo ha fatto, parlano i numeri: 239 punti totali subiti (per una media di 47,8), 34 mete al passivo (6,8 per partita!), 6 mete segnate (dato più basso, come nel 2017 e nel 2020) e 55 punti all’attivo (peggio solo l’anno scorso con 44).

I numeri dal 2015 in poi

AnnoPunti fattiPunti subitiDiff. PuntiMete fatteMete subite
201679224-145829
201750201-151626
201892203-1111227
201979167-881022
202044178-134624
202155239-184634
Sei Nazioni
Smith: "Deluso, ma sono i ragazzi giusti per il futuro dell'Italia"
20/03/2021 A 19:45

Ioane e Varney esultano per una meta realizzata in Italia-Galles - Sei Nazioni 2021 - Getty Images

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Gap troppo ampio

Una débacle completa, quella di quest’anno: oltre ai numeri, già di per sé impietosi, sono state proprio le prestazioni dei ragazzi azzurri, pur volenterosi e votati alla causa, a gettare nello sconforto i tanti tifosi italiani. Il gruppo messo insieme da Franco Smith e il suo staff, volutamente molto giovane e privo di giocatori di esperienza per continuare sul “progetto futuro” già cominciato lo scorso anno non ha dato le risposte sperate. Troppo grande il gap tecnico e fisico con tutte le altre formazioni del Sei Nazioni, che hanno di fatto “passeggiato” quando è stato il turno di affrontare l’Italia, senza trovare difficoltà di alcun genere prima di imporsi.
Questo gruppo ha iniziato un percorso, sono i ragazzi giusti per il futuro della nazionale
Franco Smith ormai ripete il suo mantra, certamente convinto del proprio operato: ora arrivato è il momento delle riflessioni, quelle importanti. Bisognerà decidere se continuare ancora su questo progetto, che guarda molto in là e ha bisogno di pazienza da parte di tutti, oppure se è il caso di cambiare nuovamente rotta, cercando altre soluzioni, partendo dalla base. Oltre naturalmente a pensare a come investire i soldi che piovono ogni anno dal torneo.
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Italia ancora dentro il Sei Nazioni?

Tutti discorsi giusti, da fare. Ma ce n’è uno su cui non si discute, almeno per il momento, nonostante tutte le critiche che piovono oltre che dall’estero, anche dall’Italia, soprattutto nelle ultime settimane. L’Italia perde sempre ma non uscirà dal Sei Nazioni: anzi non deve uscire dal Sei Nazioni: perché? Ci sono almeno tre ragioni.
  • C’è un contratto che lega l’Italia al torneo fino al 2023 e non ci saranno cambiamenti in merito: un passo indietro infatti vorrebbe dire togliere credibilità allo stesso Sei Nazioni.
  • Soldi, banalmente soldi: il torneo è gestito da aziende private che credono nell’Italia, se non dal punto di vista sportivo, da quello dell’appeal commerciale. Georgia e Romania – ovvero Tbilisi e Bucarest – non sono l’Italia, non sono Roma. Un esempio: nel 2019 la Federugby ha dovuto far fronte a una richiesta di oltre 30mila biglietti dall’Inghilterra in occasione del match con l’Italia. È stato calcolato in 20 milioni di euro l’indotto prodotto sulla città da ogni incontro del Sei Nazioni (dato Corriere della Sera).
  • Senza il Sei Nazioni il movimento rugbistico italiano, già di per sé in un momento di grande difficoltà, vedrebbe di fatto spalancarsi il baratro: il torneo infatti costituisce di per sé quasi la metà del bilancio annuale (nel 2019 ad esempio 19,6 milioni sui 46,5 totali). Uscire dal Sei Nazioni darebbe vita a un ridimensionamento che potrebbe sconquassare l’intero movimento. Quindi occhio a "tifare" per un Italia fuori dal torneo.

Il ct Franco Smith durante Italia-Galles - Sei Nazioni 2021 - Getty Images

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Perché sì

"Penso che l’Italia sia stata una grande aggiunta al torneo, ci hanno battuti più volte nel corso degli anni: non dimentichiamo che sono nel Sei Nazioni solo dal 2021. Credo che all’interno della squadra italian ci siano tanti giocatori di talento. Sì, non hanno ancora vinto una partita ma giocano con ambizione. Hanno deciso di puntare sui giovani per puntare a un obiettivo a lungo termine, cercando di far crescere la squadra: se guardiamo alle prestazioni della loro squadra Under 20 allora credo che possano avere un grande futuro” Gregor Townsend (ct Scozia).

Perché no

"L'Italia è come la banca: se hai bisogno di punti vai da loro. Non va bene per il torneo. Quando il torneo è iniziato tutti dicevano che avremmo dovuto dare loro tempo, ma questo è il 21° anno e probabilmente stanno peggiorando ora, non migliorando. Vedo Franco Smith dice che la sua squadra batterà chiunque nel mondo in cinque anni. Non so da dove venga questa idea, non ci sono prove: non è una buona cosa avere un agnello sacrificale, non serve allo sviluppo del torneo. Lasciate stare le sciocchezze, è tutta una questione di soldi" Eddie O'Sullivan (ex ct Irlanda)
Sei Nazioni 2021: il calendario | La classifica | Top scorers
Ho voluto citare solo le ultime due “opinion” di un certo livello, ma ovviamente ce se ne sarebbero migliaia, milioni. Dove sta la verità? Al momento nel contratto, che lega l’Italia al torneo. Sperando che qualcuno ai piani alti, non cambi idea, dobbiamo tenercelo stretto. Altrimenti sono dolori.

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